L’Italia agli Europei femminili, dialogo con Martina Angelini: favorite, sorprese e cosa aspettarci dalle Azzurre

Gli Europei femminili, che si giocheranno in Svizzera dal 2 al 27 luglio, stanno per partire: che torneo dobbiamo aspettarci?
"Io ho seguito il primo torneo internazionale nel 1999 e il livello tecnico è sempre salito esponenzialmente. L’Europeo è sempre superiore, parlando di pura tecnica, ad un Mondiale ed è anche molto più difficile perché le squadre del nostro continente sono mediamente più forti se togli gli USA, il Brasile, il Giappone e il Canada. Veramente le europee sono tutte forti e passare il girone è, paradossalmente, più difficile che passarlo ad un Mondiale".
Parliamo dell’Italia. Le Azzurre sono state sorteggiate in un girone abbastanza duro con Belgio, Portogallo e Spagna ma arriviamo da una fase dove abbiamo cambiato molto, col passaggio da Bertolini a Soncin. La Nazionale è un po’ cambiata, tra nuove interpreti e modo di stare in campo, ma mi piacerebbe conoscere la sua opinione sul momento delle nostre ragazze…
"Partiamo dal Portogallo, che è un movimento in grande crescita. Fino a qualche giorno fa ho commentato l’U19 e conferma quanto stiano facendo bene. Il Belgio, rispetto a quello che ci ha eliminato quattro anni fa è un po’ in calo ma resta una squadra forte. La Spagna non ha bisogno di presentazioni… campionesse del mondo e calciatrici di altissimo livello. Noi arriviamo con un ottimo gruppo e un ottimo umore, che è fondamentale. Un gruppo unito dove c’è voglia di stare insieme e si vede anche da quello che traspare dai social. In altri periodi, quando le cose non andavano bene, ci si rifugiava tra compagne di squadra e si creavano gruppetti mentre ora il gruppo sembra bello compatto. Soncin ha portato questo. Lui non venendo dal femminile, conosceva poco le ragazze e le ha fatte sentire veramente tutte uguali".
Proprio in merito al CT, quando decisero di puntare su Soncin personalmente avevo qualche dubbio ma sono stato smentito dai fatti e non ho paura di fare ammenda su questo. Lui ha fatto un buonissimo lavoro e questa cosa del gruppo che lei sottolinea lo fa capire ancora di più..
"Anche io facevo questo ragionamento del ‘femminile alle persone che conoscono il femminile’ ma forse noi avevamo bisogno di questa rottura post-Bertolini, che si è presa anche delle colpe non sue. Semplicemente i cicli finiscono e quando le cose vanno male, in quei casi, è colpa di tutti e non solo di uno. Probabilmente avevamo bisogno di uno stacco netto e la Federazione ha capito questo prima di tutti. Se poi vogliamo dirla tutta, la cosa importante per un allenatore è che sia bravo e Soncin si sta dimostrando all’altezza".
La partita col Belgio apre il torneo dell’Italia e in un modo o nell’altro bisogna fare risultato altrimenti poi è dura….
"Assolutamente sì, altrimenti poi diventa complicato perché c’è la Spagna all'ultima. Un conto è arrivare ad affrontare la Spagna quando hai fatto 4 punti, magari 6, e un altro è se devi fare risultato per passare. Quello sarebbe molto molto complicato. Partire col piede giusto è fondamentale. Pensa se dovessimo arrivare sia noi che la Spagna a 6 punti all’ultimo turno, conta vincere il girone ma in quel caso anche la sconfitta la assorbiresti in maniera diversa".

