Tre minorenni feriti in un agguato a Catania, 5 fermi per tentato omicidio: inchiodati dai video

Sei fermati per la sparatoria dell’11 giugno a San Giovanni Galermo, nel Catanese. Contestati tentato omicidio con l’aggravante dal metodo mafioso. Gli indagati sarebbero legati al clan Cappello-Bonaccorsi.
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Hanno fatto fuoco contro tre minorenni in scooter a Catania: un vero e proprio agguato nei confronti dei giovanissimi ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona. È successo nella serata dell'11 giugno e per quell'episodio sono stati eseguiti cinque fermi per tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni, aggravati dall'aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi. Fermato anche un altro soggetto per favoreggiamento. Un altro uomo era già stato arrestato precedentemente.

L'agguato con giubbotto antiproiettile fatto di libri

La notte dell'11, intorno alle ore 23.49, il personale della Polizia di Stato è intervenuto nel quartiere catanese di San Giovanni Galermo perché era stata segnalata l’esplosione di diversi colpi di arma da fuoco. Sul posto sono stati recuperati numerosi bossoli vicino a un chiosco e una pistola nei pressi di un campetto da calcio.

La pistola ritrovata a Catania
La pistola ritrovata a Catania

In fase di sopralluogo quella notte, oltre alla pistola, sono stati rinvenuti alcuni scooter, uno dei quali con un foro prodotto dall’impatto di un proiettile. Negli stessi momenti, una Gazzella dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Gravina di Catania intercettava in via San Paolo, a Gravina di Catania, tre scooter con a bordo ciascuno due soggetti con il volto coperto da passamontagna e le targhe dei mezzi occultate.

Ne è nato un inseguimento e durante la fuga il passeggero di uno degli scooter è caduto. Nell'impatto si è disfatto dell'arma lanciandola in un terreno. Si trattava di una pistola calibro 9×21 con colpo in canna, risultata oggetto di furto in abitazione.

L’uomo, inoltre, è stato trovato con un giubbotto antiproiettile improvvisato fatto da libri, coperte e nastro isolante, tra loro assemblati.

Tre vittime: uno è ancora ricoverato

Durante le indagini la Squadra Mobile ha acquisito i filmati di videosorveglianza presenti nell’area della sparatoria, riuscendo così a ricostruire l'esatta dinamica degli eventi. A fare fuoco, secondo gli investigatori, sarebbe stato un vero e proprio commando armato, composto da sei persone su tre moto, tra cui l’uomo arrestato. Tutti avevano il volto coperto. In prossimità della piazza del quartiere aveva iniziato a sparare i colpi di pistola in direzione dei giovani nella parte dello spiazzo adiacente il chiosco.

Due dei giovani presenti, avvertiti dal sopraggiungere degli scooter da un altro ragazzo che proveniva di corsa dai giardini pubblici, anziché fuggire, si erano portati verso la strada, appostati, impugnando delle pistole e preparandosi allo scontro. In seguito, uno dei due giovani armati, indietreggiando verso il parco, aveva esploso dei colpi in direzione dei soggetti a bordo degli scooter, finendo però per essere colpito dagli assalitori, mentre l’altro cercava riparo dietro al chiosco, per poi sparare a sua volta verso i rivali a bordo delle moto.

Il primo dei giovani che aveva ingaggiato il conflitto a fuoco era rimasto colpito insieme ad altri due, e così è stato costretto ad abbandonare la pistola semiautomatica. L'arma è stata poi trovata all’interno del parco, in prossimità del marciapiede.

La notte della sparatoria i tre minorenni si sono presentati al Policlinico con ferite d'arma da fuoco in diversi punti del corpo, di cui uno in condizioni più gravi, tuttora ricoverato al Cannizzaro.

Il conflitto interno al Cappello-Bonaccorsi

L’uomo che la notte dell'agguato si era disfatto della pistola, violando gli arresti domiciliari, è ritenuto gravemente indiziato dei delitti di tentato omicidio premeditato in concorso, detenzione e porto di armi, ricettazione ed evasione, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi.

