Kimi Antonelli, il cappellino della Ferrari e la sua reazione imbarazzata: perché non corre in rosso
Quando la marea rossa ha travolto il tracciato di Monza per un attimo sembrava che a vincere il Gran Premio fosse stata la Ferrari. Invece tutti erano in festa per Andrea Kimi Antonelli che con la sua Mercedes sta riscrivendo la storia della Formula 1: si è preso il primo posto partendo dalle retrovie con una rimonta sensazionale e alla fine di è tuffato tra le braccia del pubblico di casa che lo ha celebrato come se fosse uno dei loro eroi. E, come se non bastasse, hanno cercato di mettergli in testa un cappellino rosso con il logo del cavallino rampante come una sorta di richiamo.
D'altronde il giovane bolognese è cresciuto a pochi chilometri da Maranello e in tanti si chiedono perché la Ferrari non lo abbia accolto da ragazzino, quando il suo talento ha cominciato a sbocciare. Sta di fatto che Antonelli ha spezzato l'ennesimo tabù vincendo a Monza, sessant'anni dopo l'ultimo italiano, ed è riuscito nell'impresa di mandare in delirio perfino i ferraristi, chiaramente tifosi di un team rivale.
Il delirio per Antonelli e quel cappellino rosso
L'inno di Mameli risuona con grande orgoglio a Monza, in uno dei tracciati più iconici del Mondiale di Formula 1. Non si sentiva da troppo e per ascoltare di nuovo quelle note è servito il talento e la freschezza di un ventenne che corre come se fosse già un veterano. Dopo aver sollevato il trofeo si è lanciato in un crowdsurfing sulla folla vestita di rosso e qualcuno gli ha anche appoggiato sulla testa un cappellino della Ferrari: Antonelli era emozionato ma anche visibilmente in imbarazzo per tutta quell'attenzione e per il gesto dei tifosi che sperano un giorno di vederlo con quei colori. Il pilota italiano sembra impacciato anche perché cose del genere possono creare qualche problema con le squadre, dato che nei contratti spesso esistono clausole che vietano di promuovere brand o team rivali per evitare spiacevoli incidenti diplomatici con gli sponsor e veicolare immagini che possono dare problemi.
Perché Antonelli non corre con la Ferrari
La tentazione di quell'appassionato apre però a una domanda: perché la Ferrari non si è accorta prima di Kimi Antonelli? Un talento cresciuto praticamente in casa, che oggi è tra i migliori al mondo, ma che corre con il team dei grandi rivali. A Maranello il suo nome era ovviamente noto fin dai primi successi e la verità è stata raccontata da chi in quegli anni gestiva la scuderia di Maranello. Arrivabene, per citarne uno, era stato brutalmente onesto nel corso di un'intervista abbastanza recente: "In quel periodo la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani". A 11 anni Antonelli correva nei kart con il marchio Ferrari e la sua strada sembrava tracciata, ma come confermato dall'ex team principal non c'era modo di coltivare un talento così, considerato troppo giovane per fare una valutazione corretta. Secondo Toto Wolff la Ferrari avrebbe impiegato troppo tempo per capire la forza del ragazzo che nel frattempo si era diretto verso Mercedes.
Cosa sarebbe successo se la storia fosse andata diversamente? La folla in delirio a Monza ci dà un buon indizio, ma non è detto che Antonelli sarebbe stato così impattante. In un'intervista con Fanpage.it l'ex pilota Valsecchi sostiene che non partire in Ferrari sia stato un grande aiuto per lui: "Guarda già la pressione che a volte ha Leclerc, nonostante abbia dimostrato di essere vincente in Formula 1. Pensa un pilota giovane italiano in Ferrari l'anno scorso, con una macchina che faceva pochi risultati. Avrebbe magari fatto una stagione pessima come quella di Hamilton e pensa cosa gli avrebbe fatto la stampa, i media e il pubblico. Siamo stati fortunati che sia andato in Mercedes. È vero, sono rivali, ma è sbocciato in un ambiente più sereno. Soprattutto Toto Wolff gli ha dato tranquillità e protezione quando ne aveva bisogno". La scelta alla fine si è rivelata corretta, ma il futuro è tutto da scrivere: la tentazione Ferrari è lì dietro l'angolo, ma secondo Hamilton la storia con Mercedes non finirà così presto.