Avvelenate da ricina, la svolta non arriva: gli esperti tedeschi vogliono usare tutto il tempo possibile
Gli esperti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino si sono presi tutto il tempo possibile messo a disposizione dalla legge prima di consegnare la perizia sulla ricina. Lo apprende Fanpage.it da fonti vicine all'indagine in corso per la morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita. La proroga richiesta per l'invio della loro perizia pare quindi già certa.
Le due donne sono morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all'ospedale di Campobasso. Inizialmente si riteneva fossero rimaste vittime di una intossicazione alimentare, ma gli approfondimenti successivi hanno escluso quasi subito le tossine più comuni come il botulino. Solo a seguito di circa 10 mila analisi effettuate presso il Centro Antiveleni di Pavia nelle settimane successive è stato isolato il responsabile della morte: la ricina, una proteina tossica, i cui semi sono esteticamente simili a fagioli, e cresce spontaneamente in Italia.
Le intossicazioni mortali da ricina però sono estremamente rare in tutto il mondo. Non si conosce con esattezza il dosaggio necessario per uccidere una persona, e per questo è complesso anche per esperti e inquirenti capire in quali quantità le due donne l'abbiano ingerita, e così pure definire con esattezza quando sia successo. Per fare chiarezza, quindi, la Procura di Larino ha incaricato il laboratorio tedesco, leader nel campo della biosicurezza, di Christian Herzog.
Gli inquirenti hanno inviato centinaia di reperti acquisiti nell'abitazione di Pietracatella, e il termine dei tedeschi per inviare le loro conclusioni sarebbe stato a breve, ma hanno chiesto una proroga per l'invio della relazione. Hanno però anticipato per le vie brevi a chi indaga parte delle conclusioni. Tra queste c'è l'assenza di anticorpi anti-ricina nel sangue di Gianni Di Vita – marito di Antonella e padre di Sara. L'uomo avrebbe lamentato sintomi analoghi a quelli delle vittime e per questo anche lui venne ricoverato al Cardarelli di Campobasso nei giorni successivi a Natale. Tuttavia, gli ultimi riscontri sembrano confermare che non aveva ingerito la ricina, il suo malessere sarebbe quindi da imputarsi ad altre cause.
Le indagini: al via le perizie irripetibili sui pc sequestrati a Pietracatella
Se sul fronte scientifico i tedeschi rallentano, gli inquirenti molisani accelerano: dopo aver sentito per la seconda volta persone chiave nell'inchiesta come l'infermiere che consigliò il ricovero in ospedale di Antonella e Sara, e l'amica di Gianni Di Vita, ora i poliziotti si dedicheranno alle perizie informatiche.
Il 28 settembre verranno eseguiti gli accertamenti tecnici irripetibili su computer e pendrive sequestrati lo scorso 31 luglio nel corso di un lungo sopralluogo nell'abitazione dei Di Ielsi-Di Vita. Ad occuparsi degli accertamenti sarà la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato (Servizio Centrale Operativo).
Lo scopo è duplice. Il primo è quello di cercare tracce di navigazione internet finalizzate all'acquisto o alla preparazione della ricina. Una via indicata da alcuni messaggi inviati su un forum da un utente anonimo che chiedeva informazioni per "scrivere un romanzo. Ma gli investigatori cercano anche di scoprire in quali alimenti potesse essere contenuta la ricina, e con quali persone le vittime avessero avuto contatti.
La possibile ingestione accidentale della ricina
Gli investigatori cercano infatti un killer e, secondo la questura di Campobasso, sarebbero emersi "elementi certi" in tal senso. Frena invece la Procura di Larino guidata da Elvia Antonelli che in alcune dichiarazioni recenti ha invitato i media alla cautela. Anche il direttore del Maugeri, Carlo Locatelli, che già a giugno aveva anticipato a Fanpage.it che poteva trattarsi di ingestione accidentale, è tornato a ribadire il concetto nel corso di alcune apparizioni televisive.
Questa possibilità getterebbe nuova luce sul fascicolo aperto per omicidio premeditato aggravato dall'uso del mezzo velenifero. Intorno a questa ipotesi di reato, per il momento senza indagati, ruota tutta l'inchiesta, e ora lo scenario potrebbe cambiare.
A fare la differenza potrebbero essere proprio le analisi per le quali il Robert Koch Institut ha richiesto di poter usufruire di tutto il tempo possibile messo a disposizione dalla legge.