La Premier League si prepara a ripartire. La data fissata in calendario per la ripresa è molto simile a quella della Serie A: tra il 12 e il 20 giugno, a 3 mesi di distanza dall'ultima partita giocata il 9 marzo scorso (Leicester-Aston Villa 4-0). Le squadre hanno ripreso gli allenamenti in base al nuovo protocollo medico per la tutela della salute degli atleti: prevenzione e controllo (a tappeto) è la soluzione adottata dai club per monitorare le condizioni dei propri tesserati. Non mancano però le forti perplessità da parte dei calciatori, sia per i casi di contagio da Covid-19 che sono stati rilevati anche nelle ultime ore sia per la percezione di insicurezza che li fa sentire vulnerabili nonostante la profilassi.

L'allerta per questo virus è una cosa molto seria – ha ammesso al Daily Mail, Eddie Howe, manager del Bournemouth che ha registrato la positività del portiere, Aaron Ramsdale, dopo un secondo test -. Posso immaginare la preoccupazione dei miei calciatori, è la stessa che sto provando io.

Nei giorni scorsi N'Golo Kantè del Chelsea s'è rifiutato di partecipare alla sedute di allenamento collettivo nel centro sportivo dei Blues. La motivazione? Sempre la stessa: il timore di contrarre il coronavirus. Una preoccupazione legittima anche alla luce del giro di tamponi effettuati sui giocatori: sono emersi altri 4 casi di positività. Si tratta di giocatori che appartengono a 3 club differenti ma al momento la loro identità è tenuta segreta.

Sono 12 nel complesso i tesserati (dai giocatori fino gli staff tecnici, compresi i dipendenti dei club) risultati positivi dopo ben 2572 esami diagnostici: 6 dopo la prima tornata, 2 dopo la seconda e 4 dopo quest'ultima. Come da protocollo, i test verranno ripetuti a breve: nella giornata di venerdì ci sarà un quarto giro ma con un numero maggiore di persone che verranno sottoposte ai controlli.