Anna insieme a Tommaso Paradiso (Instagram).
in foto: Anna insieme a Tommaso Paradiso (Instagram).

Anna ha 28 anni e vive a Reggio Calabria. Si è laureata ed è alla ricerca di un lavoro, attualmente. Ma la sua è una storia diversa dalle altre, perché da quando ha 3 anni combatte contro una forma di artrite, precisamente la Aig, artrite idiopatica giovanile, contro cui lotta ancora e che ha avuto effetti devastanti sul suo corpo. "Molti pensano che una patologia del genere non possa colpire i più giovani, per questo voglio fare qualcosa per aiutare gli altri e sensibilizzare quante più persone possibile su questa realtà". Per lei questa è una vera e propria missione, per portare a termine la quale ha persino deciso di scrivere un libro e raccontare la sua esperienza, che comincia ben 25 anni fa.

"Ho scoperto la malattia quando avevo 3 anni – ha ricordato Anna a Fanpage.it -. I mie genitori erano allarmati. Avevo continui dolori reumatici e articolari, insieme a febbre altissima. Dopo i primi accertamenti, i medici pensavano che fosse una semplice otite, ma i miei non erano convinti, così siamo partiti per andare all'ospedale Glaslini di Genova. Da qui sono cominciati i miei viaggi continui tra il Nord e il Sud dell'Italia. Ed è qui che tramite analisi del sangue e tac mi è stata diagnosticata la Aig. In altre parole, hanno spiegato ai miei genitori, i miei anticorpi non reagiscono ad organismi esterni ma contro il mio stesso corpo. Le cure 25 anni fa erano molto diverse, erano invasive anche tramite cortisone. Il che non mi ha permesso di sviluppare bene la statura".

I dolori col tempo sono diventati più sopportabili ma non sono mai davvero andati via. Anna all'età di sei anni è andata a Milano, dove ha continuato altre cure sperimentali presso l'ospedale De Marchi e ha potuto compiere i primi passi, anche se con molte difficoltà. E poi, crescendo, ha anche iniziato un nuovo percorso. "Finora mi sono sottoposta a 5 interventi chirurgici di tipo ortopedico per favorire il movimento del mio corpo – ha concluso -. Ora faccio dei passi, spesso ho bisogno delle stampelle anche solo per fare una passeggiata. Ma non mi sono mai arresa, ho finito la scuola, dove per fortuna i miei compagni sono sempre stati molto comprensivi con me, e mi sono anche laureata in cognitivismo e comportamentismo alla specialistica. Al momento non lavoro, perché comunque la persona disabile è vista come un soggetto non autonomo e questo penalizza. Per anni non ho fatto altro che viaggiare da un angolo all'altro dell'Italia e scrivere e realizzare oggetti in pasta polimerica, così la tensione svaniva. La mia è infatti una vita piena di tensione e di ansia. Non ho la certezza di nulla, di come le cose andranno, è una continua attesa di un futuro che spero sia clemente. Ognuno ha diritto di sognare. Io ad esempio vorrei realizzare una moda inclusiva, riuscire a parlare di bellezza senza pregiudizi e dettami esclusivi. Non so se un giorno ce la farò, ma vale la pena combattere per migliorarci".