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Toto Wolff ora vuole cambiare l’ADUO in F1: “Solo un costruttore dovrebbe beneficiarne”, non la Ferrari

Il team principal della Mercedes fissa la linea sull’ADUO in Formula 1 2026: per Wolff lo strumento deve servire solo a chi è davvero in difficoltà con la power unit e non può diventare l’occasione per permettere alla Ferrari di colmare il gap e ribaltare la gerarchia attuale.
A cura di Michele Mazzeo
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La pausa del Mondiale apre la fase più delicata della Formula 1 2026: quella degli sviluppi. Ed è qui che torna al centro l'ADUO, il meccanismo pensato dalla FIA per concedere margini extra a chi è rimasto indietro sul fronte power unit. In teoria serve a evitare voragini tecniche, in pratica rischia di spostare gli equilibri del campionato. Ed è proprio questo il punto su cui Toto Wolff ha deciso di esporsi.

Il team principal della Mercedes, oggi squadra di riferimento del campionato, ha messo subito un confine politico prima ancora che tecnico: "Il principio dell'ADUO è permettere ai team che sono in difficoltà con la power unit di recuperare terreno, ma non di superare gli altri". È la sintesi perfetta della posizione di Brackley: aiutare chi è davvero in crisi sì, usare la norma per rimettere in corsa i rivali diretti no.

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Il bersaglio, neanche troppo implicito, è la Ferrari. A Maranello da settimane si ragiona sull'ADUO come sull'unica finestra utile per ridurre il gap dalla Mercedes sul motore, tanto più in una stagione in cui la classifica racconta già una gerarchia precisa, con Antonelli e Russell davanti a tutti e le Rosse, che nell'ultimo round si sono trovate davanti anche le McLaren motorizzate Mercedes, costrette a inseguire. Proprio per questo Toto Wolff insiste sul fatto che la FIA debba muoversi con rigore assoluto e senza lasciare spazio a letture, a suo dire, opportunistiche del regolamento.

Il numero uno della scuderia tedesca restringe il campo dei possibili beneficiari: "Per come la vedo io, c'è un costruttore di motori che ha un problema e dobbiamo aiutarlo, mentre gli altri sono più o meno sullo stesso livello". Secondo l'austriaco dunque non esistono le condizioni per allargare il beneficio a chi oggi vuole usare l'ADUO per fare un salto prestazionale, ma soltanto per la Honda. E infatti aggiunge: "Sarei molto sorpreso e anche deluso se le decisioni sull'ADUO interferissero con la gerarchia competitiva".

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Dietro questa linea dura c'è anche un altro tema, meno esplicito ma già pesante negli equilibri del 2026. Dal 1° giugno entreranno infatti in vigore le nuove modalità FIA di controllo del rapporto di compressione: il limite resterà fissato a 16:1, ma sarà verificato anche attraverso test a caldo, mentre dal 2027 il controllo sarà effettuato solo nelle condizioni operative a 130°C. La modifica è stata approvata dalla FIA a fine febbraio dopo i riscontri emersi nei test e nelle prime gare.

È un dettaglio regolamentare solo in apparenza. Perché nei mesi scorsi proprio il tema del rapporto di compressione era finito al centro dei sospetti nel paddock attorno al vantaggio Mercedes. Non esiste però alcuna certezza sul fatto che questo cambio di criterio penalizzerà davvero Brackley, né su un eventuale impatto prestazionale. Ma è evidente che, in un contesto del genere, l'idea di vedere anche i rivali diretti aiutati dall'ADUO verrebbe letta da Mercedes come un doppio riequilibrio tecnico e politico.

Per questo Toto Wolff insiste soprattutto su precisione, trasparenza e integrità sportiva. Il suo ragionamento è semplice: chi ha lavorato meglio non può essere rimesso sullo stesso piano da una norma nata per limitare i buchi tecnici più gravi. In altre parole, la Mercedes non contesta l'esistenza dell'ADUO, ma il rischio che venga usato per riaprire artificialmente una lotta che, fin qui, la nuova F1 2026 ha raccontato in modo piuttosto chiaro.

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