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Serena si trasferisce a Zanzibar per amore: “Ho sposato un masai. Capre e pecore come regalo di nozze”

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Serena Picciano durante una vacanza a Zanzibar ha trovato l’amore: per lui ha lasciato definitivamente l’Italia e si sono sposati con rito masai.

Esistono viaggi che ti cambiano la vita, che si rivelano molto di più di una semplice vacanza, perché ti costringono a rivedere completamente tutto: chi sei, chi credevi di essere, chi vuoi diventare. Serena Picciano era arrivata a Zanzibar nel 2025 solo per divertirsi e stare in compagnia: mai si sarebbe immaginata che lì avrebbe trovato l'amore. È stato un sentimento nato poco a poco, non un colpo di fulmine: avrebbe potuto sottrarsi per paura, invece è andata fino in fondo, ha deciso di vivere quell'amore senza lasciarsi condizionare da tutti i problemi "pratici". Di mezzo c'erano la distanza, le differenze culturali, i soldi, il lavoro: ma la voglia di prendersi la sua felicità è stata più forte dei dubbi. Così si è trasferita a Zanzibar e ha sposato il masai conosciuto in quella fatidica vacanza: oggi se pensa alla parola "casa" pensa a lui e non ha alcuna intenzione di tornare indietro.

Serena, cominciamo dall'inizio: cosa ti ha portato la prima volta a Zanzibar?

Era il 2025. Avevo da poco fatto un viaggio di gruppo organizzato, alle Maldive: mi ero trovata benissimo così ho pensato di farne subito un altro. C'era Zanzibar tra le mete e ho scelto quella, perché non ci ero mai stata. Ero con altre otto persone, abbiamo fatto tutto il giro di Zanzibar a tappe fino al nord, a Kendwa. Qui il coordinatore ha conosciuto quello che sarebbe poi diventato mio marito. Abbiamo trascorso del tempo insieme e il mio coordinatore una sera mi ha detto: "Guarda che gli piaci". Ma io non ero per niente interessata! Quando la vacanza è finita ero in una valle di lacrime! Tornata in Italia abbiamo continuato a sentirci in videochiamata, ha parlato con mia madre. È stata lei a consigliarmi di tornare lì, perché aveva intuito qualcosa "Vai, vedi come ti trovi". E così sono partita di nuovo.

E com'è andata?

Avevo 3 mesi di visto, ho preso un biglietto flessibile: l'ho raggiunto e abbiamo iniziato subito a vivere insieme. Non c'era stato un colpo di fulmine, ma le cose erano andate avanti: io mi sentivo comunque in coppia. Quando sono tornata in Italia, ho rifatto il biglietto e sono ripartita dopo una settimana: mi ha fatto conoscere la sua famiglia. Abbiamo fatto un viaggio lunghissimo attraverso la savana per arrivare nel suo villaggio.

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Come sei stata accolta dalla sua famiglia?

Non bene: di più! Sono stata veramente accolta a braccia aperte. Io già avevo imparato a parlare un pochino della lingua ufficiale della Tanzania, che è lo Swahili; poi ho imparato anche un po' di lingua masai per conversare con la sua mamma. E da lì ci siamo sposati con rito masai.

Come si svolge un matrimonio tradizionale con rito masai?

Abbiamo fatto una festa piccola, nulla di grandioso. Io avevo il loro vestito tradizionale, ero piena di gioielli: le donne del villaggio, in questo caso le sue sorelle, mi hanno accompagnato. Ci si siede su una pelle di mucca e a quel punto gli uomini iniziano a darti delle benedizioni: spero che tu possa avere figli, che tu possa essere in salute, che lui possa proteggere la tua famiglia. Poi c'è la benedizione: siamo stati benedetti col latte. Le fedi erano un bastoncino impregnato di latte a lui, collana a me. Poi quando mia madre è venuta qui abbiamo rifatto il matrimonio e io ero vestita con l'abito bianco. Abbiamo fatto il rito civile ufficiale, perché quello masai non è riconosciuto: ora ho il permesso di residenza.

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Tua madre ha conosciuto tua suocera?

Non ancora. Mi piacerebbe portarla al villaggio, ma è un viaggio davvero lungo. Lei mi chiede: "Ma poi come mi faccio la doccia?". In realtà si riesce benissimo: si usano un secchiello e una scodellina. Loro si asciugano all'aria aperta. Io porto sempre un asciugamano, i masai invece non lo usano, ma io ho freddo quindi lo metto! Non senti mancanza di igiene, non è sporco: è più sporco un bagno pubblico! E poi sei in mezzo alla natura.

Non ci sono stati problemi in quanto donna italiana bianca o comunque non del villaggio?

Assolutamente no. La preoccupazione di sua madre era non avere bestiame da mettere come dote. Però come regalo di nozze mi ha regalato una mucca, due pecore, due capre. Poi certo, in Tanzania invece sei sempre un po' vista come la bianca che ha i soldi.

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Tu e tuo marito siete rimasti a vivere lì?

No, in un villaggio masai non hai grosse prospettive lavorative. Noi per quasi tutto l'anno, tranne i 3 mesi delle piogge da marzo a giugno, stiamo a Zanzibar. Prima abbiamo avuto una casa un po' più local, ora siamo in una casa più in stile europeo: costa leggermente di più, ma è più comoda, con la cucina grande. È tutta un'altra cosa. Io ho sempre in giro per casa masai che restano a dormire o che si fermano per fare la doccia calda.

Ci sono delle usanze, delle tradizioni a cui hai fatto fatica ad abituarti?

Loro bevono il sangue e mi fa un po' strano. Oppure il fatto che lui debba mantenere tutta la sua famiglia d'origine, manda a loro i suoi guadagni. Ma l'ho accettato: non lascerei mai mia suocera senza cibo. Una donna masai non mangia con gli uomini, mangiano separati, ma per me si fa eccezione. E poi per loro è normale che la donna debba fare tutto in casa. Io invece ho messo subito le cose in chiaro, quindi mio marito ha imparato e mi aiuta in casa con le faccende per mantenere la casa pulita. Si è dimostrato aperto anche al mondo dei social: all'inizio non era d'accordo a esporsi, ora facciamo le live su TikTok, tanti che vengono qui poi lo riconoscono. Per lui è strano, per lui il guadagno è quello fisico: faccio un lavoro, mi paghi. I social non sono così tangibili, i guadagni arrivano col tempo.

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Lavorate entrambi adesso?

Io ho preso insieme a un'altra ragazza le quote di una società di escursioni. Lui vende souvenir in spiaggia.

Quindi diciamo che quello nato come un viaggio si è trasformato proprio in una scelta di vita: l'avresti mai detto?

Mai! Però ho accettato di provare, di buttarmi e sono felice di questo. Zanzibar in sé per sé non mi aveva colpito come posto: certo era bellissima, ma non al punto di venirci a vivere. Ciò che rende speciale questo posto è la famiglia che ho creato. Comunque io in Italia, prima di venire qui, non mi sentivo a casa, avevo un sacco di problemi. A Zanzibar ho migliorato il mio stato mentale, sono serena. Non tornerei indietro. Questa è la mia casa: la mia casa sono mio marito, le sue sorelle, i miei nipoti. Per me casa è quella, è dove sono loro. Ricevo commenti cattivissimi: mi scrivono che tornerò in Italia dentro una bara. Ma non mi importa: so io cosa sto vivendo, anche mia madre ha visto quanto è speciale questo legame. Se ho lei dalla mia parte, il parere di un estraneo che non sa niente di noi come potrebbe interessarmi?

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