Il tumore provocato dal doping, da quella pratica che lo aveva trasformato in un "dio fasullo" e ha rischiato di ammazzarlo. Il nome di Lance Armstrong sarà per sempre legato alla più grande truffa della storia sportiva mondiale: vinceva tutto, nel ciclismo sembrava non avere rivali ed era fortissimo ma quelle doti erano artefatte. Sette Tour de France conquistati alzando braccia al cielo e inforcando la bici sono stati spazzati via dalla vicenda giudiziaria che lo ha travolto. Da se stesso, dalle sue responsabilità, da quella vita doppia, dal castello di bugie che aveva costruito fin da quando aveva 20 anni per diventare il più grande non è riuscito a sfuggire nemmeno sfrecciando come Eddy Merckx.

Lo facevano tutti e tutti sapevano, era il sistema che spingeva gli atleti a farlo: è stata sempre questa la sua versione dei fatti, la "giustificazione" per aver barato nella convinzione che anche senza "aiutini" avrebbe vinto lo stesso. Si sentiva il migliore ma ha accettato di sporcarsi la coscienza e la reputazione assieme alle mani. E adesso quando parli di lui null'altro ti viene in mente che associare la sua figura a un cattivo maestro. Come dire a un ragazzino: lo vedi quello lì? Ecco, non devi fare come lui.

Nell'intervista a Espn l'ex (falso) campione delle due ruote ha confessato che l'abuso di sostanze illegali gli ha causato la malattia che lo aggredì nel 1996: un cancro ai testicoli da cui è guarito, per sua fortuna. Quando si diffuse la notizia della sua patologia il mondo dello sport e gli appassionati del ciclismo si strinsero intorno all'uomo al quale la sorte s'era divertita a lanciare un bastone tra le ruote, tentando di disarcionarlo. Quel che si è scoperto in seguito ha cancellato ogni umana comprensione per chi, in fondo, se l'è cercata.

Già nella mia prima stagione da professionista assumevo il cortisone – ha ammesso Armstrong – ma l'Epo era di un altro livello. La prima volta che ho usato sostanze dopanti è stato quando avevo 21 anni. L'ho fatto in maniera consapevole, sapevo quello che stava accadendo. Ho sempre chiesto, sempre saputo e ho sempre preso le mie decisioni da solo.