Se nelle ultime settimane si sono moltiplicati in tutta Italia e a Torino gli inseguimenti di ambulanze ad opera di cittadini armati di smartphone per documentare le "ambulanze vuote che generano il panico tra i cittadini", un motivo c'è. C'è per lo meno secondo il Dottor Emanuele Ambrosini, medico del 118 di stanza a Torino, che ha un'idea piuttosto chiara del perchè molti cittadini se la prendono con le ambulanze.

"La realtà fa molta paura e a molti risulta incomprensibile – mi racconta il medico – per questo viene più semplice negare, dire che non è vero, pensare che sia una cosa organizzata, perchè è più facile da capire. Ci sono troppe voci sulla pandemia, spesso contrastanti tra loro e questo non aiuta a comprendere. Bisognerebbe dare informazioni più chiare, dirette, senza giri di parole"

Fa freddo a Torino in questo periodo. L'aria è trasparente a dispetto del blocco della circolazione per i diesel euro 4 e 5, che rende ancora più deserta la già spettrale atmosfera della zona rossa. Di notte poi sembra tutto più silenzioso e il CTO di Torino è apparentemente deserto. Dentro, all'interno del gigantesco complesso della Città della Salute, il più grande polo ospedaliero d'Europa, si sta consumando l'emergenza sanitaria da Covid 19, che ha portato a un affollamento senza precedenti dei reparti ospedalieri.

"Pur essendo in una situazione complicata – racconta il dottor Ambrosini – continuiamo ad occuparci di tutte le altre emergenze, perchè non c'è soltanto il Covid. Ci occupiamo di infarti gravi, edemi polmonari, ictus, oncologici".

Emanuele Ambrosini è medico, ha 35 anni ed era al 118 anche durante la prima ondata. Non ha ancora preso il Covid, ma molti suoi colleghi centodiciottisti l'hanno preso durante la prima ondata e molti di più nella seconda: "Nonostante siamo attentissimi con le protezioni e i protocolli, questo è un virus molto contagioso". Quella che sto facendo con lui è la sua seconda notte consecutiva.

Le ambulanze sono organizzate in modo diverso dagli ospedali, il sistema 118 Piemonte ha una rete di competenze territoriali. Esistono le unità Tango con medico, infermiere e due soccorritori non sanitari; le unità India, con un infermiere e due soccorritori e poi i mezzi di soccorso di base. Le chiamate al 118 vengono smistate da un centralino che effettua un triage telefonico e poi indirizza le ambulanze giuste a seconda delle necessità e della posizione: ad esempio sull'intero territorio della Città di Torino ci sono 5 unità Tango, di stanza in diversi ospedali, che vanno a soccorrere i cittadini e, in caso di ricovero, li portano nell'ospedale meglio attrezzato per seguire il loro caso.

Pochi giorni fa a Torino alcuni individui hanno seguito un'ambulanza, per dimostrare che queste girano vuote a sirene spiegate per "generare il panico". E' stata l'occasione, durante i momenti di lunga attesa tra una chiamata e l'altra, per chiedere al dottor Ambrosini cosa pensa di questi eventi.

"Io non credo che ci sia un solo tipo di ‘negazionisti' – mi racconta – la maggior parte di quelli che non ‘credono' che siamo in emergenza sono quelli che fatichino a razionalizzare. Piuttosto che accettare che una malattia come questa possa bloccarci e metterci così in crisi preferiscono credere a una soluzione più semplice".

Ma alla fine le ambulanze girano davvero vuote? In effetti sì, per almeno la metà delle volte. Quando l'ambulanza viene chiamata in codice giallo o rosso, vola sulla strada a sirene spiegate ma è effettivamente vuota. Se il paziente su cui si effettua l'intervento è messo in sicurezza dall'operato dei soccorritori e non necessita di un ricovero, allora l'ambulanza torna vuota presso la postazione designata. "In quel caso però le sirene restano spente" mi assicura Ambrosini.