Perché Kimi Antonelli a 11 anni fu scartato dalla Ferrari e finì in Mercedes: la spiegazione di Arrivabene

La domanda è tornata di attualità dopo il dominio di Kimi Antonelli a Monte Carlo che gli è valso la quinta vittoria consecutiva in Formula 1 e uno scatto importante in vetta al mondiale piloti della F1 2026: com'è possibile che il talento italiano più forte della sua generazione, nato a Bologna e cresciuto nella Motor Valley, non sia finito in Ferrari ma sia diventato il simbolo della Mercedes? La risposta, adesso, arriva anche da Maurizio Arrivabene, l'uomo che all'epoca era a capo della scuderia di Maranello.
L'ex team principal Ferrari, intervistato dal Quotidiano Nazionale all'indomani della gara del GP di Monaco, ha spiegato perché nel 2018 il Cavallino decise di non affondare il colpo sull'allora giovanissimo 11enne bolognese, nonostante la segnalazione arrivata da Giovanni Minardi e l'interesse di Massimo Rivola, oggi CEO di Aprilia Racing in MotoGP ma all'epoca responsabile della Ferrari Driver Academy.

Arrivabene spiega perché la Ferrari disse no ad Antonelli
"Nel mio ultimo anno in Ferrari, nel 2018, Antonelli aveva 10-11 anni", ha raccontato Arrivabene. Ad essere in discussione in quel momento, secondo lui, non era il talento del bambino (già emerso nei kart), ma il contesto: "In quel periodo la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani. Parlo non da team principal, ma in riferimento all'azienda" ha difatti proseguito il 69enne bresciano.
Una spiegazione che conferma quanto già raccontato a Fanpage.it dal papà di Kimi, Marco Antonelli. Il giovane pilota, che nella sua esperienza kartistica era già nell'orbita del Cavallino Rampante, era stato notato da Rivola, aveva avuto un contatto con Maranello e aveva anche provato il simulatore riservato ai ragazzi dell'Academy. Poi, però, la valutazione si fermò: "Dissero che era troppo piccolino".
Arrivabene aggiunge inoltre un altro dettaglio importante, la precocità di Kimi Antonelli: "Anche oggi non sarebbe così semplice mettere sotto contratto un ragazzino di talento di 11 anni, come è ad esempio il figlio di Kimi Raikkonen, Robin". In pratica Ferrari si accorse già allora del talento di Antonelli, ma non ritenne di avere gli strumenti adeguati per inserirlo subito da bambino in un percorso strutturato.

Poco dopo, però, arrivò la chiamata di Toto Wolff. E lì la storia cambiò. Mercedes decise di prendersi il rischio, lo inserì nella propria Academy e costruì su di lui un percorso lungo, protetto, senza bruciare le tappe. Lo stesso Kimi, nell'intervista concessa a Fanpage.it nel 2022, aveva raccontato di essere entrato nell'orbita Mercedes quando era ancora piccolissimo, riconoscendo al manager austriaco e al team il merito di aver creduto in lui molto presto. E non aver mai smesso di farlo.
Sta qui infatti ciò che Gian Carlo Minardi, in una recentissima intervista ai nostri microfoni, ha sintetizzato con la frase più dura: "Se fosse andato in Ferrari, oggi probabilmente non sarebbe in Formula 1". Non una bocciatura di Maranello in assoluto, bensì la fotografia di due modelli diversi: Ferrari più prudente, Mercedes pronta a scommettere.
Arrivabene, però, non chiude la porta al futuro: "Antonelli avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari". Una frase che suona più come un augurio che come una previsione. Perché oggi Kimi è l'uomo che l'Italia aspettava da anni. Solo che, per ora, vince con la Mercedes.