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Detox emotivo a Barcellona: il mio viaggio in 5 tappe per disintossicarmi dallo stress

Durante la mia settimana a Barcellona ho imparato a crescere e a scoprire la parte lenta e ribelle di una città che permette di vivere lentamente come poche altre possono fare.
A cura di Elisa Capitani
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El Barrio Gotico, Barcelona
El Barrio Gotico, Barcelona

Barcellona è molto più di divertimento, paella e Gaudì. È uno stile di vita o meglio ancora una scelta di vita. Sono stata a Barcellona quattro volte, ma le ultime due, quando ormai non ero più la solita turista, sono quelle che mi hanno insegnato più cose su me stessa. Ci vado per trovare un’amica che quattro anni fa ha deciso di mollare la sua vita a Milano e ripartire da capo in un posto che la facesse davvero sentire a casa. Ogni volta che stiamo insieme a Barcellona si crea quello spazio di intimità che si verifica solo quando non c’è pressione. Invece delle attrazioni più famose ci regaliamo tempo, lunghe camminate senza navigatore, conversazioni e silenzi, seguendo una nostra geografia invisibile della città, che attraversa quartieri, riti e case. Barcellona non è quindi solo Rambla e Barceloneta, non è solo movida o turismo. Ha un modo di vivere tutto suo e, se lo lasci entrare, la mente si alleggerisce e il corpo finalmente rallenta. Ecco perché viversi e quali sono i punti della nostra settimana di detox emotivo a Barcellona.

Fare i tarocchi comprando un mazzo di carte spagnole in centro

La prima cosa che succede quando arrivo a Barcellona è che con la mia amica riprendiamo la nostra routine dei tarocchi. È iniziata nel 2024 dopo una visita a La Flipa, un negozietto vicino al centro a Passeig del Born, dove avevamo comprato due mazzi per i tarocchi in spagnolo (ovviamente regalandoceli, come secondo le regole). Da lì è diventata una tradizione durante la nostra settimana insieme: ci sediamo al tavolo, accendiamo incenso o palo santo e leggiamo le carte. Non la viviamo come qualcosa di mistico, ma come un modo per parlare davvero e cercare di capire quello proviamo o i nostri sentimenti.

Flipa, Barcellona, negozio di tarocchi
Flipa, Barcellona, negozio di tarocchi

Di solito si parte scherzando, commentando la carta uscita a caso e si finisce a discutere di relazioni, lavoro, scelte sbagliate (sono sempre tante e puntualmente tiriamo le somme a fine anno), progetti futuri e tutto quello che magari nella routine della tua città non vuoi affrontare, complice anche uno stress importante. È un modo semplice e divertente per fare detox mentale, ti toglie dalla modalità "automatica" e ti riporta a una conversazione senza filtro, che è una cosa sempre più rara nella vita di tutti i giorni. È sempre in questi momenti che io ho capito cosa importati riguardo la mia vita, quindi grazie Barcellona.

Passeggiare nei quartieri meno turistici: alla scoperta della tranquillità di El Clot e dello spirito ribelle di Gracia

Io a Barcellona non faccio mai il programma turistico. Non perché lo snobbi, ma perché dopo quattro volte in città e una amica che ci vive da anni, mi interessa di più la dimensione quotidiana. Per questo le nostre giornate le trascorro a piedi in quartieri come El Clot e Gràcia. El Clot è residenziale, con un mercato comunale davvero incredibile, parchi frequentati da famiglie, bar pieni di gente del posto e un ritmo più lento rispetto alle zone centrali. Non ci sono attrazioni da segnare sulla mappa, ma proprio per questo ti dà la sensazione di vivere la città e non di consumarla all'insegna dell'overtourism.

Mercato comunale di El Clot, Barcellona
Mercato comunale di El Clot, Barcellona

Gràcia invece ha una storia da ex villaggio che ancora si vede, con le sue piazze che si riempiono la sera, cinema indipendenti, botteghe, associazioni culturali e una comunità che si conosce. Camminare lì significa mescolarsi a studenti, anziani, famiglie, diverse culture e artisti, senza la pressione della tappa obbligatoria. È uno dei quartieri migliori di Barcellona, dove la gente riesce a vivere in comunità aiutandosi quando possibile; la mia amica, ad esempio, ha insegnato spagnolo agli stranieri in un'associazione culturale a Gracia, come forma di volontariato. Passeggiando per le vie di questo quartiere così socialmente impegnato, non mancano piccoli scorci unici e artistici, prima fra tutti Casa Vicens di Gaudì, il primo importante progetto del celebre architettio. Credo sia proprio questo camminare nei quartieri periferici o semi centrali ciò che trasforma la settimana a Barcellona in un detox pratico, con meno code, meno frenesia, meno "devo vedere tutto", ma più realtà.

