
La 37ª giornata di Serie A si è trasformata in un caso destinato a far discutere, generando tensioni e polemiche difficilmente prevedibili a inizio stagione. Le ultime giornate di campionato sono spesso caratterizzate da calendari flessibili e modifiche dell’ultimo minuto, ma la situazione attuale sta assumendo contorni inediti, tra cambi di orario, interventi delle autorità e reazioni molto dure da parte dei club coinvolti.
Dopo l’annuncio immediato dell’intenzione di presentare un comunicato per contestare lo spostamento del derby di Roma — e, di conseguenza, l’intero blocco di cinque partite (Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli e Roma-Lazio) — con l’obiettivo di garantire la contemporaneità tra le squadre in lotta per la qualificazione alla Champions League, sono arrivate nuove e pesanti prese di posizione direttamente da via Rosellini a Milano, che hanno ulteriormente acceso il dibattito.
Adesso siamo tutti in attesa di conoscere la risposta del TAR e quello che ne conseguirà ma nessuno ha pensato alle ricadute su chi spende soldi e anima gli stadi ogni weekend: ovvero i tifosi.

C’è tanta gente che ama questo sport e si è organizzata per vedere la propria squadra del cuore in una delle ultime uscite stagionali ma che si è ritrovata invischiata in questo teatro dell’assurdo che il calcio italiano sta vivendo ormai da diverse ore. Tra questi appassionati c’è chi si è già mosso quest’anno per seguire i propri beniamini e chi lo farà (dovrebbe farlo, ora il condizionale è d’obbligo) per la prima volta: voli, treni, hotel, biglietti per la partita e tutto quanto serve per una trasferta del genere.
Ma lo stesso discorso si potrebbe applicare anche per chi vive nelle città dove le squadre giocheranno in casa: un conto è sapere data e orario di un match per programmare tutto (lavoro, famiglia e tutto il resto) e un altro è rimanere ‘appesi’ fino a pochi giorni prima, magari scoprendo che si giocherà in un giorno lavorativo e quanto già organizzato è ormai vano.

Negli ultimi anni si è parlato spesso dell’allontanamento delle nuove generazioni dal calcio (cosa che andrebbe discussa in maniera un po’ più seria e non solo per slogan) rispetto ad altri sport ma così facendo i vertici del movimento pallonaio rischiano di giocarsi anche la pazienza di noi ‘vecchi’ appassionati. C’è un tempo e un modo per fare tutto, rispettando tutti.