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Tendenze moda Autunno/Inverno 2026-2027

Perché la T-shirt bianca (di Prada) indossata da Jasmine Trinca a Venezia costa 1100 euro

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La maglietta Prada di Jasmine Trinca
Una maglietta bianca dagli orli bucati che costa 1.100 euro. Come è possibile che una T-shirt in cotone senza alcun logo o decoro arrivi a costare tanto? Dietro il capo si nasconde l’estetica “brutta” di Prada che trasforma in un simbolo l’imperfezione.

Nelle ultime ore una semplice maglietta bianca sta facendo discutere e non poco. Come mai si sono accesi i riflettori su un capo basic che solitamente non avrebbe destato alcun interesse? La T-shirt che è sulla bocca di tutti è un pezzo della nuova collezione invernale di Prada, in vendita sul sito del brand a 1.1000 euro. Jasmine Trinca l'ha indossata al Festival del Cinema di Venezia per partecipare al photocall del film L'estranea, diretto da Paolo Strippoli, di cui  l'attrice è protagonista insieme a Valeria Bruni Tedeschi, Adriano Giannini e Romana Maggiore Vergano.

A far storcere il naso è il prezzo di un capo di abbigliamento in jersey di cotone total white che non ha alcuna particolarità evidente, nessuna lavorazione couture o decoro prezioso. Si tratta di una maglietta a maniche corte dagli orli che sembrano lisi e stropicciati. Nessuna label evidente è presente, solo un triangolo tono su tono cucito sulla parte frontale che cita la forma geometrica del logo Prada, divenuta ormai icona del brand: la Maison utilizza sempre più questo e altri escamotage per inserire il logo senza renderlo evidente, trasformandolo in un dettaglio "concettuale". Il triangolo cucito sulla superficie, inviso nella pelle o tagliato nella lana suggerisce senza dire. Questo rende il pezzo ben riconoscibile senza però "sporcarlo" con marchi evidenti.

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Jasmine Trinca con il look Prada al Festival del Cinema di Venezia

Cosa giustifica il prezzo elevato di una maglietta bianca dagli orli sdruciti

Ma torniamo al prezzo. Come mai una maglietta bianca arriva a costare 1.100 euro? Il fatto che sia un capo Prada basta per giustificare il prezzo? Va fatta senza dubbio una precisazione iniziale: le logiche del lusso sono peculiari e hanno poco o nulla a che vedere con la realtà di noi comuni mortali. Per intenderci, un capo o un accessorio destinato al mercato del lusso deve avere un prezzo alto, indipendentemente dalla composizione, dalla struttura o dal suo essere prezioso o meno.

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Jasmine trinca con la maglietta bianca firmata Prada

Se il prezzo non è alto il pezzo in questione non diviene desiderabile per i clienti big spender a cui i marchi di lusso puntano per far quadrare i conti. Inoltre il prezzo elevato aiuta le Maison a restringere il campo, a rendere esclusivo il marchio, dunque non raggiungibile da tutti e acquistabile da pochi. Questa, in breve, è la dinamica principale alla base dell'industria del lusso. Se il prezzo è contenuto o accessibile, tutti possono acquistare il prodotto e questo non è un bene per le label di alta gamma. Un marchio che "gira" troppo ed è ovunque in breve tempo perde appeal per il cliente big spender, che in sostanza è l'obiettivo principale del comparto luxury.

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La T–Shirt Prada indossata da Jasmine Trinca a Venezia con orli usurati

Questo meccanismo basta a spiegare il costo di una maglietta bianca da mille euro? Il marketing e le spese che un marchio di lusso sostiene – da quelle destinati al retail fino alle campagne pubblicitarie – vanno sicuramente a incidere sul prezzo finale. L'affitto di una boutique nelle principali vie della moda sparpagliate nel mondo incide; le strutture dei negozi che cambiano di continuo per seguire mood dell'ultima collezione o del nuovo Direttore Creativo incidono; le sfilate allestite nelle diverse fashion week incidono, come incidono (e tanto) i cachet spesi per top model, testimonial delle adv  e ambassador che fanno pubblicità al brand indossando sui red carpet gli abiti e gli accessori griffati.

Prada, l'estetica ugly chic e i capi difficili da vendere

Riguardo alla maglietta più chiacchierata del momento i dubbi sul prezzo ritenuto spropositato nascono anche dalle caratteristiche del capo in questione. Qui non parliamo di un abito couture realizzato a mano, confezionato utilizzando tessuti preziosi come seta, pizzo e broccato o magari impreziosito da decori gioiello che possano giustificare il costo elevato. Qui parliamo di una maglietta bianca di cotone che, a ben vedere, ha il giro collo e gli orli delle maniche sdruciti, lisi e persino bucati.

