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“La felicità non si rimanda”: Carla parte con i figli di 9 e 11 anni per un Interrail in giro per l’Europa

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Carla con Fiamma e Fabrizio e lo zaino in spalla
Carla ha attraversato l’Europa in Interrail con i figli Fiamma, 9 anni, e Fabrizio, 11: 17 giorni, 10 città e uno zaino in spalla, con l’intenzione di regalare curiosità e conoscenza.

Carla, mamma siciliana, ha deciso di partire con Fiamma, 9 anni, e Fabrizio, 11, per un viaggio di 17 giorni attraverso l’Europa. Zaino in spalla, treni, musei, monumenti e pranzi all’aperto: "Volevo dare ai miei figli un regalo che il telefonino non può dare: curiosità, conoscenza e voglia di esplorare il mondo". Carla aveva un mese a disposizione e un desiderio che coltivava da quando aveva 18 anni: fare un viaggio in Interrail. Poi sono arrivati i figli e quel progetto ha preso una forma diversa. Quando i bambini le hanno chiesto di andare a Londra, Carla ha pensato che quella potesse essere l’occasione per mostrare loro che l’Europa non è soltanto una singola destinazione, per quanto iconica.

Così ha costruito un itinerario che li ha portati attraverso dieci città e diversi Paesi: Trieste, Koper, Vienna, Bratislava, Praga, Berlino, Amsterdam, Londra, Lille e Zurigo, con una tappa anche sul Lago di Costanza. Non era il primo viaggio dei suoi figli, ma è stato il primo in cui anche gli spostamenti sono diventati parte dell’esperienza. Hanno viaggiato con gli zaini, dormito in strutture con la lavatrice per poter portare pochi cambi, mangiato nei parchi e lungo i canali e incontrato altre famiglie e giovani che, come loro, stavano attraversando l’Europa in Interrail. "Volevo far conoscere ai miei figli il mondo fin da piccoli", racconta Carla. E anche quando il viaggio ha mostrato loro aspetti meno rassicuranti della realtà, come le dipendenze e il disagio incontrati a Londra, Carla ha scelto di trasformarli in un’occasione educativa. Alla fine, dopo 17 giorni, la stanchezza ha avuto la meglio e i tre hanno deciso di tornare a casa, ma con un bagaglio molto più grande di quello che avevano sulle spalle.

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Carla insieme a Fabrizio e Fiamma

Come è nata l’idea di partire in Interrail con i tuoi figli?

L’idea è nata perché avevo un mese a disposizione e loro mi avevano chiesto di andare a Londra. Non avevamo mai fatto un viaggio così, zaino in spalla. A quel punto ho pensato di creare un percorso che permettesse ai miei figli di scoprire che non esiste soltanto l’iconica Londra, ma che ci sono tanti altri posti e tante esperienze da vivere. Londra, infatti, è stata la città che gli è piaciuta meno. Per me era più importante che prima di arrivarci potessero conoscere altri luoghi e altre culture. Volevo dare loro qualcosa che un regalo materiale non può dare e che il telefonino non può dare: curiosità, conoscenza, strumenti per affrontare il mondo. I miei figli stanno crescendo e tra poco probabilmente non avranno più lo stesso interesse a viaggiare con me. Ho pensato quindi che fosse il momento giusto per indirizzarli verso la vita, verso la curiosità. Volevo tenerli ancora un po’ nell’infanzia, ma allo stesso tempo dare loro degli strumenti. È stato questo il senso del viaggio.

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Fiamma e Fabrizio mangiano in un parco durante il viaggio

Avete attraversato dieci città in 17 giorni. Come avete costruito l’itinerario?

