Tornare a Misano Adriatico, sull'incrocio tra via Ca’ Raffaelli e via Tavoleto è una stretta al cuore. È sul quel tratto della strada provinciale che è morto Nicky Hayden: il 17 maggio 2017 l'impatto con l'auto che lo sbalzò dalla bicicletta e il ricovero in ospedale; cinque giorni, il 22 maggio, il decesso del pilota americano nell'ospedale Bufalini di Cesena. "Kentucky kid", 35 anni, se ne andò senza mai più aprire gli occhi, vittima delle lesioni subite nell'incidente avvenuto – ironia della sorte – nei pressi del circuito dove il rombo dei motori è di casa come il sapore della piadina. Nei pressi di quella bretella di asfalto che mescola sogni, sudore, adrenalina a martello tra le "pieghe" della carriera che nel 2006 lo vide trionfare e conquistare il titolo Mondiale a discapito dell'amico-nemico, Valentino Rossi.

Solo perché il "dottore" fece un ruzzolone a Valencia, dicono i tifosi del "46" e quanti sminuirono la vittoria iridata. "Io questo titolo l’ho meritato. Ricordate che la pista non mente mai", replicava Hayden col sorriso sulle labbra e il dolce sapore del successo stampato sul viso di ragazzo che ha trasformato i disegni di bambino in realtà. Voleva essere un pilota di moto, c'è riuscito, conoscendo la grandezza e l'oblio.

Inforcare il mezzo gli regalava sensazioni uniche. Non sono cose che si possono spiegare, lui ci provava e descriveva così l'emozione che sentiva correre lungo la schiena: "In pista è come ballare insieme alla tua moto, seguirla e muoverti con lei". E adesso Nicky continua a danzare chissà dove, da lassù, gettando ogni tanto uno sguardo a quell'incrocio maledetto dove trovò la morte mentre era in piedi sui pedali. Non rispettò lo stop e un giovane al volante di una Peugeot lo travolse.

L'uomo che lo investì (un 31enne di Morciano) è stato processato con rito abbreviato e condannato a un anno con pena sospesa. Secondo la Procura la tragedia era avvenuta per un concorso di colpa: Hayden si era immesso in via Tavoleto da via Ca’ Raffelli senza rispettare lo stop – come testimoniato da alcuni filmati – ma il giovane al volante viaggiava a una velocità di poco superiore rispetto ai limiti di velocità (72,8 km all’ora anziché ai 50). E forse quella sciagura poteva essere evitata.