Le ragazze danno l’impressione di essere molto entusiaste, spensierate ma concentrate allo stesso tempo in vista del torneo. Anche nella serie tv pubblicata dalla Federazione nei giorni scorsi si percepisce un bel clima. Chi può essere la rivelazione per le Azzurre?
"La risposta più scontata è Sofia Cantore, perché è la giocatrice che ha tutti gli occhi puntati dopo il trasferimento negli USA ma non deve soffrire la pressione perché da lei ci si aspetta tanto. Poi ci serve tantissimo la leadership tecnica di Manuela Giugliano, che ha chiuso la stagione non benissimo ma può dare tantissimo. Abbiamo allungato tanto la panchina rispetto a qualche anno fa e abbiamo un giusto mix di giovani ed esperte, con Cristiana Girelli che più passano le partite e più sembra ringiovanire. La sua esperienza insieme a quella di Bonansea e Linari possono essere molto importanti. Abbiamo un bel gruppo".
Allargando un po’ lo sguardo, su quali squadre possiamo mettere l’etichetta di ‘favorita’ per la vittoria finale?
"Quattro anni fa ha vinto l’Inghilterra, meritatamente. La Spagna è campione del mondo, ma bisogna vedere come si riprenderà Bonmati dal problema di salute: averla o non averla fa differenza ma resta una squadra forte. Direi Spagna, Germania, Francia e Inghilterra tra le favorite, non in ordine di podio. La Germania ha fatto la finale quattro anni fa con un gruppo giovane che nel frattempo è maturato e ha aggiunto valori, poi loro difficilmente sbagliano un torneo".
Personalmente sono un grande fan di Miedema e non vedere l’Olanda in queste previsioni un po’ mi rattrista…
"Miedema c’è e sicuramente può dare tanto ma da loro è in atto un ricambio generazionale importante. L’Olanda non ce la vedo arrivare in fondo".
Facciamo un passo indietro per parlare del campionato di casa nostra. Che stagione è stata?
"Ho visto un campionato abbastanza equilibrato, a parte in fondo. Ho visto tante squadre in crescita ed è fondamentale avere un ricambio di club al vertice: è vero che la Juventus non è una novità ma vedere l’Inter così cresciuta, la Fiorentina non ha mollato mai…ecco, questo può servire per avvicinare più pubblico. La Lazio è partita male, ha fatto una crescita durante l’anno e potrà fare bene in futuro. Il Milan ha cambiato tanto e bisognerà valutare dal prossimo anno. Ci sono tante incognite. L’allargamento del torneo è un’altra incognita da valutare ma per me andava fatto ed è stata la scelta giusta".
A livello di movimento femminile complessivo, il processo che si è innescato qualche anno fa sta andando avanti in maniera graduale o ci sono intoppi nel percorso?
"Secondo me la crescita è evidente, perché ce lo dicono i numeri. Magari non è accaduto quello che è successo in Olanda, dove non esisteva, o in Spagna, che eravamo felici di beccare nei sorteggi; ma il processo sta andando avanti. Noi abbiamo fatto semi finale Europeo U17 e U19 e questa è la risposta principale, perché vuol dire che si sta lavorando bene sulle ragazze. Poi ci sono delle società che fanno fatica in B e C, con club che nascono e muoiono o che hanno problemi, ma a livello giovanile e di Serie A non possiamo lamentarci. Complessivamente sono ottimista".

Ultimo tema ma probabilmente il più importante, non me ne voglia l’UEFA e l’organizzazione di WEURO 2025. Negli ultimi giorni si sta parlando molto dell’amichevole che la Svizzera ha perso con l’U15 maschile del Lucerna e il risultato ha fatto ringalluzzire gli haters del calcio femminile del nostro paese: ma perché, secondo lei, é così difficile fare dei passi in avanti nella cultura sportiva nel nostro paese?
"Io combatto con questa gente da 25 anni e non mi sorprende. Cambiare la cultura è difficile nel calcio ma perché è la nostra società che è così. In Italia se vedono una donna che guida il camion fanno un sorrisetto. Ed è un esempio banale. Fino a pochi anni fa io lavoravo per un quotidiano sportivo e quando mi vedevano leggere il giornale sul treno mi facevano la battuta ‘Ah, leggi il giornale sportivo, al che io mi vedevo costretta a rispondere ‘No guardi, io ci lavoro in un quotidiano sportivo’. Questa polemica è assurda. Io ho sempre fatto l’esempio degli altri sport, dove si paragona meno il maschile e il femminile. Quando Federica Pellegrini vinceva gli ori nessuno diceva che non nuotava veloce come gli uomini, oppure quando l’Italvolley vinceva l’oro olimpico nessuno ribatteva ‘Eh, ma queste perderebbero con una Serie B maschile’. Forse c’è chi lo fa, ma molto meno rispetto al calcio. È il confronto che non si deve fare. La partita di allenamento ci sta, perché il quel momento bisogna andare oltre i propri limiti per fare ogni tipo di valutazione. È anche normale che in una delle ultime partite di allenamento prima del torneo loro vadano a cento all’ora e tu a molto meno perché hai paura di farti male. Mi sembrano delle cose talmente logiche che non andrebbero nemmeno spiegate. E poi cosa ci interessa del risultato in una partita così. Se si inizia a parlare della cultura di questo paese ci vorrebbero tante ore…".
È vero, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare perché posso anche capire se certe cose le dicono delle persone che sembrano vivere ancora nel 1800 ma fa riflettere se certe considerazioni arrivano da persone giovani…
"Ma se ci fai caso non è passata da nessuna parte nello sport. Un’altra roba che avevo letto era sulla Jasmine Paolini, che se giocasse contro il 400 del mondo maschile perderebbe. E chi se ne f***a! Dà tanto fastidio che una donna può fare bene una cosa considerata da maschi. Faccio sti discorsi da troppo tempo però le cose negli anni sono migliorate per fortuna. Gli haters lasciano il tempo che trovano e non c’è speranza nemmeno se provi a dialogare, purtroppo”.
Speriamo che questo tipo di mentalità possa sempre più appartenere ad una minoranza e di vedere un ottimo Europeo, che racconterà per la Rai, da parte delle Azzurre.
"Assolutamente, ce lo auguriamo tutti. E speriamo di divertirci a seguire questo Europeo".