E’ cominciato in queste ore il primo processo per abusi su minori compiuti all’interno dello Stato Vaticano, avviato a seguito dell’inchiesta sui “chierichetti del Papa”, gli allievi del Preseminario San Pio X che servono la messa nelle celebrazioni in San Pietro. Gli imputati che si sono presentati davanti ai giudici vaticani sono don Gabriele Martinelli, 27 anni, ex allievo del Preseminario e accusato di abusi sessuali su altri compagni, e don Enrico Radice, 71 anni, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti e accusato di favoreggiamento. Convocato al Tribunale d'Oltretevere come persona informata dei fatti, la cui denuncia risale ad anni precedenti il 2012, anche Kamil Jarzembowski, uno degli ex chierichetti che hanno accusato di molestie Gabriele Martinelli e la cui testimonianza ha fatto aprire il caso.

Ad occuparsi per primi della vicenda dei "chierichetti del Papa" erano stati il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro "Peccato originale", pubblicato nel 2017, e la trasmissione tv Le Iene. Alcune inchieste giornalistiche condotte successivamente avevano rivelato le testimonianze di ex allievi che riferivano di abusi sessuali avvenuti nelle camere dell'istituto, in particolare da parte di un allievo più grande sui più giovani. Gabriele Martinelli è poi stato ordinato sacerdote nel 2017 da Oscar Cantoni, attuale vescovo di Como. Al processo è stata chiamata in causa anche la diocesi di Como, cui fa capo il Preseminario, per favoreggiamento, omissione e insabbiamento dei fatti.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda, dove a Martinelli viene contestato, oltre al reato di molestie sessuali, anche l’aggravante di abuso di autorità.

Le indagini sul caso sono state avviate nel novembre del 2017 “a seguito di notizie divulgate sulla stampa”. Le vicende denunciate risalgono ad anni in cui la legge in vigore nello Stato del Vaticano impediva il processo in assenza di querela della persona offesa presentata entro un anno dai fatti contestati. Il rinvio a giudizio, infatti, è stato possibile tramite un apposito provvedimento (rescriptum), emanato da Papa Francesco il 29 luglio 2019 che ha rimosso la causa di improcedibilità.