Quando Dejan Kulusevski ha saputo che alla porta dei suo agenti aveva bussato la Juventus non ci ha pensato due volte: ha detto sì, scartando qualsiasi altri ipotesi. Aveva estimatori in Premier League e in Italia non mancavano di certo. Uno in particolare, l'Inter che si era mossa anche in anticipo rispetto ai bianconeri ma ha dovuto soccombere rispetto a una serie di motivi.

Perché Kulusevski ha detto sì alla Juve e non all'Inter

Quattro quelli essenziali: i soldi, tanti, che la società nerazzurra non poteva investire sul mercato di gennaio perché gli obiettivi sulla carta erano differenti e relativi ad altri settori della rosa. Le richieste di Conte, che preferiva calciatori ‘pronti subito' da innescare nel suo 3-5-2 (ottenendo esterni come Moses e Young, che aveva conosciuto nel corso della sua esperienza inglese, e un centrocampista del calibro di Eriksen, poi caduto i disgrazia). Il modulo e l'ambiente tattico: più congeniale quello della Juventus (allora allenata da Maurizio Sarri) rispetto al club milanese che lo avrebbe ingabbiato in compiti a lui meno congeniali. "Con Conte i movimenti e l’assetto tattico sono diversi. E il mio dubbio era proprio questo", disse una volta giunto a Torino per spiegare le ragioni della scelta. La volontà del calciatore che, alla fine, fa sempre la differenza soprattutto se la prospettiva di giocare accanto a Cristiano Ronaldo è il miglior spot possibile e poi c'è "il sinistro magico di Dybala".

Le cifre dell'operazione con l'Atalanta

Contento Kulusevski (contratto di 5 anni con stipendio netto di 2.5 milioni più bonus a salire), contenta anche l'Atalanta che dall'operazione ha ricavato un tesoretto di 35 milioni di euro più 10 di bonus. A 19 anni per il calciatore svedese di origine macedone indossare la maglia della Juve (reduce dalla vittoria di ben 9 scudetti di fila) è stato come saltare su un treno al volo, l'occasione della carriera alla quale non si può dire no, la più classica offerta che non si può rifiutare. Lui, che preferisce agire come esterno nel tridente d'attacco oppure sulla trequarti, ha risposto "presente" alla chiamata arrivata da Torino.

Tutto merito di Maurizio Sarri

Quale sia stato l'impatto con la nuova realtà è tutto in queste parole: "Quando arrivi all'allenamento non sei mai il primo ma trovi già la squadra al completo". Alla Juve non c'è più Sarri ma Andrea Pirlo, eppure è grazie al tecnico toscano se oggi la ‘vecchia signora' ha tra le proprie fila uno dei calciatori più promettenti per il futuro. "Conoscevo il suo Chelsea e il suo tipo di gioco. Anche per questo ho scelto il bianconero".

Da Gasp alla Juve con un solo obiettivo: vincere

A Bergamo era stato svezzato da Gasperini, allenatore che – proprio come Sarri – calibra uomini e schemi, condizione fisica e movimenti in campo, perfeziona l'ingranaggio perché le sue squadre sono così: devono muoversi all'unisono, con furore agonistico e raziocinio, con un ritmo tambureggiante e lo sforzo collettivo. Parma ha rappresentato un utile intermezzo dove crescere ancora un po' e attirare su di sé i riflettori. Torino è stata la svolta, il momento in cui – anche se non hai ancora vent'anni – ti volti a guardare e non li trovi. Perché non c'è più tempo per essere giovani in un club che richiede ‘testa da vecchio', personalità mai doma e un solo obiettivo: giocare per vincere. Sempre.