Il ritrovamento di resti umani femminili alla Nunziatura Apostolica di Roma ha rimesso in pista casi di scomparsa che erano stati definitivamente archiviati. Tra i nomi oltre a quello di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, c'è anche il suo: Alessia Rosati, la terza ragazza scomparsa da Roma in circostanze misteriose.

Luglio 1994. Al cinema danno The Schindler's list, don Peppe Diana è stato assassinato dalla camorra nella sua chiesa a Casal Di Principe, in Somalia la giornalista Ilaria Alpi e il cameraman, Miran Hrovatin vengono uccisi a colpi di fucile in auto. Intanto, la destra di Berlusconi sale al governo e a Roma torna alla luce dopo anni di restauri lo splendido giudizio universale della cappella Sistina. Proprio nella capitale, a dieci anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, una bella ragazza di ventun anni, studentessa di filosofia, militante dei centri sociali, scompare nel nulla.

Sabato 23 luglio. Alessia Rosati esce per accompagnare l'amica Claudia agli esami per il diploma. "Ci vediamo per pranzo" dice al fratello uscendo di casa"Di' alla mamma che pranzo a casa". La famiglia l'aspetta per la consueta partenza del sabato per una località di villeggiatura dove hanno un casa. Alle 15, quando papà Antonio, vigile urbano, finisce il suo turno, si carica la macchina e si parte per il weekend. Alle 15 di Alessia non si hanno notizie, i suoi telefonano all'amica Claudia e la trovano a casa, gli esami sono finiti ore prima e le due amiche si salutate vicino alla fontanella di via Val Padana, quartiere Monte Sacro, a duecento metri dalla casa dei Rosati.

I genitori sono convinti che sia successo qualcosa, chiamano gli ospedali, la cercano invano nel quartiere, sporgono denuncia alle forze dell'ordine che sospirano:"È maggiorenne, può andare dove vuole". Le ricerche non iniziano neanche, si dà per scontato che la ragazza sia fuggita di sua volontà. Bella e indipendente com'era sarà scappata con un suo coetaneo. Perché non farsi viva con la famiglia, si chiedono i genitori? Perché non far sapere almeno che stava bene?

Pochi giorni accade un episodio strano, inquietante. L'amica Claudia riceve una lettera proveniente da Roma, firmata da Alessia:

Cara Claudia, so che t'ho sempre detto tutto, ma questa volta è successo tutto all'improvviso. Ho incontrato un ragazzo a via Conca d'oro che è stato molto importante per me nel passato, lui stava partendo e se non lo facevo subito non l'avrei più fatto. Non ce la facevo più dovevo scappare da questo anno di merda, e poi lunedì sarei anche dovuta partire per andare in quel paese di merda e tu sai quanto lo odio. Partiamo per l'Europa e non so quando tornerò. Ho bisogno un po' di evadere. Ora mi sento quasi rinata perché avevo voglia di viaggiare. Io non mi sento di dirlo ai miei…ti prego. Mi dispiace che non ci vediamo ma tanto sarebbe rimasta solo domenica, ora che ci penso è meglio.

La calligrafia è quella di Alessia, ma in quella lettera che sembrerebbe spiegare tutto, qualcosa non va. Alessia scrive lunedì sarei dovuta partire, ma sarebbe partita sabato, non lunedì, giorno in cui suo padre Antonio non sarebbe mai potuto andare in ferie perché in servizio. Mi dispiace che non ci vediamo, ma tanto sarebbe rimasta solo domenica. Alessia sa bene che domenica sarebbe stata fuori Roma e quando Claudia consegna la lettera ai genitori della ragazza, questi interpretano l'errore come un grido di aiuto sotterraneo, un codice che solo loro, che conoscono le abitudini di famiglia, possono interpretare. Forse qualcuno l'ha obbligata a scrivere quella lettera contro la sua volontà, e Alessia voleva dire proprio questo, che non era lei, che non bisognava credere a quella lettera di addio.

Per i successivi 23 anni non si saprà più nulla di Alessia Rosati. I genitori che la videro uscire di casa, felice, quella mattina di luglio, non hanno perso la speranza di poterla rivedere, sebbene il presentimento che la loro Alessia non sia più qui, torna spesso nei loro incubi. Nel 2016 i genitori di Alessia Rosati e l’associazione Penelope hanno presentato alla procura di Roma un'istanza di riapertura del caso. Su Alessia, la pasionaria dei centri sociali, la stundettessa che voleva diventare giornalista, non si indagò mai veramente.