Hamilton e Leclerc scoprono come Schumacher anticipava gli ingegneri Ferrari: lo racconta Fraboni
La Ferrari ha scelto Michael Schumacher per cominciare la marcia verso il GP d'Italia. Alla vigilia di Monza, Maranello ha pubblicato sui social un video dedicato all'eredità del sette volte campione del mondo, per celebrare i 30 anni dalla sua prima stagione in rosso. Lewis Hamilton e Charles Leclerc vengono portati tra monoposto e componenti dell'epoca per ascoltare il racconto di chi Schumacher lo ha visto lavorare davvero.
Tra loro c'è Luigi Fraboni, oggi responsabile delle operazioni e dell'elettronica della Power Unit Ferrari e, nel 2005, ingegnere motorista di Schumacher nei weekend di gara. Ed è proprio una sua testimonianza dell'epoca a spiegare uno degli aspetti che rendevano speciale il tedesco: Michael riusciva a modificare alcuni parametri del motore prima ancora che gli ingegneri gli chiedessero di farlo.
Perché Michael Schumacher anticipava gli ingegneri Ferrari
"Michael è molto preciso", racconta Fraboni, spiegando come chi lavorava con lui dovesse alzare continuamente il proprio livello. Schumacher voleva conoscere i dati e analizzava con i tecnici ogni aspetto del motore. Ma la parte più sorprendente arrivava durante la gara: grazie ai comandi sul volante poteva intervenire su diversi parametri e, secondo Fraboni, spesso lo faceva autonomamente, prima della comunicazione dal box.
Il dettaglio va letto senza trasformarlo in leggenda. Gli ingegneri disponevano della telemetria in tempo reale, Schumacher aveva però un’altra fonte di informazioni: ciò che sentiva al volante. Se le gomme perdevano aderenza poteva cambiare la risposta del motore per rendere la vettura più guidabile. Era lo stesso Fraboni a utilizzare proprio questo esempio.
Qui sta il punto. Schumacher non era soltanto il destinatario delle indicazioni del muretto: era parte attiva del processo tecnico. Non era "più veloce della telemetria": riconosceva il problema nel momento in cui lo avvertiva e sapeva quale strumento usare per correggerlo. La velocità diventava così anche capacità di diagnosi.
E non è un ricordo isolato. Anni dopo Ross Brawn indicò proprio nella precisione con cui Schumacher descriveva ciò che accadeva alla vettura una delle sue caratteristiche più riconoscibili: era particolarmente chiaro nel distinguere cosa sentiva e quale direzione prendere nello sviluppo.
Ferrari mostra a Hamilton e Leclerc il "metodo Schumacher"
Nel video compare anche Diego Ioverno, attuale direttore sportivo della Scuderia e uomo Ferrari fin dagli anni di Schumacher. Maranello ha scelto quindi di mettere Hamilton e Leclerc davanti non soltanto alle vetture e ai simboli del passato, ma agli uomini che costruirono quell'epoca. Ioverno stesso lavorava nel racing team già nel 2003 e fu poi ingegnere del cambio nell'anno del dominio del 2004.
Il tutto alla vigilia di una Monza dedicata a Schumacher: la SF-26 avrà una livrea ispirata alla F310 del 1996 e anche le tute dei due piloti richiameranno il tedesco. Ma il messaggio più interessante del filmato è meno visibile: trent'anni dopo, il riferimento resta il suo modo di lavorare. Non semplicemente quanto fosse veloce, ma quanto riuscisse a capire la Ferrari mentre la guidava.