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Il giro del mondo in bici di Simone contro il bullismo: “Da Cuneo all’Australia senza Internet con 7 euro al giorno”

Simone Avataneo ha raccontato a Fanpage.it il suo giro del mondo in bici: è un viaggio in nome di un mondo senza bullismo. Rientrerà a casa nel 2028.
A cura di Giusy Dente
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Instagram @ciclismo_zen
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La bicicletta come passione di vita, come simbolo di riscatto, come strumento per stare bene con se stesso ma per fare qualcosa di buono anche per gli altri: per Simone Avataneo, pedalare è qualcosa di più. Grazie alla bici ha superato momenti bui: ha avuto un'infanzia segnata dal bullismo e ogni volta che saliva in sella, riusciva a mettere da parte ogni sentimento negativo. Ecco perché quando il suo spirito avventuriero lo ha portato a concepire di fare il giro del mondo, ha deciso di farlo dandogli anche una valenza sociale. È partito da ormai tre mesi: ha in mente un percorso che lo terrà lontano da casa almeno altri due anni, toccando diversi continenti, decine di Paesi diversi. A spingerlo è la voglia di scoprire se stesso, di conoscere nuovi posti, di avvicinarsi a nuove culture, ma è anche il desiderio di far circolare un messaggio d'amore. Il giro del mondo in bici di Simone è in nome di un mondo senza bullismo. Fanpage.it lo ha raggiunto telefonicamente nel giorno del suo 29esimo compleanno mentre era in Turchia, in direzione Georgia e ha raccontato la sua avventura.

Simone come nasce la tua passione per le bici, per il mondo del ciclismo?

Io sono sempre stato appassionato di ciclismo fin da bambino, ho cominciato presto anche a fare molte gare in mountain bike, poi verso i 23 anni ho dato avvio alle mie avventure più improntate all'esperienza di viaggio. Sono sempre stato un ciclista a 360° insomma.

Quindi prima di lanciarti in questa avventura del giro del mondo in bici, avevi già fatto delle avventure più brevi? 

Sì, avevo fatto Como-Amsterdam in bici. Ho fatto anche l'Everesting: è una famosa corsa di un giorno, in cui fai tante volte una salita fino a coprire i quasi 9000 m che è l'altitudine dell'Everest. Sono 20 ore senza mai fermarsi, 20 ore di fila a pedalare.

Quando sei partito per il giro del mondo?

Sono partito il 31 gennaio da Andonno, che è un paese di montagna nella provincia di Cuneo.

E qual è la data orientativa del rientro?

Secondo me nel 2028.

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Che giro hai in mente di fare?

Sto andando verso l'Asia adesso. In questo momento mi trovo in Cappadocia e farò Georgia, Tagikistan, Kirghizistan, Cina, Mongolia, poi giù nel sud-est asiatico. Per aumentare l'avventura cercherò di sfruttare dei passaggi in barca a vela e lavorerò a bordo, questo per andare in Australia. In Australia farò il deserto australiano e poi di nuovo in barca, via mare, spero di trovare un passaggio per la Nuova Zelanda. Invece i Pacifico non lo faccio in barca vela: per quel tragitto servono anni di esperienza, è una navigazione di due mesi impegnativa, quindi non è non è il caso. Poi faccio America centrale, dalla Costa Rica fino a Ushuaia, prima le Ande, poi la Patagonia e vado giù. Dopo vorrei risalire su dalla dalla costa Atlantica fino in Brasile, dove cercherò un altro imbarco con la barca vela per fare l'Atlantico fino nella zona probabilmente delle Canarie. Poi Africa, Mauritania, tutto il Sahara e a quel punto rientrerei dalla Spagna.

Prenderai aerei?

Due aerei sono obbligato a prenderli: uno tra poco perché non posso passare per l'Iran e un altro nel Pacifico, perché lì l'alternativa via mare sarebbe davvero impegnativa per me, non ho l'esperienza necessaria per quel tratto.

Cosa ti ha spinto a compiere questa impresa?

Sicuramente mi attira la parte dell'avventura, ma ho inserito la navigazione in mare anche per imparare nuove cose. Io non sono certo un velista, ma mi piace mettermi in gioco su cose mai fatte. La verità è che non si è mai davvero pronti per partire per un'avventura così, però la vita mi ha dimostrato che nei momenti di difficoltà riesco sempre a cavarmela. L'intuito è un'arma preziosa: è la forma più grande di intelligenza che abbiamo, è quella più primitiva e ti permette di capire in tempo zero le situazioni. Proprio l'altro giorno mi si è allagata completamente la tenda, sono arrivate delle persone con un furgone bianco, mi hanno detto di andare a loro, che mi avrebbero ospitato. È la classica situazione in cui hai poco tempo per capire se accettare o no: si decide d'istinto.

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E quindi hai accettato o no?

Alla fine ho detto di sì, sono andato in casa loro ed è stato un incontro che mi ricorderò per sempre. La Turchia è estremamente ospitale: il problema di uno è il problema di tutti, se fori la gomma ne hai 15 intorno che ti vogliono aiutare. Poi diciamo che io in questa prima parte di viaggio ho cercato molto poco contatto umano, ho cercato più la solitudine. Pensa che tanti Paesi li faccio senza Internet per vivere completamente l'avventura, la sfida con me stesso nell'affrontare i problemi, tutto senza una connessione. Ho fatto così Bosnia, Albania, Montenegro e i prossimi saranno sicuramente eh Kazakistan, Uzbekistan, forse Tajikistan.

Senza Internet come ti orienti?

