Lando Norris e l’intervista surreale al Guardian sotto il controllo del suo manager: “Non decido io”

Più che per il prestigioso riconoscimento ricevuto, la premiazione di Lando Norris ai Laureus World Sports Awards 2026 rischia di essere ricordata per quello che il campione del mondo della Formula 1 non ha detto. O, per essere più precisi, per quello che non gli è stato permesso di dire. Perché l'aspetto più clamoroso dell'intervista concessa alla testata britannica The Guardian non sta nelle sue parole sul titolo vinto, sulle difficoltà superate o sul valore del premio appena incassato (che non ha preso di persona data l'assenza alla cerimonia tenutasi a Madrid), ma nel momento in cui il britannico viene fermato sul più bello dal suo stesso management.
Quando arrivano le domande sui regolamenti F1 2026, su Max Verstappen e su George Russell, Norris non si tira indietro, non prova a svicolare, non sceglie il silenzio. Al contrario, lascia intendere di voler rispondere. Ma a bloccarlo sono proprio gli uomini che lavorano per lui, quelli che dovrebbero assisterlo e tutelarlo, non certo parlare al posto suo o impedirgli di esprimersi. Ed è proprio questo il dettaglio che trasforma una normale intervista blindata in un episodio surreale.

Il colloquio con Donald McRae era nato per celebrare il premio conquistato da Norris, nominato "Breakthrough of the Year" ai Laureus, cioè la "rivelazione dell'anno", ma è finito per consegnare un'immagine completamente diversa del pilota della McLaren. Non quella del campione premiato accanto ai grandi nomi dello sport mondiale, bensì quella di un pilota pronto a rispondere eppure costretto a fermarsi perché chi lo rappresenta decide al posto suo fin dove può spingersi. E così, più ancora del trofeo ricevuto, a restare impressa è la frase che racconta meglio di ogni altra il cortocircuito andato in scena: "Non sono io il capo".
Secondo il racconto del giornalista inglese, infatti, prima dell'intervista era stato chiarito che alcuni argomenti sarebbero stati off-limits: il rapporto con Verstappen e Russell, ma soprattutto il tema più delicato del momento, quello delle nuove regole tecniche della Formula 1. Quando McRae decide comunque di toccarlo, dal telefono lasciato sul tavolo interviene il manager di Norris per ribadire che su quel punto non si può andare. Poi un altro membro dell'entourage del pilota presente nella stanza prova a chiudere tutto richiamando il tempo ormai scaduto.

L'episodio prende poi una piega ancora più imbarazzante. Perché Norris non dà l'impressione di voler evitare la domanda. Anzi, davanti all'insistenza del cronista, dice chiaramente: "Va bene. Sono felice di rispondere a questa domanda". Ma anche in quel momento viene fermato da uno dei suoi uomini. E allora la sua successiva ammissione, "Non sono io il capo", finisce per suonare ancora più pesante, perché detta da un campione del mondo mentre viene di fatto zittito da persone che, in teoria, lavorano per lui.
Quelle domande sono rimaste senza risposta non perché Norris abbia scelto la prudenza evitando di esporsi sul regolamento F1 2026, tema su cui peraltro in passato era già stato molto duro definendo le nuove monoposto un passo indietro rispetto al recente passato, o perché erano in corso dei tavoli tecnici di revisione di quelle regole, bensì perché non gli è stato consentito di parlare da chi dovrebbe limitarsi a curarne gli interessi. Un paradosso che rende l'intervista del Guardian molto più di una semplice conversazione controllata, la rende surreale dato che Lando Norris non è stato censurato da chi lo paga, da un avversario o da un organismo esterno, ma dal suo stesso management.