
La sconfitta del Maradona ha ridimensionato drasticamente e in modo irreversibile la stagione del Milan. Sono bastati gli ultimi 90 minuti per gettare nello sconforto più totale un ambiente che fino a due settimane fa, nella pre-pausa di campionato per dar spazio ad una Nazionale che ha combinato l'ennesimo disastro in Bosnia, cullava l'idea maldestra di impensierire l'Inter e inserirsi in modo prepotente nella sfida Scudetto, sulla scia dei due derby vinti e di una cabala proprio favore di Allegri. Lo stesso Allegri che oggi dai suoi stessi tifosi è stato posto immediatamente sul banco degli imputati, quale massimo responsabile del declino rossonero nel momento più importante del campionato. Dimenticando che i mali del Milan, e ce ne sono, non stanno per nulla in panchina, bensì in altri dati e statistiche. Spietate.
#AllegriOut. A poche ore dalla sconfitta contro il Napoli che ha permesso ai partenopei di Conte di mettere la freccia e riconquistare il secondo posto in classifica, attorno al Milan sono calate le tenebre. I tifosi hanno messo in atto una campagna social contro il proprio allenatore, imputandogli colpe dirette su quanto accaduto domenica sera. A rivedere la partita, effettivamente, la squadra non è mai scesa realmente in campo, offrendosi al gioco del Napoli e subendone le peggiori conseguenze: seconda sconfitta nelle ultime tre partite, la seconda consecutiva lontano da San Siro. Tanto è bastato per far emergere il livore di una tifoseria che ha realizzato come si concluderà l'attuale stagione, delineata anche dalle dichiarazioni del tecnico. Ma Allegri, realmente quali colpe ha?

La stagione del Milan e le "colpe" di Allegri: la responsabilità è altrove
Il Milan a Napoli ha fatto il solito Milan che si vede da inizio anno. Il gioco, lo spettacolo, il divertimento per gli occhi e per lo spirito l'ha relegato in fondo al cassetto a giugno, quando ha scelto come guida tecnica Allegri. Che è fenomenale come tecnico, tra i migliori e i più vincenti in Italia ma certamente non il più esaltante per il calcio che regala al proprio pubblico. Lo dice la sua storia, lo dicono i numeri, lo dice persino lui stesso senza mai nascondersi, con una coerenza devastante con cui difende la proprietà intellettuale del "corto muso" nel calcio. Ma c'è un dato ulteriore che "scagiona" Allegri dalle ultime critiche post-Napoli: al Maradona si è anche snaturato, le ha provate tutte o quasi. È partito con due riferimenti di ruolo in area, Nkunku e Fullkrug, nel corso del match ha inserito Gimenez, Leao, Pulisic. Tutto il reparto offensivo. Che l'ha tradito: cosa poteva fare di più?

Sono altri i numeri e i dati statistici che condannano il Milan. Non Allegri. Nelle ultime quattro partite, dall'esaltazione per il derby vinto e l'ipotesi Scudetto ritornata in auge, il Milan ha tirato nello specchio della porta solamente in 12 occasioni, con una media desolante: 3 tiri nello specchio a gara. Tra le prime cinque in classifica, è la peggiore del lotto. L'Inter, che sta pagando psicologicamente vecchi fantasmi e una ThuLa a supporto zero (eccetto contro la Roma) è riuscita a fare meglio centrando i pali in 17 occasioni. Ancor più il Como di Fabregas, con 20 tiri, il Napoli con 21, la Juventus guida questa particolare statistica addirittura con 28. Peggio del Milan ha saputo fare solo la Roma che si è fermata a quota 11 ma che ha giocato ben 3 gare in più (due di Europa League e una di Coppa Italia dove ha centrato la porta in altre 10 occasioni).
A questi numeri desolanti, si aggiungano quelli della classifica marcatori, dove proprio il Milan manca all'appello nelle prime 7-8 posizioni. Il miglior realizzatore, ed è tutto dire, è Rafa Leao a quota 9, seguito da Pulisic poi ancora il vuoto, presentando un reparto ancora una volta tra i più deboli delle prime della classe. E soffermandosi al reparto offensivo, il portoghese non va a segno dal 1° marzo, l'americano addirittura da 100 giorni. E gli altri attaccanti? Il migliore è Nkunku a quota 5 (ultimo gol a inizio febbraio), Fullkrug 1 rete, Gimenez non pervenuto: che colpe dirette ha Allegri della manifesta sterilità dei suoi centravanti e giocatori offensivi?

Certamente, se una squadra non garantisce risultati il tecnico ha da sempre un peso specifico rilevante, ma non tutte le responsabilità. In questo caso, anzi, il "fattore" Allegri ha garantito proprio al Milan un campionato comunque da protagonista a fronte della rosa e del tasso tecnico che il mercato (e non solo quello di giugno) gli ha consegnato: ha giocato metà stagione senza attaccanti, ha dovuto far spesso di necessità virtù, affidandosi ad un ristrettissimo manipolo di fedelissimi (Modric, Rabiot, Maignan) con cui ha provato a tenere a galla la nave. L'obiettivo Champions è stato comunque raggiunto, e con largo anticipo.
Ha persino fatto sognare, anche per un pugno di partite, l'idea Scudetto. Ecco, forse questa è stata la sua "vera" colpa, osare più di quanto realmente non potesse. Ma leggere oggi #Allegriout in un tam-tam mediatico a suo discapito è davvero troppo: se proprio c'è qualcuno che dovrebbe lasciare il posto oggi in questo Milan, non è certo Allegri ad essere il primo della lista. Anzi.