Morte avvelenate a Pietracatella, il cerchio si chiude: emersi “elementi certi” sugli omicidi
Il cerchio si sta chiudendo attorno ai presunti responsabili del giallo di Pietracatella. Secondo fonti Ansa, gli investigatori di Campobasso avrebbero in mano "elementi certi" che inducono a indagare per duplice omicidio premeditato.
Al momento, sono due i fascicoli aperti dalla Procura di Larino in relazione alla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita. Il primo è stato aperto per omicidio colposo per colpa medica, quando ancora si pensava che le due fossero rimaste vittime di un'intossicazione alimentare.
Il secondo fascicolo è successivo al rinvenimento della ricina nel sangue delle vittime, e ipotizza l'omicidio premeditato aggravato dal mezzo velenifero. Qui non ci sono ancora iscritti nel registro degli indagati, ma il quadro potrebbe evolvere a breve.
La super-perizia della ricina
A fare chiarezza sarà la super-perizia degli esperti del Robert Koch Institute. Sarebbero stati proprio gli scienziati del laboratorio tedesco leader nel settore della biosicurezza a dare le informazioni chiave a chi indaga. Un'anticipazione rispetto all'invio del testo vero e proprio previsto per la fine di questo mese.
Gli esperti guidati da Christian Herzog avrebbero escluso la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue dei familiari più stretti delle donne avvelenate. Si tratta di Gianni Di Vita – marito di Antonella e padre di Sara – e della 18enne Alice, la figlia maggiore.
C'è poi anche un altro fascicolo aperto dalla Procura di Larino che vede cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso indagati per omicidio colposo. Su di loro pende l'ipotesi che non abbiano fatto il possibile per scongiurare la morte delle donne arrivate in pronto soccorso il 26 dicembre. Un'ipotesi che, come apprende Fanpage.it da fonti proprie vicine all'indagine, prescinderebbe dalla capacità dei medici di riconoscere l'avvelenamento da ricina.
Oltre 160 audizioni: le persone vicine alla famiglia sentite più volte
In questi giorni molte delle persone più vicine alla famiglia Di Ielsi-Di Vita sono state ascoltate nuovamente. Una prassi a cui non sono nuovi gli investigatori della Squadra mobile di Campobasso, ma che anzi confermerebbe la linea investigativa abbracciata nelle ultime settimane.
Si fa strada quindi la pista di persone che avevano libero accesso nella casa in cui vivevano le vittime.