Abbraccia coetanea alla festa ma su chat e social diventa stupratore: 15enne picchiato e perseguitato ad Arezzo

Era stato un semplice abbraccio tra coetanei adolescenti durante una festa ma in poco tempo, passando di bocca in bocca e di chat in chat, quell'episodio si è trasformato incredibilmente in una assurda e terribile accusa di violenza sessuale, completamente falsa e inventata ma che per un quindicenne di Arezzo è diventata un incubo. Per quelle accuse, che la stessa presunta vittima ha sempre negato, il giovane infatti è stato perseguitato per mesi con minacce, insulti e infine vere e proprie aggressioni di gruppo.
Un terribile episodio sul quale ora la procura di Arezzo ha concluso le indagini notificando a cinque ragazzini suoi coetanei gli avvisi di chiusura delle indagini per atti persecutori. I fatti contestati hanno avuto origine da un episodio avvenuto nel novembre dello scorso anno durante una festa al parco del Prato di Arezzo.
In quell'occasione l'adolescente era stato visto mentre si abbracciava con una coetanea. Apparentemente un gesto come un altro ma che agli occhi di qualcuno è diventato via via un fatto sempre più grave. Dal passaparola tra ragazzini alle chat WhatsApp ai social network, quell'episodio di nessuna rilevanza si è trasformato in breve tempo prima in molestie e poi nell'accusa infamante di aver commesso una violenza sessuale.
Da quel momento contro il quindicenne si è scagliata una vera e propria campagna di odio con insulti e minacce continue, prima a distanza e poi dal vivo, e che col passare delle settimane sono diventate sempre più violente fino a sfociare in aggressioni e pesanti atti intimidatori.
Uno degli episodi più inquietanti è avvenuto fuori dalla scuola del giovane quando un gruppo di una cinquantina di ragazzi si è radunato per dargli la caccia è solo l'intervento dei professori ha permesso al giovane di rientrare a casa. In un'altra occasione l'adolescente è stato accerchiato nel centro cittadino, strattonato e preso a calci. Alcune aggressioni sono state anche riprese con i telefoni cellulari e i video diffusi sui social e finiti ora agli atti dell'indagine così come le minacce via social.
Le intimidazioni sono proseguite anche quando la presunta vittima ha smentito pubblicamente qualsiasi episodio di violenza ma anche di molestia e hanno costretto il ragazzo a cambiare completamente stile di vita e abitudini per il timore di nuove aggressioni.
Con il sostegno dei genitori, il ragazzo infine ha deciso di denunciare quanto stava accadendo facendo scattare l'inchiesta condotta dalla squadra mobile della Questura di Arezzo e coordinata dalla procura dei minori che ha individuato cinque minorenni ora chiamati a rispondere delle accuse di stalking.