Il viaggio alla fine è durato 17 giorni perché eravamo stanchi. A un certo punto abbiamo iniziato a fare confusione tra tutte le cose che avevamo visto e abbiamo capito che era arrivato il momento di tornare a casa. Ho costruito l’itinerario anche pensando alla sicurezza: ero sola con loro e volevo fare in modo che non ci trovassimo mai fuori oltre il tramonto. Poi, naturalmente, il percorso è stato condizionato anche dalla disponibilità dei treni. Con Interrail, infatti, bisogna considerare che sui treni che richiedono la prenotazione è necessario trovare i posti disponibili. Io ho acquistato il pass il 25 giugno e nel fine settimana successivo ho fatto tutte le prenotazioni. Quindi ho dovuto costruire il viaggio anche sulla base dei posti disponibili. Abbiamo cercato comunque di toccare più punti di interesse possibile, escludendo per esempio Parigi e la Spagna perché ci eravamo già stati. Volevamo viaggiare di giorno, vedere il paesaggio dal treno e visitare musei nazionali e monumenti, non soltanto i luoghi più famosi.

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Fiamma e Fabrizio durante il viaggio

Che tipo di viaggio volevi costruire per Fiamma e Fabrizio?

Volevo fargli vedere quanta gente diversa c’è nel mondo e quanto siano diverse le realtà che possiamo incontrare. Abbiamo visitato le metropoli, ma abbiamo cercato anche la vita quotidiana. Per esempio, invece di andare sempre al ristorante, andavamo al supermercato, compravamo la frutta e i panini e mangiavamo sul prato. A Londra abbiamo mangiato all’aperto, ad Amsterdam abbiamo mangiato in riva ai canali. Anche queste cose per me facevano parte del viaggio. Non volevo semplicemente portarli a vedere dei monumenti, ma immergerli nella cultura europea e fargli vivere un’esperienza.

Avete viaggiato zaino in spalla. Cosa avevate con voi?

Abbiamo portato soltanto l’essenziale. Io avevo uno zaino molto grande, mentre loro avevano semplicemente il loro zaino di scuola. Dentro avevano i libri, i cubi di Rubik con cui hanno viaggiato perché non potevano portare tanti giocattoli, colori, quaderni per scrivere, le borracce e il cibo. Spesso infatti abbiamo mangiato all’aperto: nei prati, in riva al lago o lungo i canali di Amsterdam. Io avevo cinque cambi per ciascuno e avevo scelto strutture dove fosse possibile usare la lavatrice. In questo modo potevamo viaggiare con poche cose e avere comunque tutto il necessario.

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I bambini in una delle stazioni durante il viaggio

Viaggiare per 17 giorni con due bambini non sarà stato sempre semplice. Qual è stata la difficoltà maggiore?

La difficoltà più grande è stata Londra. Usciti da King’s Cross abbiamo visto persone che si drogavano e abbiamo incontrato diverse persone ubriache. È stato sicuramente impattante, soprattutto per dei bambini. Ma anche questo, per me, faceva parte del percorso educativo: riconoscere che esistono realtà diverse dalla nostra, anche molto meno dorate. La difficoltà è stata soprattutto spiegare qualcosa che fino a quel momento era rimasto nella teoria e che improvvisamente stavano vedendo dal vivo. Vedere persone con dipendenze o altre forme di disagio è diverso dal sentirne parlare. Abbiamo anche visto una persona ubriaca buttarsi sui binari. Sono situazioni che ti fanno riconoscere la realtà per quello che è.

Non hai cercato di proteggerli da queste immagini?

No, perché era il momento di conoscerle. Magari il prossimo viaggio lo faranno senza di me e volevo che avessero già gli strumenti per affrontarlo serenamente. Dovevano conoscere anche i rischi della strada e capire che il mondo non è fatto soltanto di cose belle. Il viaggio serviva anche a questo.

Quanto avete speso complessivamente?

