Fabio Fognini oggi: “Non posso più correre per colpa della caviglia. Gioco a golf, a volte a padel”

Il tennis è stato, è e sarà la vita di Fabio Fognini. L'ex campione azzurro dopo il ritiro dalle scene nella scorsa estate non ha potuto più riprendere la racchetta con continuità e costanza. Questo perché quei problemi cronici alla caviglia che lo hanno tormentato nella fase finale della sua carriera si sono fatti sentire. Nel podcast "Served with Andy" del suo ex avversario e collega Roddick, l'ex vincitore del torneo di Monte Carlo ha parlato della sua nuova vita, e delle attività sportive che oggi pratica.
Fognini e i problemi alla caviglia cronici dopo il ritiro
Dopo l'esperienza a Ballando con le Stelle, Fognini si è reinventato oggi anche sui social dove spesso e volentieri commenta i risultati più importanti del momento. Il legame con il tennis dunque resta fortissimo, pur non riuscendo più a praticare con continuità lo sport della sua vita: "Sono perfetto in questo momento. Voglio dire, faccio di tutto, ma non gioco più a tennis, al massimo lo faccio tre volte l'anno".
Perché Fognini non può giocare più a tennis
Il motivo di questo è legato anche ai problemi fisici, con la sua caviglia che continua a tormentarlo come nella fase finale della carriera. Fognini ha spiegato: "Non posso correre per via della caviglia, ma faccio tutto il resto. Gioco a golf. Gioco a padel a volte. Non sono un grande fan del padel, ma il golf è davvero bello". Impossibile pensare di poter giocare sul dolore ora che non è più un professionista, con i danni alle caviglie che nonostante gli interventi chirurgici hanno compromesso la sua attività attuale.
Un incubo dunque per Fognini che a tal proposito ha raccontato anche come siano stati duri gli ultimi tre anni della sua carriera alle prese con l'infortunio. Riusciva a giocare Fabio, ma poi aveva bisogno di tempistiche lunghe per recuperare: "Gli ultimi tre anni della mia carriera sono stati davvero duri a causa dell'infortunio e soprattutto del ritorno dopo l'infortunio. Se vincevo una partita, poi avevo bisogno di 10 giorni per recuperare. Il corpo lo sentiva".
I difficili ultimi anni di Fognini
E tutto è diventato ancor più difficile quando il ligure è dovuto ripartire da tornei minori, dove il ritmo era durissimo e si giocava con maggiore continuità: "Sognavo di giocare i grandi tornei, perché a 36-37 anni i Challenger erano davvero duri. Accettare le conseguenze, specialmente nei Challenger, perché la maggior parte dei ragazzi lì hanno 18, 20 anni, crescono molto in fretta, e tu devi giocare con ragazzi più giovani di 20 anni. Il corpo lo sentiva. Devo essere più veloce ma se vado veloce per una partita, poi il recupero per la seconda partita è diverso rispetto a prima. E poi due partite, tre partite, giocavo la finale del Challenger la settimana prima, ma ero stanco morto. Dicevo ‘vado a casa ragazzi, perché ho bisogno di 10 giorni di recupero'. Quindi penso che questo sia stato l'ostacolo più duro negli ultimi tre anni. Mi allenavo e dentro di me ero molto calmo al riguardo, perché dicevo: "Ok, vorrei anche divertirmi", no? Ma una cosa è divertirsi giocando una grande partita contro Carlos a Wimbledon, anche perdendo. Ma giocare una semifinale di un Challenger, senza offesa, era davvero dura. Questa è la situazione in cui mi trovavo".