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Nicolò Bulega: “L’etichetta di nuovo Valentino Rossi era pesante. La MotoGP con lui sarebbe una rivincita”

Nicolò Bulega è nel momento più bello della sua carriera, dopo aver perso tutto adesso ha la possibilità di tornare in MotoGP di nuovo con Valentino Rossi.
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Ci sono vittorie che valgono più dei trofei. Per Nicolò Bulega quella più importante è aver rimesso insieme i pezzi della propria carriera. Dopo essere stato considerato da giovanissimo uno dei talenti più luminosi del motociclismo italiano, il pilota emiliano ha attraversato anni complicati tra Moto3 e Moto2, schiacciato dalle aspettative, dai risultati che non arrivavano e da una pressione che, come racconta oggi, finiva per condizionare anche la sua vita privata.

Oggi, però, lo scenario è completamente cambiato. Bulega domina il Mondiale Superbike con Ducati, ha ritrovato serenità e consapevolezza e il suo nome è tornato con forza tra i candidati per un posto in MotoGP nella prossima stagione. In questa intervista a Fanpage.it racconta cosa significhi sentirsi finalmente arrivato nel momento migliore della propria carriera, ripercorre gli anni più difficili, parla del rapporto con il padre, del possibile ritorno nel mondo di Valentino Rossi e non nasconde l'emozione all'idea di poter chiudere un cerchio che sembrava essersi spezzato.

Dopo aver vinto 21 gare consecutive in questa stagione (che salgono a 25 considerando la fine della stagione passata), Nicolò non riesce a vincere la ventiduesima volta di fila in Gara 1. Si arrende a uno straordinario Lecuona e chiude secondo, ma risponde da campione nella Superpole Race e in Gara 2, dimostrando, ancora una volta, che la SBK è roba sua. Adesso il suo vantaggio sul compagno di squadra è di 133 punti con ancora quattro tappe da disputare.

La concentrazione di Nicolò Bulega.
La concentrazione di Nicolò Bulega.

Nicolò, un anno fa mi raccontavi che il tuo sogno era meritarti una possibilità in MotoGP, ma arrivandoci davvero pronto, non soltanto per esserci. Oggi stai dominando il Mondiale Superbike. Quanto sei soddisfatto della stagione che stai vivendo?
Dieci. Negli ultimi due anni avevamo costruito le basi per arrivare a questo livello, ma tra programmare una stagione e riuscire davvero a farla così c'è una differenza enorme. Siamo cresciuti tutti: io, la squadra e anche Ducati, che quest'anno ci ha dato una moto ancora migliore rispetto a quella già competitiva dell'anno scorso. Eravamo già vicini al titolo nel 2025, perso anche per un po' di sfortuna. Quest'anno, facendo tutti uno step in avanti, siamo diventati davvero molto forti. Vincere praticamente tutto è la dimostrazione del lavoro fatto.

Qualcuno sostiene che tu stia dominando perché mancano avversari all'altezza. Ti dà fastidio?
No, mi fa sorridere. Io non direi mai a un avversario che vince soltanto perché gli altri non sono forti. Se uno è più forte bisogna riconoscerlo. Dire che vinco perché non ho avversari significa anche sminuire se stessi. A me, sinceramente, queste cose danno ancora più motivazione.

Bulega in pista con la sua Ducati.
Bulega in pista con la sua Ducati.

Tra tutte le vittorie di quest'anno quale porterai sempre con te?
Dal punto di vista emotivo sicuramente Misano. Non avevo mai vinto lì in Superbike e sapevo che amici e famiglia avevano organizzato una festa nel caso ci fossi riuscito. Sentivo quella pressione positiva e credo sia stato il weekend più bello della mia carriera. Come prestazione pura, invece, scelgo Gara 2 in Australia. Pioveva, ero convinto che sul bagnato qualcuno potesse togliermi la tripletta. Invece sono stato il più veloce anche lì e ho vinto con grande margine. Quella gara mi ha dato tantissima fiducia.

Quanto sei cambiato rispetto a un anno fa?
La differenza più grande è la sicurezza in me stesso. Arrivare a un weekend sapendo di poter vincere tutte e tre le gare cambia completamente il modo in cui affronti il lavoro. Quando credi in te stesso, nella squadra e nella moto, tutto diventa più naturale.

