Aryna Sabalenka: “A 13 anni chiesi a mio padre di non venire più, mi faceva sentire come fossi una cattiva figlia”

Aryna Sabalenka si sta godendo le vacanze assieme al compagno e futuro marito, l'imprenditore brasiliano di origini greche Georgios Frangulis, documentando i suoi momenti di relax a mare con numerosi post sui social. Tra una nuotata e l'altra, la numero uno al mondo è tornata in patria a Minsk, in Bielorussia, dove ha rilasciato un'intervista a margine di una inaugurazione di alcuni campi da tennis. Molto toccante la parte dedicata al suo rapporto coi genitori, in particolare suo padre Sergey, morto all'improvviso nel 2019 a 43 anni, quando lei ne aveva 21. La Sabalenka ha raccontato che chiese al padre di non assistere alle sue partite, perché temeva di deluderlo. In seguito se ne pentì: Sergey morì senza aver visto le sue grandi vittorie.
Aryna Salabenka ricorda il rapporto col padre: "Quello sguardo, mi sembrava che fosse la fine del mondo"
I ricordi scorrono davanti agli occhi quando viene chiesto ad Aryna se è vero che da ragazzina chiese ai genitori di non venire ai suoi match. "Sì, avevo circa 13-14 anni. Riguardava soprattutto papà. Lui poteva anche solo guardare e preoccuparsi per me, senza neanche arrabbiarsi, ma a me sembrava sempre che fosse arrabbiato. Non volevo deludere i miei genitori. Quando vedevo quello sguardo, mi sembrava che fosse la fine del mondo, che fossi una cattiva figlia e che non sarei riuscita a fare niente. Per questo gli ho chiesto di non venire più, per non avere un tale stimolo emotivo".

Una decisione che oggi Aryna tuttavia rimpiange: "Sì, i rimpianti sono tanti. Ma era l'infanzia. Intorno ai 17 anni sono diventata molto vicina a papà, ho capito il suo carattere. Quando cresci, guardi molti momenti con i genitori in modo diverso, certe cose ti arrivano. E ci sono i rimpianti. Mi dispiace di non essere riuscita a portarlo a nessun torneo, anche se lo progettavo. Quando perdi una persona cara, i rimpianti sono sempre tanti. Ricordi litigi stupidi e inutili. E saresti disposta a dare tutto per riavere indietro il tempo, e semplicemente sederti accanto a lui".
Le discussioni da bambina con la sua prima allenatrice: "Mi arrabbiavo, ero molto orgogliosa"
La ‘Tigre di Minsk' aveva dimostrato fin da piccola di avere un bel caratterino. La sua prima allenatrice, Elena Vergeenko, in passato aveva raccontato che discuteva con lei quasi fin dai primi allenamenti. "Ero decisamente un tipo difficile da bambina – spiega Aryna – In campo ero impaziente, e all'epoca tutti i nostri esercizi erano basati sul palleggio continuo, sul ‘fare muro' come lo chiamavamo allora. Probabilmente mi arrabbiavo per questo quando mi venivano mossi dei rimproveri. E in più ero molto orgogliosa. Per questo non andavamo d'accordo. Certo, abbiamo lavorato insieme per molto tempo, ma alla fine mi ha detto che era testarda quanto me ed è per questo che non abbiamo completato quel percorso insieme".

La ‘nuova' Sabalenka ha capito che serve un atteggiamento diverso nei confronti della sua squadra: "Non posso dire di discutere molto con il mio team o di non essere d'accordo sulle cose. Ci sono momenti, certo, in cui mi sembra di avere più ragione io, ma nella maggior parte dei casi ascolto e applico. È una questione di fiducia. Quando ti fidi del tuo team e di chi ti circonda, quando si è sulla stessa lunghezza d'onda, questi problemi di solito non si pongono nemmeno".