Referendum elettorale: per la Consulta c’era rischio di vuoto normativo

Depositate le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale bocciò i due quesiti referendari sulla legge elettorale. Per i giudici con l'abrogazione del Porcellum ci sarebbe stato un vuoto normativo perché non è possibile il ritorno in vigore di leggi ormai soppresse
Depositate le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale bocciò i due quesiti referendari sulla legge elettorale. Per i giudici con l’abrogazione del Porcellum ci sarebbe stato un vuoto normativo perché non è possibile il ritorno in vigore di leggi ormai soppresse. Per il secondo quesito doppia bocciatura in quanto giudicato anche contraddittorio e poco chiaro.

Il vuoto normativo che si sarebbe venuto a creare è la motivazione principale per cui la Corte Costituzionale ha respinto i due quesiti referendari sulla legge elettorale che avevano lo scopo di abolire il Porcellum. Le motivazioni della sentenza del 13 gennaio sono state depositate oggi dai giudici della Consulta che hanno chiarito la loro decisione di giudicare inammissibili i referendum. Per i giudici con l'affermazione del referendum si sarebbe andato a toccare "una disciplina costituzionalmente necessaria" che riguarda organi dello Stato che "non possono essere esposti neppure temporaneamente all'eventualità di paralisi di funzionamento, anche soltanto teorica". Insomma una bocciatura a tutto tondo che qualifica come impossibili simili quesiti referendari anche per il futuro.

A nulla è valsa dunque la tesi del comitato promotore che riteneva, in caso di vittoria di uno dei due referendum, automaticamente in vigore la vecchia legge elettorale detta Mattarellum. Anche qui i giudici sembrano chiari ricordando che una simile idea "si fonda su una visione stratificata dell'ordine giuridico", che per evidenti motivi di carattere pratico non è possibile accettare. La Consulta nelle motivazioni scrive:

"ove fosse seguita tale tesi, l'abrogazione, non solo in questo caso, avrebbe come effetto il ritorno in vigore di disposizioni da tempo soppresse, con conseguenze imprevedibili per lo stesso legislatore e con ricadute negative in termini di certezza del diritto".

In poche parole con l'abrogazione del Porcellum secondo la Consulta l'Italia non avrebbe avuto una legge elettorale in vigore con conseguenze inimmaginabili per la vita democratica del Paese e il funzionamento degli organi Costituzionali. Per la Consulta, infatti, seppur diversi, i quesiti avevano entrambi lo stesso obiettivo di abrogare la legge n. 270 del 2005 e per questo sono entrambi non accettabili, in più in merito al secondo quesito la Consulta formula una doppia bocciatura "per contraddittorietà e per assenza di chiarezza". Quanto invece agli aspetti di costituzionalità della legge elettorale in vigore la Consulta ancora una volta ha ritenuto di non poter dare giudizi spiegando "è escluso che in sede di controllo di ammissibilità dei referendum possano venire in rilievo profili di illegittimità costituzionale della legge oggetto della richiesta referendaria".

Ai comitati promotori, che avevano raccolto oltre un milione di firme, non resta che appellarsi al Parlamento che, però, ancora non ha in agenda la discussione del provvedimento di modifica della legge elettorale. Per i tanti cittadini che avevano firmato e i gruppi che lottano per una nuova legge non resta che influenzare e spingere i politici a confrontarsi sulla materia con campagne di sensibilizzazione al problema.

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