Nel 2017 eri considerato da molti il nuovo Valentino Rossi. Quanto ha pesato quella etichetta?
All'inizio mi faceva piacere. Avevo vinto praticamente tutto da ragazzino e tanti dicevano che ricordavo Valentino anche nel modo di fare. Poi, quando i risultati non sono arrivati, quella stessa etichetta è diventata pesante. La gente vede soltanto quello che succede in pista e non tutte le dinamiche che possono esserci dietro. In Moto3 ero diventato troppo alto e pesante per una categoria dove il fisico conta tantissimo. In Moto2 ho trovato altre difficoltà, sia tecniche sia ambientali. Tutto questo mi ha fatto soffrire molto.

Bulega festeggia una vittoria in pista.
Bulega festeggia una vittoria in pista.

Hai detto più volte che quelli tra il 2020 e il 2021 sono stati gli anni più duri. Quanto hanno inciso anche sulla tua vita privata?
Tantissimo. Quando sai fare soltanto questo e dedichi tutta la tua vita alle moto, i risultati diventano inevitabilmente parte della tua serenità. Ero abituato a stare davanti e improvvisamente mi ritrovavo sempre nelle ultime posizioni senza riuscire a uscirne. Quando tornavo a casa non riuscivo a staccare. Non ero sereno. Ancora oggi, quando qualcosa non va, continuo a pensarci anche fuori dalla pista. Credo sia normale quando tieni così tanto a quello che fai.

Poi è arrivata la Superbike.
Mi ha restituito serenità. Ho ritrovato le persone giuste e ho ricominciato a crescere anno dopo anno. Mentalmente oggi sono completamente diverso rispetto a quel ragazzo.

Oggi si parla di un tuo possibile ritorno in MotoGP con il team VR46. Che effetto ti fa?
Sarebbe la chiusura di un cerchio. Credo che nessuno abbia mai fatto Moto3, Moto2, Supersport, Superbike e poi MotoGP. Sarebbe una storia bellissima e una grandissima rivincita per me. Ma non basta arrivare in MotoGP. Una volta lì bisogna dimostrare di meritarsela, altrimenti arriva subito l'effetto boomerang di chi ti dice che era meglio restare in Superbike.

Sarebbe anche un ritorno accanto a Valentino Rossi, dopo la separazione dall'Academy.
Dal punto di vista umano non ci sono mai stati problemi. Quando ci siamo separati avevamo semplicemente idee diverse e soprattutto mancavano i risultati. Oggi torno spesso al Ranch, ci vediamo, ceniamo insieme e con i ragazzi dell'Academy ho un ottimo rapporto. Se dovesse succedere, la vivrei come una seconda possibilità per tutti. Loro avevano creduto in me quando ero ragazzino e io sognavo di essere lì. Sarebbe bello riprendere quella strada e vedere fin dove possiamo arrivare.

In questi anni è cambiato anche il rapporto con tuo padre, che da manager è tornato a essere semplicemente tuo padre.
Dal punto di vista personale non è cambiato nulla. Ci sentiamo tutti i giorni e continuo a chiedergli consigli. A livello professionale, però, sentivo il bisogno di affidarmi a una struttura diversa. È stata una scelta difficile, ma credo fosse quella giusta.

Bulega con il tricolore sul podio.
Bulega con il tricolore sul podio.

Chiudiamo con la MotoGP. Chi vedi favorito per il titolo?
Bezzecchi è velocissimo, ma giocarsi un Mondiale è tutta un'altra cosa. Servono costanza, sangue freddo e una squadra perfetta. Ogura mi sta impressionando tantissimo perché sta andando davvero forte. Però, se dovessi puntare un euro, probabilmente lo metterei ancora su Martín. Quando c'è da accontentarsi e pensare al campionato ha già dimostrato di saperlo fare.

Quando tagli il traguardo ti capita mai di pensare al bambino che correva in minimoto?
Più che un momento preciso, sono tanti piccoli ricordi. Mio nonno, mio padre, i primi giri con la minimoto, le trasferte in camper. Nessuno poteva sapere che tutto questo sarebbe diventato il mio lavoro. È stata una scommessa vinta, poi persa e adesso, forse, vinta un'altra volta. E la cosa più bella è che ho ancora soltanto 26 anni. Spero che il meglio debba ancora arrivare.

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