A marzo lasciare liberi Lewis Hamilton e Charles Leclerc era giusto. Erano entrambi all'inizio della stagione, entrambi convinti di potersi giocare il Mondiale, entrambi abbastanza veloci da pensare di essere il riferimento della Ferrari.
A settembre, però, continuare a fare finta che nulla sia cambiato non è più prudenza. È una scelta.
Anzi, è proprio questo il punto: Fred Vasseur ha deciso di non decidere. E Monza ha semplicemente tolto il coperchio.
Hamilton prova a infilarsi all'interno alla Prima Variante, Leclerc difende, i due si ostacolano e Lewis perde posizioni. Poco dopo Charles finisce a muro. Nel frattempo Antonelli parte diciannovesimo, rimonta, vince e porta il suo vantaggio su Hamilton a 76 punti. Il contrasto è quasi crudele.
Perché Hamilton e Leclerc non sono il problema della Ferrari. Sono due piloti che fanno esattamente ciò che fanno due piloti convinti di essere il numero uno: difendono il proprio spazio.
Lewis ha sette Mondiali e non è arrivato a Maranello per fare da scudiero. Charles è il pilota attorno a cui Ferrari ha costruito anni di progetto e non ha alcuna intenzione di consegnare quel ruolo al nuovo arrivato. Dove sarebbe la sorpresa?
La sorpresa, semmai, è pretendere che siano loro a risolvere spontaneamente una questione che dovrebbe risolvere chi sta sopra di loro.
Il lavoro di un team principal non è impedire a due campioni di voler essere il numero uno. È decidere cosa succede quando entrambi vogliono esserlo nello stesso momento.
E qui Ferrari ha cominciato a perdere pezzi già prima di Monza. In Cina lasciarli correre aveva senso. In Canada il confronto interno aveva già iniziato a diventare sensibile. A Barcellona, quando la squadra ha preso una decisione chiara, il risultato è arrivato. In Ungheria non ha scelto chi aiutare nel Mondiale: ha scelto però di aiutare Leclerc a togliere due punti al compagno che in quel momento era messo meglio in classifica. A Zandvoort, invece, l'esitazione nel gestire Hamilton dietro a Charles è costata tempo e probabilmente anche un podio.
Poi arriva Monza e tutto esplode. Lewis dice che in Mercedes esistevano regole d'ingaggio scritte. In Ferrari, no.
Vasseur continua a ripetere che era "troppo presto" per scegliere. E allora la domanda, caro Fred, diventa inevitabile: troppo presto rispetto a cosa?
A marzo era troppo presto. A giugno era discutibile. A Zandvoort cominciava a essere tardi. Dopo Monza non è più presto: il Mondiale ha già deciso al posto suo. Hamilton è a -76 da Antonelli, Leclerc a -112. E Ferrari è ormai a 122 punti dalla Mercedes anche tra i Costruttori.
E non regge nemmeno l'altra giustificazione: "il team deve pensare al bene della squadra". Certo che deve farlo. Ma allora bisogna spiegare perché il non scegliere abbia finito per costare punti anche alla squadra.
In Cina il duello tra i due piloti ha aperto la porta a Russell. A Zandvoort Ferrari ha perso tempo prezioso mentre Hamilton aspettava dietro Leclerc. A Monza i due si sono ostacolati alla prima curva e la Ferrari ha chiuso il weekend di casa con appena 8 punti contro i 43 della Mercedes.
E c'è un dettaglio che rende il confronto ancora più impietoso. Proprio a Zandvoort Mercedes ha fatto esattamente il contrario: ha invertito Antonelli e Russell per evitare che i suoi due piloti perdessero tempo combattendosi tra loro e massimizzare i punti per il Costruttori. Non ha scelto chi fosse più importante. Ha scelto cosa fosse più utile alla squadra in quel momento.
È questo che Ferrari continua a confondere. Non serviva necessariamente scegliere formalmente un numero uno e un numero due. Serviva stabilire regole chiare, priorità e limiti. Perché non scegliere è comunque una scelta. E spesso è quella che costa di più.
Vasseur temeva che una gerarchia anticipata potesse danneggiare la Ferrari. Il problema è che ha aspettato così tanto che, alla fine, la cosa più dannosa è stata proprio non averne una. Chapeau!