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Chivu spiazza tutti prima della finale di Coppa Italia Inter-Lazio: “Vincere? A me non cambia un tubo”

Cristian Chivu sorprende tutti alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio: il tecnico nerazzurro spiega perché un altro trofeo non cambierebbe la percezione del suo lavoro.
A cura di Michele Mazzeo
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Cristian Chivu si presenta alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio senza cambiare espressione, tono e postura. Anche davanti alla possibilità di chiudere la stagione con un altro trofeo dopo lo Scudetto già conquistato, l'allenatore nerazzurro sceglie una risposta che spiazza tutti. Alla domanda su quanto il risultato dell'Olimpico possa spostare la percezione del suo lavoro, il tecnico romeno non cerca frasi di circostanza e non si nasconde dietro la retorica della grande notte: "A me non cambia un tubo di quello che sono io".

Una frase secca, quasi brutale nella sua semplicità, ma non una provocazione. Chivu la usa per togliere se stesso dal centro della scena e riportare tutto sull'Inter, sul gruppo, sui giocatori che ha trovato e sulla stagione costruita insieme. Il senso lo chiarisce lui stesso subito dopo: "Sono felice per loro, perché ho trovato una squadra che pareggia le mie ambizioni. Ho dei ragazzi con tanta voglia di essere competitivi". Il trofeo, dunque, per lui non diventa una certificazione personale. Non serve a cambiare il giudizio su ciò che è, né a trasformare la sua identità di allenatore.

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Cosa intende Chivu con "a me non cambia un tubo" prima di Lazio-Inter

Il passaggio più interessante della conferenza stampa di Chivu prima di Lazio-Inter è proprio questo. Non c'è l'allenatore che cerca legittimazione attraverso la Coppa Italia, ma un tecnico che prova a raccontare l'Inter come una squadra già strutturata, abituata a competere e capace di reggere il peso delle partite decisive. "La forza del gruppo è quella: cercare di capire quello che rappresentiamo, un club che ha costruito qualcosa di importante nella loro storia, e con loro che hanno costruito qualcosa di importante negli ultimi 5-6 anni, diventando competitivi su tutti i fronti", ha infatti spiegato.

Il tecnico nerazzurro, quindi, non nega l'importanza della finale. Semmai rifiuta l'idea che una partita possa ridurre tutto a una promozione o a una bocciatura personale. Il suo ragionamento guarda più in profondità, alla continuità di una squadra che negli ultimi anni ha imparato a stare stabilmente dentro certe partite: "Spesso ci dimentichiamo che hanno fatto tre finali europee e se non sono arrivati primi sono arrivati secondi. Qui si vince e si perde insieme".

È anche per questo che, davanti al rischio di vivere la finale come un'ossessione dopo aver già vinto il campionato, Chivu chiede ai suoi calciatori di non snaturarsi: "Non avere ossessione. Ci siamo meritati questi risultati e dobbiamo mantenere lo stesso atteggiamento: essere sereni, entrare in campo con la responsabilità di fare delle cose ma con la voglia di divertirsi, senza perdere l'umiltà e l'entusiasmo che ci ha contraddistinto".

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Chivu avverte l'Inter: "Sono due partite diverse"

Il 3-0 rifilato alla Lazio in campionato pochi giorni prima della finale non cambia il piano. Anzi, per Chivu può diventare quasi una trappola mentale. L'Inter arriva all'Olimpico da favorita, ma il 45enne romeno prova a cancellare ogni forma di automatismo: "Sono due partite diverse e ci sono le insidie. Uno può pensare che è stata semplice sabato, noi dobbiamo essere umili e avere l'atteggiamento giusto".

Anche qui il messaggio è coerente con il resto della conferenza: niente celebrazione anticipata, niente appagamento, niente finale vissuta come passerella dopo lo Scudetto. La Coppa Italia va giocata con lo stesso codice che ha portato l'Inter fino a questo punto: "Consapevoli che ci siamo meritati lo scudetto e questa finale che vogliamo onorare al meglio delle nostre qualità", ha difatti aggiunto.

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Poi il tecnico ha allargato il discorso a ciò che sente di aver trasmesso alla squadra in questa prima stagione sulla panchina nerazzurra: "Ho dato ambizione, quella che è stata la mia esperienza da calciatore in questa società. Conosco cosa vuol dire vivere la realtà Inter, conosco le voci che circondano questa squadra e la parte negativa che viene sempre fuori".

Il suo lavoro, ha spiegato, è stato anche emotivo, non solo tecnico: "Ho cercato sempre di rasserenarli dal punto di vista umano, di gestire la frustrazione che ci viene addosso da fuori e rimanere il livello di competitività che questa squadra ha sempre mantenuto". La finale con la Lazio, dunque, diventa un'altra verifica collettiva. Ma non il giudizio definitivo su Chivu. Perché, come ha detto lui, vincere o perdere non cambia "un tubo" del suo lavoro come allenatore, ma può comunque cambiare in parte la percezione della stagione dell'Inter.

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