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Processo Maradona, la figlia Gianinna accusa il medico Luque: “Ci ha manipolato” e scoppia in lacrime in aula

La figlia di Diego Armando Maradona punta il dito contro il medico Luque, accusato di aver condizionato la scelta della degenza domiciliare. Secondo l’accusa, l’assistenza fu inadeguata e decisiva per il tragico epilogo.
A cura di Vito Lamorte
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Si è svolta a San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, la terza udienza del processo sulla morte di Diego Armando Maradona, un procedimento tornato in aula dopo lo stop del 2025 causato da uno scandalo giudiziario.

Sul banco degli imputati siedono sette professionisti sanitari che seguirono l’ex campione durante la convalescenza domiciliare dopo l’operazione alla testa per un ematoma subdurale. Tra questi, il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e lo psicologo Carlos Diaz, accusati di omicidio con dolo eventuale e a rischio di pene tra gli 8 e i 25 anni.

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Momento centrale dell’udienza è stata la testimonianza di Gianinna Maradona. La figlia del Pibe de Oro, visibilmente provata, è scoppiata in lacrime mentre venivano riprodotti alcuni messaggi vocali che, secondo l’accusa, avrebbero orientato le decisioni della famiglia nei giorni decisivi.

Processo Maradona, Gianinna in lacrime accusa: "Papà doveva essere ricoverato"

Davanti ai giudici, Gianinna ha raccontato che lei e la sorella Dalma avevano preso in considerazione anche un ricovero in clinica, persino contro la volontà del padre, attraverso un intervento legale. Tuttavia, ha spiegato come l’insistenza del medico personale abbia spinto tutti verso la scelta della cura a domicilio.

"Ci ha manipolato, ci ha garantito che ci sarebbero state le apparecchiature necessarie per un ricovero serio", ha dichiarato in aula, puntando il dito contro Luque. Una ricostruzione che si inserisce nella linea accusatoria sostenuta dal pubblico ministero Patricio Ferrari, secondo cui il campione sarebbe stato lasciato senza un’adeguata assistenza sanitaria. Per l’accusa, i medici avrebbero agito con una grave negligenza, arrivando di fatto ad “abbandonare Diego alla sua sorte”.

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Diego Armando Maradona morì il 25 novembre 2020 nella sua abitazione di Tigre, a circa venti giorni dall’intervento chirurgico. L’autopsia stabilì che il decesso fu causato da un edema polmonare acuto dovuto a insufficienza cardiaca. Il cuore risultò ingrossato, con un peso doppio rispetto alla norma, e accompagnato da una cardiomiopatia dilatativa e da un accumulo significativo di liquidi nel corpo. Elementi che, secondo l’accusa, confermerebbero un quadro clinico sottovalutato e gestito in modo inadeguato.

Il processo prosegue dunque tra accuse pesanti e testimonianze cariche di emozione, nel tentativo di chiarire eventuali responsabilità nella morte di una delle icone più grandi della storia del calcio

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