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17 Agosto 2022
10:00

Alessandro, morto suicida in carcere a Torino a 24 anni con un sacchetto in testa: aperta inchiesta

È stata aperta un’inchiesta, al momento senza indagati, sulla morte di Alessandro Gaffoglio, 24enne italiano di origine brasiliana, si è suicidato nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino.
A cura di Ida Artiaco
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Alessandro Gaffoglio, 24enne italiano di origine brasiliana, si è suicidato nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

La notizia, arrivata nel giorno di Ferragosto, aveva colpito anche il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, che aveva detto: "È un'estate davvero drammatica: il ministero, l'amministrazione penitenziaria molto stanno facendo per migliorare complessivamente la qualità della vita e del lavoro nei nostri istituti, ma il dramma dei 51 suicidi dall'inizio dell'anno riguarda tutti".

Una situazione, dunque, drammatica, aggravatasi negli ultimi giorni con le morti di due giovanissimi: prima di Alessandro, infatti, anche Donatella Hodo, 27 anni, si è tolta la vita nel carcere di Montorio (Verona) dove era detenuta in seguito ad una serie di furti.

Chi era Alessandro Gaffoglio

Anche Alessandro si trovava in carcere più o meno per lo stesso motivo: era stato portato al Lorusso e Cutugno il 2 agosto scorso dopo che aveva rapinato due market a San Salvario. Non aveva precedenti penali, era la sua prima volta in cella.

Per questo, all’udienza di convalida l’avvocata Laura Spadaro aveva chiesto per il giovane i domiciliari, facendo leva anche sul fatto che fosse incensurato. Ma gli sono stati negati.

Solo una decina di giorni dopo il su arrivo, nella notte tra il 14 e 15 agosto Alessandro si è coperto con il lenzuolo e senza essere visto si è stretto attorno al collo un sacchetto di nylon. È morto soffocato.

L'inchiesta aperta dal pm Valerio Longi

Una morte che ha sconvolto tutti e per la quale il pm Valerio Longi ha aperto una inchiesta al momento senza indagati. Si vuole capire se la sua situazione psicologica sia stata o meno sottovalutata. Il suo fascicolo è stato sequestrato.

Qualche giorno prima del decesso, infatti, Alessandro aveva già provato a togliersi la vita, nella notte tra il 9 e il 10 agosto, quando si trovava nella sezione "nuovi giunti".

Dopo quell’episodio per il giovane era stata alzata la sorveglianza al massimo livello ed era stato ricoverato nel reparto sanitario.

Un provvedimento che però nel giro di pochi giorni era stato poi tramutato, sulla base di una nuova valutazione da parte degli psichiatri, in una forma di sorveglianza minima all’interno del cosiddetto "Sestantino", ovvero quattro celle singole continuamente monitorate in cui vengono reclusi i detenuti che necessitano di una osservazione psichiatrica.

I familiari, assistiti dall’avvocato Laura Spadaro, vogliono che venga fatta chiarezza: "I genitori non hanno mai saputo del tentativo di suicidio. Hanno scoperto tutto dopo la sua morte. Sono sconvolti e chiedono risposte", ha detto la legale.

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