Camminare, pattinare o rotolare verso il mare

Il mare è una presenza costante nelle mie settimane a Barcellona. Non andiamo mai a Barceloneta perché, oltre a essere piena di turisti e venditori, è un luogo abbastanza pericoloso per via dei borseggiatori. Ci spostiamo verso zone più tranquille del lungomare, in particolare a La Playa de Bogatell, dove puoi sederti direttamente sulla sabbia con una pizza e guardare il mare senza necessariamente parlare. La mia amica spesso si mette a pattinare sulla pista ciclabile che corre parallela al lungo mare; io di solito cammino, perché sui pattini durerei dieci secondi. Durante una di quelle passeggiate mi è tornata in mente una frase che mi disse una mia amica francese quando aveva mollato tutto per trasferirsi in Australia: "On ne peut pas être malheureux quand il y a la mer" (Non si può essere tristi quando c'è il mare). E non è retorica, il mare a Barcellona ha un effetto calmante sulla testa. Ti costringe ad abbassare la tensione, a rallentare il ritmo biologico, a ricordarti che esiste qualcosa di più della produttività e degli impegni. È un detox geografico, prima ancora che emotivo.

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L'arte è ovunque a Barcellona

L’ultima cosa che rende Barcellona perfetta per una settimana detox è che stimola senza stressare. L’arte e l’architettura sono ovunque: Gaudí, il modernismo, le facciate dell’Eixample, le piazze storiche e i palazzi moderni convivono in armonia. Ovviamente esistono la Sagrada Familia, Casa Batlló e La Pedrera, ma non è obbligatorio mettersi in coda per sentirsi circondati dall’arte. Basta alzare lo sguardo mentre cammini o entrare in un cortile a caso.

Una panchina ricamata all’uncinetto situata nel quartiere El Raval
Una panchina ricamata all’uncinetto situata nel quartiere El Raval

In questo senso, quello che mi ha affascinata di più è proprio la street art del quartiere de El Raval, che si trova proprio vicino al suggestivo Barrio Gotico, perché credo che rispecchi lo spirito, libero e allo stesso tempo ribelle della città: murales impegnati come ad esempio quello sul gruppo rock russo arrestato da Putin, le Pussy Riot, piccole opere d'arte fuori dal comune (come una panchina cucita all'uncinetto) sparse per la città e i suoi bar un po' bohemien e multiculturali.

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Immergersi nella cultura spagnola e catalana conoscendo i local

Nel novembre 2024 sono arrivata a Barcellona dopo un anno difficile, avevo appena lasciato Parigi, finito una convivenza e stavo cercando uno stile di vita meno tossico. Qui l’ho trovato senza nemmeno rendermene conto all'inizio. Tramite la mia amica ho conosciuto persone che vivevano lì da anni, spagnoli, italiani, francesi, irlandesi. Con loro ho imparato parole come guiri, che è il modo ironico in cui chiamano i turisti nord-europei e anglofoni che disturbano la tranquillità della città e ho visto come i cosiddetti local fuggono da loro, per vivere in assoluto relax. Quest’anno poi ho davvero capito anche quanto siano legati alle loto tradizioni: ho sempre saputo dell’uva a Capodanno e l’ho mangiata anche l’anno scorso a Milano (con scarsi risultati per il 2025), ma festeggiando a Barcellona con i catalani ho scoperto che cascasse il mondo, quei 12 chicchi d’uva devono essere mangiati uno al secondo, anche a costo di soffocare. Quello che mi ha colpita, però, non è stato l’aneddoto ma il contesto. Nel giro di pochi giorni mi sono ritrovata in situazioni sociali rilassate, senza la competizione costante che avevo vissuto altrove, soprattutto a Parigi e a Milano. Nessuno parlava di produttività, di case da comprare, di bei lavori da trovare: nessuno faceva la gara a chi aveva più cose da fare. Per una settimana mi sono sentita parte di una vita in cui non era obbligatorio essere stressati e questo è stato per me il detox più potente di tutti.

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