Non ho mai una traccia da seguire: scelgo la strada giorno per giorno, in base a come mi sento. A volte uso delle mappe digitali offline, altre volte compro delle cartine del posto o se non le trovo, magari me le faccio prima io. Il vero problema di non avere Internet è che non hai Google Translate! Non tutte le persone quindi ti capiscono, quindi anche se hai bisogno di qualcosa è difficile comunicarlo.

Il tuo è un viaggio autofinanziato?

Io mi sono laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, ho lavorato qualche anno nel settore, ho fatto anche un po' l'insegnante, ma ho sempre avuto il pallino di partire e quindi quando ho avuto i soldi sono partito. Considerando che mio viaggio prende tutti i continenti ed è una via abbastanza lunga, ho stimato un massimo di 20 mila euro tutto incluso, anche aerei. In Europa ho messo in conto 7-8 euro al giorno, ma al momento sto spendendo anche meno, intorno a un euro. Merito dell'ospitalità locale perché veramente tutti i giorni mi mi riempiono la bici di cibo. Ho fatto anche una buona assicurazione sanitaria. E poi c'è la benzina per il fornelletto.

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E per dormire come ti organizzi?

Per dormire ho tenda, materassino e sacco a pelo: sempre all'aperto. Cerco il contatto con la natura, per questo vivo bene il silenzio e i social li uso poco.

Ma almeno una telefonata a casa la fai?

Sì, però a casa sono molto tranquilli. Mia mamma mi ha spronato tanto a partire: nei momenti di dubbio è stata lei a convincermi. A proposito di genitori: con me ho un fischietto, lo uso per aprire e chiudere le tappe. Faccio sempre tre fischi. È un fischietto che mi ha regalato mio padre quando avevo 4 anni, l'ho sempre conservato ed è il mio richiamo a casa, al legame con la mia famiglia. Si chiama Arturo!

Quante borse servono per partire alla volta di un viaggio così impegnativo e lungo, in cui però si ha decisamente poco spazio a disposizione?

Ho due borse dietro abbastanza grandi da 40 litri, due dry bag davanti chiuse con delle cinghie, una borsa sul manubrio con la tenda legata sotto attraverso delle corde e una borsa centrale. È importante caricare parecchio davanti piuttosto che dietro, dà stabilità maggiore sulla bici: ma questo l'ho capito dopo! I materiali antipioggia li tengo sempre più a portata di mano, qualora dovesse iniziare a piovere repentinamente. Ho due cambi per pedalare, la calzamaglia in lana, due termiche in lana, due felpe, copriscarpe, cinque paia di guanti, un K-Way pesante e uno più leggero. Non è neppure una borsa: saranno 10 litri in tutto di vestiti.

Banalmente: come li lavi?

Nelle fontanelle! Oppure ne approfitto quando vengo ospitato. Per esempio in Turchia già mi hanno lavato le cose due volte. Di base preferisco avere il reparto notte sempre pulito.

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Tu quindi ogni sera monti la tenda, la mattina la smonti, la ricarichi in bici e ti rimetti in viaggio a pedalare?

Sì. Io il viaggio lo vedo un po' come fosse un ricamo che porti avanti giorno dopo giorno. C'è un filo invisibile da seguire, anche se non lo vedi, ma sai che si arriverà alla fine. Questo mi dà fiducia, mi spinge ad andare avanti, a superare i momenti no.

Ce ne sono stati fino a ora?

Ho avuto una serie di sfortune! In Italia dopo 4 giorni ho spaccato il portapacchi, quindi ho dovuto aspettare che arrivasse quello nuovo. Poi ho rotto la tenda e l'ho cambiata. Poi ho preso una bronchite acuta in Croazia, sono dovuto stare fermo 10 giorni. Poi si è rotto un paletto della tenda, che al momento è ancora rotto! Poi sono stato fermo a Istanbul due settimane ad aspettare un pacco che non arrivava. Sono cose che mi hanno messo alla prova. Diciamo che queste pause non sono il massimo, considerando che sono partito da poco. Mentalmente questi imprevisti fanno tanto. Ma è anche questione pratica: significa accumulare un mese di ritardo e arrivare con un mese di ritardo in posti dove con questo slittamento troverai temperature diverse da quelle preventivate. Ora in Mongolia potrei trovare -20 gradi, invece di -10.

Inconvenienti a parte, cosa stai provando in questa prima parte di viaggio?

Il mio è un viaggio molto spirituale: sono appassionato di filosofia orientale che mi ha anche aiutato in momenti personali di disagio e sofferenza. È un viaggio di trasformazione interiore per imparare a star meglio e lo faccio in un momento in cui comunque ho già lavorato su me stesso. Ora riesco a vedere le cose da un punto di vista più maturo. Sono stato vittima di bullismo e la bici è stata la mia fonte di sicurezza. Ora aiuto la Fondazione Carolina a parlare di questo tema. Prende il nome da ragazza che si è suicidata e suo padre ha fondato l'associazione. Il messaggio che voglio dare è l'importanza di affidarsi a figure di riferimento: parlare con un genitore, un familiare, un professore, uno specialista. Dietro un gesto grande come il giro del mondo c'è un messaggio universale di amore verso la vita, di luce, di fiducia nel prossimo. Tra l'altro la mia bici si chiama Stella, perché ho sempre dato molta fiducia all'universo e le stelle indicano i sogni, le cose irraggiungibili. La Fondazione Carolina guarda caso ha come simbolo proprio una stella e Carolina era un'appassionata di astrofisica. Tutto torna!

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