Zanzare e punture, il dermatologo Mercuri smentisce un mito: “Non esiste il sangue più dolce, conta l’odore”

C’è chi riesce a trascorrere un’intera serata all’aperto senza una puntura e chi, invece, diventa il bersaglio preferito delle zanzare fin dal primo giorno d’estate. Ma si tratta davvero di una semplice impressione? Dietro questa apparente ingiustizia estiva si nascondono spiegazioni scientifiche che riguardano il nostro organismo, dagli odori prodotti dalla pelle alla quantità di anidride carbonica che emettiamo. Abbiamo approfondito il tema con Santo Raffaele Mercuri, primario in Dermatologia all'IRCCS Ospedale San Raffaele, che ha spiegato a Fanpage.it perché alcune persone attirano più zanzare, quali sono i rimedi davvero efficaci contro prurito e gonfiore e quando una puntura richiede l’attenzione di uno specialista.
Perché alcune persone sembrano essere punte dalle zanzare molto più spesso di altre? Esistono davvero caratteristiche fisiche o biologiche che le rendono più "attraenti" per questi insetti?
Sì, questa impressione ha una base scientifica. Le zanzare non scelgono a caso: usano una combinazione di segnali, soprattutto l’anidride carbonica che emettiamo respirando, il calore corporeo, l’umidità, il sudore e alcune sostanze volatili prodotte dalla pelle e dal microbiota cutaneo. In altre parole, ogni persona emette una sorta di "firma odorosa" diversa, e alcune firme risultano più attrattive per le zanzare. Negli ultimi anni è stato osservato che le persone più attrattive possono produrre quantità maggiori di alcuni acidi carbossilici nelle emanazioni cutanee. Queste sostanze derivano anche dall’interazione tra sebo, sudore e microrganismi presenti sulla pelle. Non è quindi corretto dire che una persona ha il “sangue più dolce”: il punto è soprattutto ciò che arriva ai sensi della zanzara prima della puntura, cioè odori, calore e CO₂. Anche fattori come sudorazione, temperatura cutanea, attività fisica recente e produzione di anidride carbonica possono aumentare temporaneamente l’attrattività. Nel contesto italiano va ricordato che la zanzara tigre, Aedes albopictus, è particolarmente rilevante: punge spesso di giorno, può pungere ripetutamente ed è una delle principali responsabili del fastidio legato alle punture in ambiente urbano.
Qual è la reazione normale a una puntura di zanzara e quando invece è opportuno rivolgersi a un dermatologo?
La reazione normale è una piccola area arrossata, rilevata e pruriginosa, spesso sotto forma di pomfo o papula. Di solito compare rapidamente dopo la puntura, può aumentare nelle ore successive e tende a risolversi spontaneamente in pochi giorni. In alcuni soggetti la reazione può essere più evidente, soprattutto se esiste una maggiore sensibilizzazione alle proteine presenti nella saliva della zanzara. Questo non significa necessariamente che ci sia una patologia: può rientrare nella variabilità individuale della risposta cutanea. È opportuno rivolgersi a un dermatologo quando le lesioni sono molto estese, molto dolorose, persistenti, bollose, con croste importanti, oppure quando si ripetono in modo sproporzionato rispetto alle comuni punture. Una valutazione è utile anche se il prurito porta a grattamento intenso, escoriazioni, eczema o sospetta sovrainfezione, per esempio con aumento progressivo di rossore, calore, dolore, secrezione o croste giallastre. Se invece compaiono sintomi generali, come orticaria diffusa, gonfiore di labbra o palpebre, difficoltà respiratoria, senso di svenimento, febbre importante o rapido peggioramento dello stato generale, è indicata una valutazione medica urgente.
Perché le punture provocano prurito e gonfiore?
Quando la zanzara punge, non si limita a "bucare" la pelle: mentre cerca il sangue, inocula saliva. La saliva contiene molecole che aiutano l’insetto a nutrirsi, per esempio ostacolando la coagulazione e facilitando il pasto di sangue. Per il nostro sistema immunitario, però, molte di queste proteine salivari sono sostanze estranee. Nei soggetti sensibilizzati possono attivare i mastociti cutanei, cellule immunitarie presenti nella pelle, che rilasciano mediatori dell’infiammazione, tra cui l’istamina. Il risultato è vasodilatazione, aumento della permeabilità dei piccoli vasi, accumulo locale di liquido nel derma e stimolazione delle fibre nervose del prurito. Clinicamente questo si traduce nel classico arrossamento con gonfiore e prurito. In alcune persone compare anche una fase più tardiva, con papule pruriginose che raggiungono il massimo dopo 24- 36 ore e poi regrediscono gradualmente. Questa fase riflette una risposta infiammatoria più prolungata. Per questo due persone punte nello stesso momento possono avere reazioni molto diverse: non cambia solo la zanzara, cambia anche la risposta immunologica della pelle.
Fare una croce sulla puntura con le unghie è uno dei rimedi più diffusi della tradizione popolare. Ha una qualche base scientifica o si tratta semplicemente di un mito?