Considerando tutto, direi circa 3mila euro per tutti e tre, volendo anche esagerare. Circa mille euro sono stati spesi per gli spostamenti e le prenotazioni, compreso il biglietto Interrail. Altri mille euro circa per dormire, anche se in due città siamo stati ospiti, a Trieste e a Zurigo, quindi abbiamo risparmiato sulle strutture. Poi abbiamo speso circa mille euro per mangiare e per gli ingressi, le esperienze e tutto il resto. È stato quindi un viaggio relativamente economico, anche perché i bambini fino a 12 anni non pagano il biglietto Interrail come un adulto, ma pagano le eventuali prenotazioni dei posti. Anche per i musei poi dipende dalla struttura: alcuni sono gratuiti per i bambini, altri prevedono un biglietto.

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Carla e i bambini durante il viaggio

Ci sono stati incontri o momenti che vi sono rimasti particolarmente nel cuore?

Abbiamo incontrato altre famiglie che stavano facendo lo stesso tipo di viaggio e anche ragazzi che viaggiavano in Interrail. È stato bello confrontarsi con persone che stavano vivendo la nostra stessa esperienza. Ci siamo riconosciuti anche grazie all’app di Interrail, che permette di gestire biglietti e prenotazioni. Vedevamo le stesse persone consultare la stessa applicazione o parlare degli stessi viaggi e capivamo che stavamo facendo un percorso simile. Poi c’erano le persone che incontravamo la sera nei B&B: arrivavano da ogni parte del mondo.

E ai tuoi figli cosa è rimasto più impresso?

Spesso parliamo della bellezza dei posti meno comuni. A Zurigo, per esempio, l’esperienza più bella è stata fare il bagno nel fiume. Per noi che viviamo in Sicilia e siamo abituati al mare, era qualcosa di completamente diverso. Ad Amsterdam, invece, è rimasto il ricordo di aver mangiato la pizza sui canali: abbiamo comprato una pizza napoletana e l’abbiamo mangiata guardando la vita che si svolgeva intorno ai canali. A Lille, poi, abbiamo trovato una città completamente in festa. Non capivamo perché fosse tutto chiuso, poi abbiamo scoperto che, visto che il 14 luglio ci sarebbe stata la finale degli Europei di calcio, la festa Nazionale francese era stata anticipata al 12 luglio. Ci siamo quindi ritrovati a vivere Lille in festa, ed è stato molto bello.

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Fiamma e Fabrizio in viaggio

Quali città vi sono piaciute di più?

Sicuramente Lille. È una città poco conosciuta che, secondo me, non ha niente da invidiare a Parigi. Le manca soltanto la Torre Eiffel, ma quella è l’iconicità di Parigi. Lille è stata sicuramente una delle nostre preferite. Poi Praga, Fiamma l’ha amata particolarmente. È una città molto pulita, ordinata, organizzata e bella, non ce l’aspettavamo così. E ci ha colpito anche la quantità di opere italiane che abbiamo trovato a Praga. Abbiamo visto tantissime opere e interventi italiani, forse più di quanti ne vediamo normalmente in Italia. Ci sono piaciute anche le destinazioni meno conosciute, come Koper e Bratislava. E poi il Lago di Costanza, che è enorme e tocca diversi Paesi: è stata una bellissima esperienza dal punto di vista naturalistico.

Che consiglio daresti a una famiglia che vorrebbe partire in Interrail ma ha paura di farlo?

Portate l’essenziale. State lontani dai luoghi più turistici e godetevi insieme del tempo di qualità. Approfittate del viaggio anche per ripassare un po’ di storia e geografia. Perché vedere i luoghi dal vivo permette di trasformare quello che i bambini hanno studiato in qualcosa di concreto. E a chi continua a rimandare perché ha paura direi una cosa semplice: la felicità non si rimanda. I bambini crescono in fretta e magari un giorno avrei potuto pentirmi di non aver fatto questo viaggio con loro. Si rimane bambini per poco tempo, ma anche noi adulti continuiamo a essere bambini in una parte di noi. Per questo penso che sia giusto, sia per i genitori sia per i figli, fare un viaggio del genere insieme.

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