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I pavoni di Punta Marina nelle foto di Nicolas Brunetti: “La convivenza è possibile, si lamentano in pochi”

Nicolas Brunetti ha voluto testimoniare la vita coi pavoni di Punta Marina, senza allarmismi. Le sue foto dell’invasione sono state riprese dalla stampa estera.
Intervista a Nicolas Brunetti
Documentary Photographer
A cura di Giusy Dente
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Ph. Nicolas Brunetti
Ph. Nicolas Brunetti

In questi giorni c'è un argomento che ha monopolizzato del tutto giornali e tv. Si tratta dei pavoni di Punta Marina! Il caso ha catalizzato un'attenzione al di là di ogni aspettativa arrivando persino alla stampa estera: The Guardian, Times e Cnn. Complici i social, sono diventati virali video e foto di questa località della Riviera romagnola, dove è in corso qualcosa di singolare: un'invasione di pavoni che va avanti da anni. Questi uccelli sono presenti a decine: girano per le strade, si vedono indisturbati sui tetti, saltano di balcone in balcone. Sono cittadini a tutti gli effetti! Una parte della popolazione vive con disagio la situazione: troppo rumore, una convivenza impossibile a detta di qualcuno. E in queste settimane il problema si è accentuato perché gli uccelli sono entrati nella stagione degli accoppiamenti e le grida sono diventate insopportabili. Ma c'è chi non è d'accordo con questa narrazione caotica che tiene banco in rete. Il fotografo Nicolas Brunetti si è recato sul posto per dare la sua versione dei fatti e ha in parte smentito il racconto che così tanto sta divertendo in rete, che circola su Instagram e TikTok anche sotto forma di meme e parodie. La sua versione è quella di un Documentary Photographer e la domanda che pone con le sue immagini è: siamo capaci di accettare che il rapporto con la natura non è sempre silenzioso e a volte mette in crisi le nostre abitudini?

Le foto che hai scattato a Punta Marina cosa raccontano?

Vedevo un sacco di video ironici, grotteschi, divertenti, vedevo persone lamentarsi. La Vita in Diretta è riuscita a intervistare proprio le persone che si lamentano. Per questo io ho deciso di fare una scelta etica: andare a vedere la situazione di persona per capirla. Lì i pavoni ci sono da tanti anni. Io sono di Cesena, abito a 30 minuti da Punta Marina: conoscevo la storia del posto. Ho parlato quindi con Cristina Franzoni, la referente di CLAMA, l'associazione animalista impegnata sin dall'inizio nel monitoraggio e nella convivenza non violenta coi pavoni. Lei è stata chiamata da tante TV, che poi alla fine tagliavano la sua intervista, facendo vedere solo la gente che si lamentava.

Ph. Nicolas Brunetti
Ph. Nicolas Brunetti

Quindi volevi far vedere l'altro lato della medaglia? Non è poi così tanto il malcontento: volevi dire questo?

Esattamente. Io sono dalla parte dei pavoni, nel senso che io sogno una convivenza pacifica uomo-natura. Alla fine lì non c'è stata una migrazione, i pavoni li ha portati l'uomo anni fa, alcune leggende dicono 50-40 anni fa. Ho parlato anche con un ornitologo che me lo ha confermato. La verità è che l'uomo vuole gli animali perché è bello, ma va bene solo finché stanno al loro posto, finché non sporca, finché non fa rumore. In realtà se vai a fare un giro a Punta Marina, la gente è contenta. Il vero problema che ho riscontrato e che porta la gente a lamentarsi, è quando gli si dà da mangiare. Io ho provato a fare anche una cartina di Punta Marina, loro hanno un'area che usano come fosse il loro habitat naturale, dove possono cacciare perché trovano insetti, serpenti, bacche e  tutto ciò di cui si nutrono. Però ovviamente se invece di cacciare, la gente gli dà il mangiare, allora è ovvio che si avvicinano. A breve ci sarà un censimento e si saprà il numero preciso di pavoni. Sarebbe brutto se li cacciassero. Non sono pericolosi, fanno rumore solo nel periodo di accoppiamento, ma comunque chi vive in una zona di mare è già abituato coi gabbiani.

Ph. Nicolas Brunetti
Ph. Nicolas Brunetti

Questa tua passione per la fotografia quando è nata? Quando hai deciso di farne una professione? 

In verità ho cominciato a scattare veramente tardi, perché io ho un background da ragioniere contabile. Nel 2017 ho deciso di licenziarmi perché ero stufo della mia vita e ho iniziato a viaggiare. Sono partito per il Nepal e ho comprato una Reflex senza saperla nemmeno usare. Ho partecipato a un concorso di National Geographic e sono arrivato in finale, quindi sono partito col botto. All'inizio facevo fotografie di viaggio; la natura e il documentario li ho scoperti invece negli anni.

Ph. Nicolas Brunetti
Ph. Nicolas Brunetti

Essere un fotografo documentarista significa avere una vocazione al racconto della realtà. Come lo vivi, nell'era dell'Intelligenza Artificiale, dell'alterazione, in cui è difficile distinguere vero e falso?

Sì, hai assolutamente ragione. Non è facile, però non mi scoraggio. L'intelligenza artificiale non sostituirà del tutto i progetti, le foto. Dobbiamo continuare a lottare per la verità, per l'etica, per delle foto reali, non modificate e non generate. Ovviamente sono comode per certe pubblicità, per i brand che vogliono fare un po' di marketing risparmiando dei soldi. Secondo me, però, è fondamentale l'aspetto etico: nel raccontare le storie i fotografi o anche i videomaker devono usare media reali. Ci credo tanto nell'etica: magari pagherà meno, ma a me rende felice dentro, sono soddisfatto, mi appaga più questo.

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