Cento milioni di dollari nascosti in un posto che nessuno conosce ancora. È il ‘tesoretto' che Maradona aveva accumulato e serbato in un luogo segreto. Circa 90 milioni in euro, abbastanza per alimentare curiosità e ambizioni ereditarie sul patrimonio dell'ex Pibe de Oro. Altro ancora rispetto alla cassaforte mai aperta o ai container che giacciono tra Beccar (zona portuale di Buenos Aires) e Dubai. Altro ancora rispetto alle partecipazioni azionarie, agli investimenti in Fondi, alla lista dei diritti d'immagine che a D10s hanno fruttato grandi guadagni. "Cento bigliettoni verdi", così li definisce Mariano Israelit, uno dei migliori amici dell'ex campione argentino che vanno ad aggiungersi alle somme già note, ai gioielli, alle auto e alle case, ad altri effetti personali di valore. Tutto fa parte dell'asse per la successione contesa dai figli legittimi col rischio di una lunga vertenza giudiziaria.

Mario Israelit, lo stesso che aveva raccontato di come al Diez facessero bere birra e fumare marijuana per tenerlo buono, ha aggiunto altri dettagli sull'ultimo periodo di vita dell'ex calciatore. Lo ha fatto durante un intervento in un programma argentino e quel che ha raccontato fa accapponare la pelle per la tristezza e il dolore che restituisce in quelle parole. In buona sostanza ha ribadito quanto fosse precaria la condizione in cui versava Diego, sia per le condizioni di salute che sono andate aggravandosi nel tempo sia per le circostanze ambientali.

Queste ultime, in particolare, erano stucchevoli. Com'è stato mai possibile che una leggenda del calcio e dello sport vivesse in quel mondo? Perché non gli è stata data la migliore e la più giusta assistenza medica per curarlo in maniera adeguata? Perché lo avevano sistemato in una residenza così umile e poco attrezzata rispetto alle sue esigenze di paziente affetto da gravi patologie psico-fisiche? Sono le stesse domande che si è posta la Procura della Repubblica di San Isidro e ne ha tratto linfa vitale per scoperchiare la pentola di collusioni, superficialità, responsabilità e altre mancanze a corredo di una tesi durissima sotto il profilo emotivo quanto dirompente per gli effetti giudiziari che può avere: Maradona poteva essere salvato, avrebbe vissuto ancora se solo non fosse stato vittima di un chiaro caso di negligenza medica.

"L'ho visto l'ultima volta a settembre 2020 – ha ammesso Israelit -. È morto a novembre. Ma ultimamente si sentiva già triste, triste. Diego era malato da quando era stato operato al ginocchio. Sono andato a fargli visita quando era ricoverato nella Clinica Olivos e mi è sembrato che si fosse ripreso. Ma non ce la faceva a camminare ed era sconvolto per questo". Fu allora che gli parlò dei 100 milioni di dollari nascosti in un posto segreto. Ascoltava e si meravigliava, non per i soldi ma per la casa dove avrebbe trascorso gli ultimi giorni di vita. Le sue riflessioni sono le stesse fatte dalla ex moglie di Diego, Claudia Villafane: "Se vedi dove viveva, non ci puoi credere muori anche tu", disse aprendo per la prima volta uno spaccato su quella casa per nulla adatta alla situazione di salute così grave dell'ex Pibe. "Non avevano aria condizionato, non c'era riscaldamento centralizzato. Eppure Maradona aveva tanti soldi… come ha fatto a ridursi così?". Su questo e molto altro proveranno a fare chiarezza (anche) i magistrati.