I giudici del Tribunale di Genova hanno accolto il ricorso di N, una migrante nigeriana ospite di un centro di accoglienza Sprar e imposto al comune di Sori di concederle la residenza iscrivendola nel registro anagrafe nonostante il decreto Salvini, approvato nei mesi scorsi dal Parlamento, lo vieti espressamente. Si tratta della seconda "sconfessione" di un'aula di giustizia alla norma voluta dal Ministro degli Interni nel giro di poche settimane.

N., 27enne nigeriana, dopo la fine del progetto di Riace era riuscita a trovare casa a Sori, in Liguria: dopo aver dato alla luce un figlio aveva deciso di registrarsi all'ufficio anagrafe incontrando però un ostacolo apparentemente invalicabile. Pur desiderando fortemente accogliere quella nuova famiglia infatti il sindaco Paolo Pezzana aveva dovuto fare i conti con le imposizioni del decreto Salvini, seguendo la nuova norma secondo la quale "il permesso di soggiorno per richiesta d'asilo non costituisce titolo per l'iscrizione anagrafica".

La ventisettenne tuttavia non si è arresa. Ritenendosi discriminata ha presentato ricorso e ieri il Tribunale di Genova le ha dato pienamente ragione: la giudice Daniela Di Sarno ha ordinato l'accoglimento totale della sua richiesta e ordinato al primo cittadino di Sori l'immediata iscrizione di N. nel registro anagrafico. A festeggiare, però, è anche il sindaco che non aveva nessuna intenzione di rispettare il provvedimento imposto dal Ministro dell'Interno ma evidentemente illegale, almeno stando alla sentenza del tribunale genovese secondo cui "per i richiedenti la protezione internazionale la regolarità del soggiorno, più che dal permesso è comprovata (…) dalla compilazione del cosiddetto modello C3". Quindi, "la richiedente è regolarmente soggiornante in Italia", "ed è ospite dello Sprar di Sori, sua dimora abituale". Infine: "il rifiuto dell'iscrizione anagrafica rischia di impedire l'esercizio effettivo di diritti di rilievo costituzionale, che potrebbero subire un pregiudizio irreparabile".