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Ancona, figlio di due mamme escluso dall’asilo comunale. Il Tar accoglie il ricorso: “Decisione illegittima”

Nel 2024 il figlio di due mamme è stato escluso dal nido ad Ancona perché il Comune ha riconosciuto solo la posizione lavorativa della mamma biologica, registrata come genitore all’anagrafe. Nel 2022 però aveva permesso l’ingresso della primogenita con gli stessi requisiti. La coppia ha vinto il ricorso al Tar: “Decisione lesiva del principio di uguaglianza tra i minori”.
A cura di Eleonora Panseri
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Immagine di repertorio.
Immagine di repertorio.

Hanno fatto richiesta per una posto al nido per il loro bimbo, figlio di due mamme, che non è stato accettato perché una delle due donne non è stata conteggiata. Il Tar però ha definito la decisione illegittima e lesiva del principio di uguaglianza tra i minori.

È successo ad Ancona in una famiglia che, sempre con gli stessi requisiti, era riuscita a inserire al nido la primogenita. Esito diverso invece per il secondo figlio. La vicenda è iniziata nel 2024: su Il Resto del Carlino si legge che le due mamme sono unite civilmente e lavoratrici a tempo pieno.

Due anni prima il Comune aveva riconosciuto tutti i requisiti assegnando 14 punti e approvando l’ingresso alla figlia maggiore della coppia. Due anni fa però le regole sono cambiate: per essere considerati "entrambi lavoratori" serve che entrambi siano riconosciuti genitori all’anagrafe.

Ed è per questo che la seconda mamma non viene conteggiata e negato il posto nell'asilo al bimbo, che viene iscritto a un asilo nido privato, con costi importanti per la coppia. Le due mamme però non si sono arrese e hanno presentato ricorso al Tar, assistite dall’avvocato Tommaso Rossi di Ancona.

E nel 2025 arriva la decisione della Corte costituzionale che riconosce il diritto dei figli con due mamme al riconoscimento, anche nei casi di procreazione assistita. Il Tar ha disposto quindi che "l’atto amministrativo adottato sulla base di una legge dichiarata incostituzionale è annullabile".

"Non è una battaglia solo nostra, ma per tutti i bambini – ha detto la madre intenzionale del bimbo -. Lo abbiamo fatto anche per gli altri genitori, per le famiglie che si troveranno in situazioni simili. Deve essere uno spunto per cambiare le cose, per evitare che succeda ancora".

La decisione produrrà quindi "effetti significativi sia per la famiglia ricorrente sia per l’intera comunità, delineando nuovi obblighi per le pubbliche amministrazioni", è invece il commento del legale delle mamme. Stando a quanto si apprende, ora la famiglia sta valutando un’eventuale azione di risarcimento.

L’assessora alle Politiche educative Antonella Andreoli e il legale del Comune hanno difeso l’operato degli uffici, sostenendo che al momento della formazione della graduatoria la norma "era pienamente vigente e doveva essere applicata".

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