La sindaca di Lesmo interviene sul ristorante child free: “Vogliamo essere società che accoglie o che esclude?”

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Sara Dossola, la sindaca di Lesmo, ha fatto una profonda riflessione sull’iniziativa di Alan Sampietro, che vuole rendere child free il suo ristorante.

Forse nemmeno lui si aspettava questa bufera e invece da giorni si parla dell'iniziativa di Alan Sampietro, titolare dell'Hostaria 2.0 di Lesmo (MB). Il video in cui annunciava l'intenzione di rendere child free il suo locale ha fatto il giro dei social e dei giornali, riscuotendo critiche ma anche consensi. Sicuramente la sua è un'azione divisiva, ma a Fanpage.it ha ampiamente spiegato le proprie ragioni, ciò che lo ha portato a voler vietare l'accesso ai bambini nel ristorante. Vietare è una parola grossa e ovviamente non si tratta di una vera e propria esclusione, da parte sua: ha scelto però di togliere seggioloni e menu baby.

I genitori coi bimbi, insomma, possono anche varcare la soglia, ma vengono immediatamente messi al corrente (già in fase di prenotazione) che non ci sono misure a portata di bambino. Da parte di Sampietro c'è la volontà di tutelare la sua clientela, di proteggere l'atmosfera del locale. Spesso si è ritrovato spettatore di scene imbarazzanti e problematiche, con protagonisti bambini maleducati e genitori disinteressati. "Io non posso fare un test psicoattitudinale al genitore per capire se è in grado di gestire un bambino vivace" ha raccontato. Da qui la drastica misura, che effettivamente molti hanno appoggiato.

Senza entrare a gamba tesa nella questione, la sindaca di Lesmo ha aspettato che le acque si calmassero per dire la sua, ha voluto parlare col titolare del ristorante per comprenderne a fondo le ragioni. Solo dopo si è espressa in merito e ha scritto un lungo post su Facebook. Nessun giudizio da parte sua, nessuna stroncatura, né la voglia di fare polemica sterile: solo il desiderio di capire e far riflettere.

La sindaca ha ovviamente specificato che essere un ristorante child free non significa mettere un divieto all'ingresso vero e proprio: trattandosi di un pubblico esercizio non si può fare. Quella di Hostaria 2.0 è piuttosto la scelta di rivolgere la propria proposta a un pubblico ben preciso: coppie, gruppi, famiglie purchè senza bambini al di sotto dei 7 anni. La sindaca Sara Dossola ha sì ammesso le responsabilità dei genitori, ma ha spezzato una lancia a loro favore:

La domanda è: prima di arrivare a dire "qui i bambini non sono graditi" si è provato tutto ciò che poteva essere fatto per renderli, invece, graditi? Perché una responsabilità dei genitori esiste. Eccome! Essere genitori significa insegnare ai propri figli che un ristorante è uno spazio condiviso, che esistono gli altri, che chi lavora merita rispetto e che la propria libertà deve sempre confrontarsi con quella altrui. Ma essere adulti, e ancora di più essere genitori, significa anche sapere che un bambino è una persona in crescita. Sta imparando a governare emozioni, attese, frustrazioni e comportamenti. Può piangere, essere irrequieto, stancarsi, avere una reazione che un adulto non avrebbe. Educare significa accompagnarlo proprio in questo percorso, non aspettarsi che possieda già gli strumenti e l’autocontrollo di un adulto.

La questione non riguarda solo la stretta attualità, il singolo episodio, il singolo ristorante: è un argomento che ci pone dinanzi a una riflessione ben più ampia, sulla società che vogliamo diventare. Difatti il post della sindaca prosegue:

Vogliamo essere una società nella quale scegliamo sempre più i luoghi anche in base a chi non vogliamo incontrare? E se domani questo criterio riguardasse altre persone che, per età, fragilità o condizioni personali, possono richiedere qualche attenzione in più? Oppure vogliamo essere una comunità nella quale proviamo, attraverso regole e responsabilità reciproche, a trovare il modo di convivere? Io continuo a preferire un’altra strada. Quella delle regole, quando servono. Della responsabilità dei genitori, certamente. Del rispetto per chi lavora e per gli altri clienti, altrettanto certamente. Ma anche dell’accoglienza e della ricerca di soluzioni prima dell’esclusione.

La sindaca ha fatto un passo ulteriore, dalla teoria al concreto. Ha deciso di coinvolgere le associazioni di categoria nella costruzione di una guida territoriale dei locali a misura di famiglia, un documento che raccolga bar e ristoranti e indichi, per ciascuno, quali servizi e attenzioni vengono dedicati a bambini e genitori. L'iniziativa vuole proprio andare incontro alle esigenze delle famiglie con bambini, affinché sappiano che ci sono ristoratori dalla loro parte, che hanno voglia di regalare anche a loro un'esperienza gradevole.

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