Omicidio preterintenzionale, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia. Sono i reati ai quali Muhammad Riaz dovrà rispondere il 12 febbraio nella prima udienza del processo a suo carico, che si terrà presso il tribunale di Macerata il pakistano. L’uomo, che viveva a Montelupone, è il padre della 19enne Azka, morta il 24 febbraio scorso dopo essere stata investita da un’auto lungo la strada provinciale a Trodica di Morrovalle, in provincia di Macerata. Da quel giorno, il pakistano è in carcere. Ora il Pm Ernesto Napolillo ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio del muratore di 45 anni. Riaz è accusato dagli inquirenti di aver abusato sessualmente della figlia “quasi quotidianamente”, e di averla fatta abortire per tre volte. E quindi di essere anche il responsabile della morte della stessa giovane la quale nel tentativo di fuggire da lui, si gettò fuori dalla vettura del padre e venne investita e uccisa da una vettura che passava in quell’istante.

Subito dopo quella tragedia venne fuori che Azka avrebbe dovuto essere sentita in procura, come parte offesa in un procedimento proprio a carico del padre, accusato di maltrattamenti in famiglia ai danni della ragazza e degli altri tre figli. L’uomo fu quindi arrestato e furono avviate le indagini, sentendo anche gli altri figli e la madre, che era in Pakistan, per ricostruire i fatti. Stando a quanto emerso Azka e gli altri suoi fratelli avrebbero vissuto un inferno durato almeno quattro anni: dal 2014, prima a Montelupone e poi a Recanati, dove la famiglia si era trasferita – Riaz, soprattutto quando era ubriaco, avrebbe insultato e minacciato i figli, picchiandoli anche con bastoni e pale da cricket: le due figlie più volte sarebbero finite al pronto soccorso per queste botte. Le ragazze, inoltre, fin da quando erano ancora minorenni sarebbero state costrette a subire ogni giorno abusi sessuali con il padre, che le obbligava con la violenza e minacciandole di separarsi dalla moglie in Pakistan e di non mandarle più soldi. Muhammad Riaz ha sempre respinto le accuse.