Hamilton non vuole più usare il simulatore F1 Ferrari: “Ogni volta mi manda nella direzione sbagliata”

Il rapporto tra Lewis Hamilton e la Ferrari entra in una fase delicata. Dopo il weekend complicato del GP di Miami di Formula 1 2026, il sette volte campione del mondo ha deciso di cambiare metodo di lavoro: prima della prossima gara in Canada non userà il simulatore Ferrari di Maranello. Una scelta netta, spiegata dallo stesso pilota britannico dopo aver vissuto un fine settimana in cui la preparazione virtuale non ha trovato riscontro in pista.
Il 41enne di Stevenage era arrivato a Miami dopo settimane di lavoro al simulatore, sfruttando anche la lunga pausa del Mondiale dovuta allo stop del calendario dopo il GP del Giappone. L'obiettivo era chiaro: arrivare sul circuito della Florida con una base di assetto già definita, soprattutto in un weekend Sprint, dove il tempo per correggere la macchina è ridotto al minimo. Il risultato però è stato opposto rispetto alle attese.
"Ad essere sincero, penso che il simulatore mi stia davvero mandando nella direzione sbagliata, quindi credo che per ora lo disattiverò e proverò a fare un giro senza", ha infatti detto dopo le qualifiche. Il problema, secondo lui, non è il lavoro in fabbrica in sé, ma la correlazione: ciò che la macchina sembra fare nel mondo virtuale non coincide con ciò che poi accade sull'asfalto.

Il problema di Hamilton: assetto provato a Maranello, Ferrari diversa in pista
A Miami la SF-26 di Hamilton non gli ha dato le sensazioni attese. Il britannico ha raccontato di aver trovato una Ferrari poco reattiva in ingresso curva e con troppo sottosterzo nella parte centrale della curva. In sostanza: la macchina non girava come avrebbe voluto. E in un fine settimana Sprint, con una sola sessione di prove libere prima delle qualifiche, partire con una base sbagliata significa trascinarsi dietro il problema per tutto il weekend.
"In definitiva, è sempre una questione di correlazione. La proviamo, poi andiamo in pista e la macchina si comporta in modo diverso quando si è in pista", ha spiegato Hamilton. Poi il passaggio più indicativo: "Ogni volta simuli la pista, ti prepari per il circuito, guidi e metti a punto la macchina in un certo modo, e poi arrivi in pista e quell'assetto non funziona".

Per questo, prima di Montreal, il pilota Ferrari farà un passo indietro. Non romperà il lavoro con la squadra, continuerà a partecipare alle riunioni tecniche in fabbrica, ma eviterà il simulatore. "Quindi non userò il simulatore da qui alla prossima gara (il GP del Canada, ndr). Continuerò ad andare alle riunioni in fabbrica e cose del genere, ma per un po' mi allontanerò dal simulatore e vedrò come va".
Il riferimento non è casuale. Hamilton ha ricordato che il suo miglior weekend dell'anno, quello della Cina, era arrivato senza una vera preparazione al simulatore, perché il calendario non aveva lasciato tempo per tornare a Maranello dopo l'Australia. Da qui l'idea di tornare a un approccio più istintivo, più legato alle sensazioni della pista.

Il quadro però resta complesso. A Miami la sua gara è stata condizionata anche dal contatto al primo giro con Franco Colapinto, che ha danneggiato la SF-26 numero 44 togliendogli carico aerodinamico. Ma il punto sollevato da Hamilton va oltre l'episodio: riguarda il modo in cui prepara i weekend e il confronto interno con Charles Leclerc, che sulla stessa macchina continua a sembrare più efficace.
Per la Ferrari il tema è sensibile. Il simulatore è oggi uno strumento centrale in Formula 1, soprattutto con test in pista sempre più limitati. Se Lewis Hamilton sente che quel lavoro lo porta fuori strada, il problema non è soltanto tecnico: riguarda anche la fiducia del pilota nel metodo con cui sta cercando di avvicinarsi al limite della SF-26.