I costumi dell’Odissea di Nolan non sono storicamente accurati ma concettualmente perfetti

Scrivere l'Odissea non deve essere stata impresa facile: ma neppure dirigerla. A Christopher Nolan sono serviti due anni e mezzo di lavoro per trasformare il poema omerico in un film. Il progetto si è concretizzato avvalendosi di un cast stellare, sviluppando le riprese tra Marocco, Grecia, Italia, Scozia e Islanda, facendo accurate ricerche storiche e archeologiche. E dopo aver conquistato il botteghino e la critica, ora il regista punta dritto agli Oscar.
Ancora prima che approdasse sul grande schermo, non erano mancate le critiche: il ruolo di Elena di Troia affidato a Lupita Nyong'o (attrice nera) a molti aveva fatto storcere il naso. E una volta nelle sale, il dibattito si è accentuato ancora di più, dividendo gli storici, gli appassionati di mitologia, i critici cinematografici. Al centro della questione: l'accuratezza storica, l'aderenza al poema originale. Come ogni riscrittura, anche l'Odissea è stata sottoposta a modifiche, interpretazioni personali, adattamenti: Omero non è immune a questo processo, inevitabile per fini narrativi o per esigenza di copione banalmente. Nolan si è preso le sue libertà nella trama e nella visione dei personaggi: lo ha fatto anche sul fronte dei costumi, affidati a Ellen Mirojnick (candidata all'Oscar per il film Oppenheimer).
Per il film sono stati realizzati oltre 5.300 costumi, ma più che ricreare fedelmente un'epoca, il regista ha puntato su un immaginario senza tempo, allineato alla psicologia dei personaggi, al loro percorso. Ci sono concetti ben chiari che trovano la loro trasposizione negli abiti. È per questo che l'armatura di Ulisse poco vicina a quella tradizionale micenea si deteriora insieme a lui, che Penelope indossa pochi ma ben specifici colori, che Calipso veste oggetti marini che sembrano appena stati portati a riva dalle onde, che Elena è pesantemente ricoperta d'oro. Tutto ha senso, anche se magari non trova posto tra le righe di Omero. Quello di Nolan è un immaginario che attinge a epoche diverse e ci restituisce l'universalità di un'opera, di una visione valoriale, di un mondo unito.

"Ha un'avversione per i cliché cinematografici sull'antichità – ha detto Ellen Mirojnick a Vogue a proposito di Nolan – Non cercavamo un'ambientazione storica, ma un'epoca senza tempo. Ogni costume doveva trasmettere allo spettatore moderno l'atmosfera di quel mondo. L'estetica si basava sulla consistenza, sul peso e sull'erosione del tessuto". Lo staff si è concentrato quindi sull'impiego di pochi tessuti in particolare: il lino, il cuoio e il bronzo, essenziale per le armature dei soldati e per quella di Ulisse, l'eroe della guerra di Troia.
Per lui (interpretato da Matt Damon) la sfida era da un lato mostrare il suo invecchiamento, dall'altro lasciare immutata la sua aura eroica: "La sfida creativa è sempre stata quella di permettere al pubblico di percepire il suo deterioramento senza perdere la sua essenza, ciò che lo definiva veramente". È un uomo rimasto lontano da casa 20 anni: ciò che indossa racconta morte, coraggio, fatica, brutalità, amore, mancanza, senso di colpa, tantissime emozioni tutte insieme. La sua è un'armatura di bronzo opaco, scuro, pesante, ossidato, ammaccato, la sintesi di tante avventure, di tante battaglie.
Decisamente più splendente e curata è l'armatura di Antinoo, interpretato da Robert Pattinson, che indossa abiti scintillanti con rifiniture di pelliccia: "Tutti questi uomini restano seduti lì per anni ad aspettare di diventare re, sperando di diventarlo, quindi si mettono in mostra al meglio". È tutta apparenza: quel luccichìo dell'armatura non rispecchia la sua reale anima, quella di uomo codardo ed egoista, che segue solo i propri interessi. E che dire dell'armatura imponente di Agamennone, il re di Micene, con corazza e elmo futuristici: quest'ultimo frontalmente sembra un teschio, posteriormente ha un dettaglio d'oro, una specie di spina dorsale.

Atena di Zendaya è semplice e sobria: la dea è avvolta in un manto di lino color avorio con cappuccio. In quanto consigliera di Ulisse "la sua presenza doveva semplicemente scivolare attraverso quel tipo di autorevolezza composta". La silhouette della veste sembra proprio quella delle candide statue antiche. Diverso il ruolo di Caplipso (Charlize Theron) nella vita del guerriero e diverso dunque anche il suo outfit. È colei che trattiene Ulisse sulla sua isola per sette anni, ma non è rappresentata come una seduttrice: "I suoi costumi sono radicati nella realtà dell'ambiente a cui è connessa, ovvero la natura, l'eternità e l'isolamento. Tutto ciò con cui copre il suo corpo è di natura pratica". Il suo abito è infatti sormontato da uno strato di rete, usato per pescare, che sembra essere stato trovato a riva e annodato al corpo. Pratico è anche il look di Circe (Samantha Morton): "Ha accumulato i manufatti di ogni singolo viaggiatore che ha varcato la sua porta e li indossa con grande orgoglio. Questo definisce l'immagine che proietta di sé quando arrivano gli uomini".

La costumista ha adottato un approccio diverso nei confronti delle regine mortali. Elena (Lupita Nyong'o) si porta addosso la "colpa" di aver scatenato la guerra: indossa un abito fatto di metallo intessuto d'oro, una specie di pesante armatura da ben 14 chili. E che dire della fedele e devota Penelope (Anne Hathaway), icona di immobilità e furbizia, mentre Ulisse incarna il movimento. Indossa il blu e il rosso: "Sono anche i colori della casa e del regno di Itaca. Volevamo assicurarci che non sembrasse in lutto per la morte del marito. Era pur sempre la regina" ha spiegato la costumista a WMagazine. Per tutti i ruoli femminili, quindi, si è scelto un filone ben preciso: "La cosa più importante di queste donne è che avevano uno scopo". Per Telemaco (Tom Holland) i costumi raccontano di un ragazzo che sta per diventare uomo, che sta cercando il suo posto nel mondo, la sua identità: è pronto a crescere, a trovare la propria strada, difatti alla fine del film è vestito da nuovo re e non più da combattente alle prime armi.