Si chiama ‘Long Covid' ed è il persistere nel medio-lungo termine dei sintomi portati dalla malattia da coronavirus. Una brutta sorpresa con cui si trovano a dover fare i conti alcuni tra coloro che pure non hanno più il virus nel proprio corpo: l'organismo non è in grado di tornare alle condizioni di prima.

È quanto sta accadendo a Willy Boly, difensore del Wolverhampton che ad inizio aprile era stato contagiato dal Covid-19. Il 30enne nazionale della Costa d'Avorio ha seguito i protocolli richiesti ed è stato in isolamento fino a quando non si è negativizzato, tornando in campo da titolare il 25 aprile nella sconfitta interna dei Wolves per 0-4 contro il Burnley. Nessun problema apparente per Boly, che è rimasto in campo per l'intera durata del match.

Dopo tuttavia sono cominciati i problemi, che gli hanno impedito di allenarsi e ora lo tengono a casa in uno stato di grande debolezza. È il tecnico Nuno Espirito Santo a raccontare cosa sta succedendo a Boly, alle prese con una preoccupante tachicardia: "È in un momento difficile. La scorsa settimana non è stato in grado di allenarsi, la sua frequenza cardiaca è aumentata molto velocemente, quindi dobbiamo indagare. Sta facendo esami, analisi per vedere se c'è qualche altro problema, spero di no. È a casa a riposare e spero che migliori, ma è un caso di studio di cui tutti devono rendersi conto".

Il tecnico portoghese lancia dunque l'allarme, che tocca non solo il mondo del calcio: "Il Covid non riguarda solo la prima settimana o il primo giorno. Sono gli effetti collaterali che vengono prodotti in un periodo di tempo più lungo. Boly è a casa ma la sua energia non c'è, si sente stanco, il battito cardiaco aumenta e non riesce a sostenere il livello di allenamento che vogliamo".