La Premier League va verso la ripartenza del campionato ma tra i calciatori sono forti le perplessità su come e quando tornare in campo dopo lo stop provocato dall'emergenza sanitaria per la diffusione dei contagi da Covid-19. L'episodio di N'Golo Kanté è solo la punta dell'iceberg, ciò che è emerso rispetto a una maggioranza silenziosa di calciatori intimoriti per la salute propria e dei loro cari. L'ennesimo caso venuto alla luce in queste ore non aggiunge elementi di serenità al dibattito.

Aaron Ramsdale, portiere del Bournemouth, è uno dei due giocatori trovati positivi al coronavirus dopo il secondo giro di test del tampone. Una situazione particolare quella dell'estremo difensore che, nell'intervista al tabloid inglese "The Sun", ha ammesso di essere risultato negativo al primo esame e poi infetto tre giorni dopo. Come è stata possibile una cosa del genere? Non riesce a spiegarlo nemmeno il giocatore che ha provato a ricostruire cosa può essere accaduto nonostante abbia preso tutte le precauzioni e seguito le prescrizioni del "lockdown".

"Lunedì scorso mi sono sottoposto al test prima di iniziare l’allenamento ed era negativo. Tre giorni dopo la mia situazione era completamente cambiata", ha ammesso Ramsdale. Ma qualcosa è andato storto. E nella catena degli eventi, nell'analisi retrospettiva dei movimenti e dei luoghi frequentati fa capire come la percezione dell'insicurezza sia pienamente giustificata considerata l'esposizione al rischio.

"Proprio per questo non ho fatto niente di pericoloso – ha aggiunto il portiere – ma azioni molto comuni come andare al supermercato oppure recarmi al distributore di benzina. Sono stato attento, come ho sempre fatto anche prima del lockdown". Dove può aver contratto il morbo? "Probabilmente sono rimasto contagiato durante un giro per i negozi".