Mamma e figlia avvelenate da ricina, la Procura smentisce scoperta sulle ricerche informatiche
Non avrebbero trovato nulla gli inquirenti su computer e dispositivi elettronici sequestrati tra casa Di Vita e gli studi di Gianni Di Vita nell'ambito delle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e la figlia Sara, avvelenate con della ricina dopo un pasto in famiglia nelle scorse festività natalizie.
Nessun indirizzo Ip relativo a ricerche in rete sulla ricina, secondo quanto emerge dagli accertamenti degli investigatori. La Procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha smentito che siano stati trovati riferimenti a ricerche informatiche sulla ricina.
Nella giornata di oggi era emerso che, invece, fosse stato trovato il computer dal quale era stata fatta la ricerca sulla ricina che ha provocato la morte di mamma e figlia. Per questo la Procura ha voluto smentire le notizie circolate nelle ultime ore. Gianni Di Vita, marito e papà delle due vittime, resta non indagato. L'uomo è stato recentemente portato in Questura dopo la perquisizione dei suoi studi di commercialista. Spontaneamente ha consegnato alcuni dispostivi informatici prima di tornare a Pietracatella, dove è tornato a vivere con la figlia 18enne dopo il lungo sequestro della villetta familiare dove Antonella Di Ielsi e la secondogenita hanno consumato l'ultimo pasto prima di morire.
È stata smentita, dunque, la notizia secondo la quale l'indirizzo informatico arriverebbe dagli Stati Uniti. La smentita è arrivata dalla Procura, mentre a Campobasso sono state sentite nella giornata odierna altre due donne. Si tratta di due parenti, già ascoltate nei mesi scorsi e convocate nel pomeriggio per essere sentite nell'ambito delle indagini. Le due sono state interrogate dalla Squadra Mobile come persone informate dei fatti.