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Un look dalla sfilata Autunno/Inverno 26–27 di Prada in cui la camicia appare macchiata

La T-shirt non ha sfilato sulla passerella di Prada ma fa parte di una collezione commerciale disponibile nelle boutique che rivede gli stilemi, i dettagli e le ispirazioni scelte dai Direttori Creativi della Maison Miuccia Prada e Raf Simons, per lo show Autunno/Inverno 2026-2027 che ha sfilato a Milano. Alla base c'è tutta l'estetica "ugly chic", tanto cara a Miuccia Prada che da sempre ama provocare con palette di colori fuori moda, abbinamenti impensabili, tessuti stropicciati (se non distrutti) e capi destrutturati, utili per costruire una poetica capace di superare il semplice atto di indossare un abito per coprire il corpo. Nell'attuale panorama italiano della moda Miuccia Prada è ormai l'unica stilista capace di dettare le tendenze, di proporre qualcosa di davvero nuovo, di superare i confini imposti dal sentire comune, di rompere le regole che dicono cosa è bello e cosa non lo è. Soprattuto è una delle poche stiliste ad avere il coraggio di fare tutto questo infischiandosene delle critiche e, soprattutto, delle vendite. Questo è chiaro ed evidente, basti pensare che la maggior parte dei capi che sfilano sulle passerelle di Prada raramente finiscono nelle boutique e non sempre registrano il sold out.

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Gli abbinamenti "impossibili" nell'ugly chic dello stile Prada

La Maison, poi, non ama le it-bag e arranca quando si tratta di proporre accessori con cui fare cassa : è noto come la maggior parte dei brand di lusso crescono e sopravvivono vendendo borse, accessori, make up e profumi e non vendendo vestiti. Molti potrebbero chiedersi qual è il motivo per cui un'azienda produce capi difficili da vendere, addirittura percepiti come brutti e che spesso sembrano più un'opera d'arte concettuale che un abito da poter indossare. La strategia scelta da Prada continua a dare i suoi frutti, le collezioni "brutte" contribuiscono a far parlare a far crescere la fama del marchio concettuale per eccellenza e a dargli quell'appeal di cui ha bisogno per essere sempre più desiderabile.

L'imperfezione che diventa un lusso

Mercato a parte, va anche detto che l'appeal di Prada è più vivo che mai grazie alla capacità della Maison di dialogare con altre arti, da cui deriva anche la scelta di legarsi a un determinato tipo di attori e di attrici, a un certo tipo di personaggi dello star system, il tutto riuscendo a gettare lo sguardo fuori dalla passerella, per riflettere (a proprio modo) sulla contemporaneità.

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Un abito strappato sulla passerella Autunno/Inverno 26–27 di Prada in cui la camicia appare macchiata

Come si riflette sulla contemporaneità producendo una maglietta bianca sdrucita da 1000 euro? Nell'ultima sfilata Autunno/Inverno 26-27 Miuccia Prada e Raf Simons hanno proposto una collezione costellata di abiti bucati, giacche lise che rivelano la fodera interna, camicie con polsini rotti e canotte macchiate. Tutto è una metafora scritta con i vestiti, che diventano un tramite per mostrare il tempo che passa. L'accento cade sull'imperfezione che inaspettatamente diventa unica, peculiare e dunque preziosa, proprio come quel capo che da anni è nel nostro guardaroba, che continuiamo a indossare nonostante sia rovinato, a cui siamo affezionati e a cui diamo un valore personale e inestimabile.

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Un dettaglio della collezione Autunno/Inverno 26–27 di Prada

Prada porta in primo piano macchie, strappi e tutto ciò che non è perfetto elevandolo a simbolo, da usare come strumento di critica verso una società in cui non c'è più spazio per le sbavature, in cui ciò che è vecchio non ha più valore e deve essere sostituito. In tutto ciò si nasconde una non velatissima critica al fast fashion e al consumo inconsapevole che ogni giorno facciamo degli oggetti e dai capi di abbigliamento che compriamo per poi eliminarli dopo poche settimane. Da diverse stagioni Raf Simons e Miuccia Prada utilizzano un'estetica basata sul desiderio di elevare e dare risalto a tutto ciò che è brutto o poco desiderabile, a ciò che tendiamo a nascondere. I due creativi non lo fanno solo proponendo abiti rotti o macchiati, ma anche dando nuovo lustro ai capi intramontabili, come un trench, o a pezzi basic e utility, solitamente considerati di scarso appeal, come una maglietta bianca o una canotta a costine che fin ora avevamo indossato solo come intimo.

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Un look dalla collezione Primavera/Estate 2026 di Prada in cui gli stilisti utilizzano le divise da lavoro

Così la T-shirt diventa un pezzo "prezioso" che si indossa anche di sera su una gonna longuette in seta e con tacchi alti, che viene scelta dalle star del cinema per calcare il red carpet. Tutto ciò si inserisce, infine, nell'ossessione dei due stilisti per le uniformi, capi che nell'immaginario comune azzerano la personalità standardizzando l'aspetto di chi li indossa per necessità legate al luogo di lavoro. Prada utilizza l'uniforme all'opposto come simbolo di autodeterminazione dell'individuo che non ha bisogno di eccessi, loghi e decori per affermare se stesso. In quest'ottica anche una maglietta bianca diventa una tela bianca capace di portare in primo piano l'individuo e non l'abito.

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Laureato in Comunicazione, durante gli anni universitari collabora con importanti società di Organizzazione Eventi artistico-culturali. Dopo la specializzazione in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale cura e coordina, per alcune associazioni a carattere nazionale, la gestione di saloni espositivi e mostre d’arte. La passione per il Cinema lo spinge ad entrare a far parte del team di festival cinematografici di grande rilievo. Successivamente il grande interesse e la profonda curiosità per la Moda lo inducono a frequentare un corso di specializzazione in Fashion Trend Research e a stabilirsi a Milano per intraprendere la professione di fashion editor per Fanpage.it.
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