È soprattutto un rimedio popolare. Non c’è una vera base dermatologica per "fare una croce" sulla puntura: non si eliminano tossine, non si neutralizza la saliva della zanzara e non si accelera la guarigione. L’unico possibile effetto è temporaneo: la pressione dell’unghia può generare una piccola sensazione dolorosa o meccanica che, per alcuni secondi o minuti, distrae dal prurito. Questo rientra nei meccanismi generali di interazione tra prurito, dolore e stimoli meccanici cutanei. Però non cura la reazione infiammatoria, che è dovuta alla risposta immunitaria verso componenti della saliva della zanzara. Il problema è che premere con l’unghia, soprattutto se si insiste o se la pelle è già irritata, può creare microlesioni, escoriazioni e favorire una sovrainfezione batterica. Per questo, dal punto di vista medico, è meglio evitare questo gesto e preferire misure semplici ma più sicure, come freddo locale, detersione e, se necessario, trattamenti antipruriginosi adeguati.
Quali sono i rimedi che possono davvero offrire sollievo?
Il rimedio più semplice e con miglior razionale è il freddo locale. Un impacco freddo o ghiaccio avvolto in un panno, applicato per circa 10 minuti, può ridurre temporaneamente prurito e gonfiore perché abbassa la risposta infiammatoria locale e attenua la trasmissione degli stimoli nervosi del prurito. Le indicazioni sanitarie consigliano di lavare la zona con acqua e sapone, applicare freddo e non grattare. Se il prurito è importante, i trattamenti più razionali sono specifici prodotti: una crema cortisonica blanda per pochi giorni, quando appropriata, oppure un antistaminico orale nei soggetti con reazioni più pruriginose o multiple. Le review sulle reazioni da puntura di zanzara indicano infatti corticosteroidi topici e antistaminici di seconda generazione come principali opzioni sintomatiche.
E quali invece sono inutili o addirittura sconsigliati?
L’aloe può dare una sensazione lenitiva, soprattutto se si usa un prodotto semplice, non profumato e ben tollerato. Tuttavia, per le punture di zanzara l’evidenza specifica è limitata: non la considererei una terapia vera, ma un possibile lenitivo su cute integra. Va evitata se brucia, irrita o se la persona ha già avuto dermatiti da prodotti vegetali o cosmetici, perché anche l’aloe, pur essendo generalmente ben tollerata, può raramente causare dermatite allergica da contatto. L’ammoniaca merita una distinzione. Esiste uno studio controllato, seppur piccolo e datato, in cui una soluzione ammoniacale diluita ha ridotto i sintomi immediati da puntura di Aedes aegypti. Quindi non è corretto dire che sia completamente priva di razionale. Però questo riguarda formulazioni specifiche, diluite e pensate per uso cutaneo, non l’ammoniaca domestica o prodotti concentrati, che possono essere irritanti o caustici. In pratica: eventualmente solo prodotti commerciali specifici, usati come indicato, mai ammoniaca per pulizie, mai su cute escoriata, vicino agli occhi o sulle mucose. Invece, il bicarbonato è controverso. Alcune fonti divulgative sanitarie, come il CDC statunitense, indicano che una pasta di bicarbonato e acqua può ridurre il prurito in alcuni casi; altre fonti sanitarie, come NHS, lo classificano tra i rimedi casalinghi poco utili o da non raccomandare. Dal punto di vista dermatologico, non lo metterei tra i rimedi di prima scelta: può essere provato occasionalmente su cute integra, per poco tempo e poi risciacquato, ma se irrita va sospeso. L’aceto lo sconsiglierei come rimedio abituale. Non ci sono buone evidenze che migliori realmente la puntura di zanzara e può bruciare o irritare, soprattutto se la cute è già grattata o escoriata. Lo stesso vale per limone, alcool, dentifricio, oli essenziali non diluiti e preparazioni “fai da te” aggressive: spesso danno una sensazione momentanea di fresco o bruciore, ma possono peggiorare la dermatite irritativa.
Grattare una puntura può peggiorare la situazione? Quali rischi si corrono?
Sì, grattare può peggiorare la situazione. Il grattamento dà sollievo immediato perché sostituisce temporaneamente il prurito con uno stimolo meccanico o doloroso, ma allo stesso tempo danneggia la barriera cutanea e può mantenere attiva l’infiammazione. È il classico circolo prurito- grattamento: più ci si gratta, più la pelle si irrita, e più può tornare il prurito. Il rischio più frequente è creare piccole escoriazioni. Queste microferite possono diventare porta d’ingresso per batteri normalmente presenti sulla pelle, con possibile impetiginizzazione o sovrainfezione. Segni da non sottovalutare sono aumento progressivo di rossore, calore, dolore, gonfiore, secrezione, croste giallastre o strie rosse che si estendono dalla lesione. Inoltre, nei soggetti che si grattano molto, le punture possono lasciare esiti più persistenti: croste, macchie post-infiammatorie, piccole cicatrici o ispessimento della pelle nelle aree traumatizzate ripetutamente. Per questo il consiglio più utile è intervenire presto sul prurito, con freddo locale e, quando serve, terapia antipruriginosa adeguata, invece di aspettare che il grattamento trasformi una reazione banale in una piccola dermatite escoriata.