Estate della Staycation: un italiano su due resta a casa per questione di soldi (e non è per forza un male)
Parlando tra colleghi o tra amici, l'argomento principale di questi giorni è per forza di cose la vacanza estiva: chi parte per il mare, chi fa il viaggio progettato per una vita intera, chi va alla scoperta di una capitale, chi scappa dal caldo e si dirige in montagna. Ma statisticamente parlando, in ogni comitiva c'è anche chi resta a casa. Lo dicono i numeri: quest'anno un italiano su due (per la precisione il 48,5%) non ha in programma alcuna vacanza, non si sposterà dalla propria città, non si allontanerà da casa. Si tratta di almeno 24,2 milioni di persone. Per loro è stato coniato un termine specifico. Si parla di Staycation., parola composta da stay cioè rimanere e vacation dunque vacanza.
E se da un lato per qualcuno la staycation è vissuta come un momento di assoluta nullafacenza e di riposo, per altri è una sorta di turismo locale a chilometro zero alla scoperta del proprio territorio, in cui concentrarsi sulla propria città e i dintorni, facendo attività che normalmente non si ha tempo di fare o godendosi bellezze date per scontate quando si è calati nella routine lavorativa. Sì, quindi, a escursioni, passeggiate, tour gastronomici: si fa il turista nella propria zona, ma senza turisti nei paraggi. C'è anche una terza opzione: chi parte sì, ma per chiudersi dentro un resort di lusso servito in tutto, coccolato, senza doversi neppure rifare il letto, facendo come massima fatica solo spostarsi dalla piscina alla sauna.
La Staycation per molti è una scelta obbligata: questione di soldi, per dirla in breve. Secondo una ricerca realizzata da Tecnè per Federalberghi, il 52,8% degli intervistati rinuncia alla partenza per motivi economici. Seguono problemi organizzativi in famiglia (25,7%), motivi di salute (24,5%), impegni lavorativi (10,4%). C'è anche un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, semplicemente la sposta in un altro periodo dell'anno. La rinuncia riguarda soprattutto gli over 65 e i pensionati: il 67%. Questo racconta di un Paese in difficoltà, dove lo svago è comunque percepito come un extra, qualcosa di cui si può fare a meno. Le vacanze sono diventate un lusso, un indicatore delle difficoltà economiche e della generale precarietà, dove vince il bisogno di risparmiare per salvare il bilancio familiare. La vacanza è il costo da tagliare, per non dover venir meno con affitto, bollette, mutuo e altre necessità.
Ma la Staycation può essere anche una scelta consapevole, una modalità alternativa per trascorrere l'estate distaccandosi dalla generale frenesia del partire, del fare la valigia, del postare sui social, del farsi vedere attivi, impegnati. D'estate scatta una sorta di ansia sociale che spinge a farsi vedere felici a tutti i costi, fenomeno che i social amplificano: perché sulla piazza di Instagram è d'obbligo farsi vedere in vacanza, in posti da sogno, intenti a divertirsi. In realtà non deve essere così per forza, anche se la società dell'immagine, dell'apparenza, delle vite perennemente esposte online ci ha insegnato questo. Si collega la vacanza a un'idea di successo e benessere, dunque chi non parte è additato come perdente e fallito.
Come ha spiegato a Fanpège.it la psicologa Fabiana Sanseverino, ognuno ha i suoi ritmi e bisogna ascoltarli, non è la strada giusta adeguarsi a ciò che fanno gli altri, assecondare le loro aspettative. La dottoressa ha chiarito: "In estate ci si sente in dovere di vivere lentamente e di divertirsi perché tutti lo fanno. In verità, però, bisognerebbe decidere di trascorrere il proprio tempo in relazione a ciò che fa stare bene. Non deve essere per forza qualcosa di divertente, può essere anche qualcosa di produttivo per se stessi, come sviluppare un progetto, dedicarsi alla famiglia, fare beneficenza. Ancora oggi, inoltre, sembra che sia obbligatorio andare in vacanza. Se, però, non mi va di organizzare nulla, per quale motivo dovrei sentirmi in colpa?". Vissuta in questa ottica costruttiva e propositiva, anche la Staycation ha il suo perché, svincolato dai doveri, dagli obblighi, senza la paura del giudizio sociale.