L’analisi minuziosa delle immagini ha permesso, poi, alla Squadra Mobile, sempre nella stessa nottata di identificare e arrestare il minorenne che, dopo aver sparato ai soggetti sugli scooter, era stato colpito e costretto ad abbandonare la pistola. Il giovane, dopo essere stato dimesso dal nosocomio dove era stato ricoverato, è stato condotto al Centri di Prima Accoglienza, e al termine dell’udienza di convalida – in cui la Procura per i Minorenni ha formulato la richiesta di custodia in carcere – trasferito presso l’I.P.M. di Catania Bicocca.

L'analisi dei sistemi di videosorveglianza, seguita da attività di comparazione tecnica e da altri riscontri, ha consentito agli operatori della Squadra Mobile di arrivare anche all’identificazione del secondo soggetto che, dopo essersi nascosto dietro al chiosco bar, aveva sparato in direzione di quelli a bordo delle moto. A carico di quest’ultimo questa Procura Distrettuale ha emesso un provvedimento di fermo per i delitti di tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni, aggravati dall’articolo 416 bis 1. Co 2 cp per aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi. Questi, dopo essersi reso irreperibile, è stato rintracciato dalla Squadra Mobile lo scorso 17 giugno, a San Giovanni Galermo e condotto presso il carcere di Catania Bicocca.

Le successive indagini, coordinate da questo Ufficio e svolte dalla III Sezione Investigativa “Reati contro la persona” della Squadra Mobile hanno consentito di accertare che "alla base del conflitto a fuoco vi era una fibrillazione interna a due diverse componenti del clan Cappello-Bonaccorsi, per motivi non ancora chiariti, di cui si ricostruivano tutte le fasi antecedenti, concomitanti e successive al conflitto, riuscendo altresì a identificare i restanti cinque componenti del comando armato, fuggiti la notte del 12 giugno, a bordo dei tre scooter", scrivono dalla Polizia.

La Polizia: "Gli indagati stavano preparando anche un sequestro"

Dall’incrocio di elementi tratti da escussioni testimoniali, intercettazioni telefoniche, ambientali e analisi del traffico telefonico, è stato possibile delineare i contorni del gravissimo episodio, risalendo all’identità dei cinque componenti del commando armato. Questi, subito dopo la sparatoria, si erano nascosti in alloggi di fortuna, prima ad Adrano, nel Catanese, poi a Siracusa, a Giardini-Naxos e Catania, con l’ausilio di un factotum, anch’egli catanese, deputato a supportarli durante il periodo di totale inabissamento. In questo periodo, un ruolo preminente è stato svolto dal loro punto di riferimento detenuto in carcere, il quale avrebbe ordinato, tra l’altro, il sequestro di un soggetto, non meglio identificato. Il sequestro sarebbe dovuto avvenire con l’uso di dispositivi delle forze dell’ordine e di parrucche, così da simulare un ordinario controllo di Polizia.

Dopo essere rientrati nel Capoluogo etneo, la sera del 25 giugno, intorno alle ore 21.30, i componenti del comando si sono spostati, improvvisamente e senza preavviso, in località Floridia.

Gli immediati approfondimenti, effettuati anche con il supporto tecnico di personale specializzato del Servizio Centrale Operativo, hanno permesso di localizzare i componenti del gruppo di fuoco in una struttura ricettiva collocata all’ingresso della citata località aretusea, raggiunta la notte successiva dai poliziotti della Squadra Mobile, dove sono stati trovati e bloccati quattro componenti del commando. Contemporaneamente sono stati catturati altri due destinatari della misura a Catania, uno nell’abitazione della compagna ed un altro (il factotum), intercettati in strada.

Nel contesto esecutivo si è proceduto a perquisizioni domiciliari, rinvenendo presso l’abitazione a Catania di uno dei destinatari di fermo, sul comodino, una pistola calibro 6,35, oggetto di furto, munita di caricatore con cinque cartucce, per la cui condotta il predetto è stato altresì arrestato in flagranza per il reato di detenzione abusiva di arma comune da sparo.

Ad esito delle udienze di convalida, tenutesi a Siracusa e a Catania, i competenti Giudici per le Indagini Preliminari hanno convalidato il fermo ed emesso la misura della custodia cautelare in carcere per tutti e cinque i componenti del commando, fuorché per il sesto destinatario del fermo (quello fermato per favoreggiamento aggravato), il cui provvedimento non è stato convalidato, pur essendo stata disposta a suo carico la misura custodiale degli arresti domiciliari, essendo stata riconosciuta la sussistenza di gravi indizi solo per favoreggiamento semplice.

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