Cinquanta milioni di dollari, circa 42 milioni in euro. È il credito che Maradona vantava nei confronti dello Stato del Venezuela per commissioni commerciali, accordi politici, introiti da diritti tv mai riscossi fino a poco prima che morisse. È solo una parte del patrimonio che compone l'asse ereditario lasciato dall'ex Pibe ai successori che per legge avranno diritto a beneficiare di una quota della torta. Ma è una delle porzioni più ambite, il resto verrà portato alla luce un po' alla volta. Un pezzo consistente è costituito dagli affari che l'ex campione argentino aveva messo in piedi – tramite la mediazione di Matias Morla, come rivelato dal suo legale Mauricio D'Alessandro – prima con Hugo Chávez e poi con il regime di Nicolás Maduro. Partecipazioni azionarie, contratti, sfruttamento del brand: c'è tutto nella lista contabile che adesso sarà oggetto delle pretese dei legittimi eredi di D10s.

Gli affari di Maradona in Venezuela da Chavez a Maduro

Uno dei pagamenti non ancora onorati e scaduto un paio di anni fa riferimento alla partecipazione del Diez al canale Telesur, in occasione del Mondiale giocato nel 2018 in Russia: 4 milioni di dollari (circa 3 milioni e 300 mila in euro) è la cifra che va ad alimentare il tesoro di Diego. Nella ricostruzione degli averi c'è ancora un'altra voce: il nome di Maradona compare anche in aziende per la forniture di materie prime al Venezuela.

Introiti da grano, petrolio e campagne politiche

Commerciare grano in cambio di petrolio, ecco di cosa si occupava la società con sede in Europa di cui l'ex calciatore aveva partecipazioni azionarie. Nel monte investimenti Maradona aveva interessi anche in un'azienda di cereali e un'altra ancora che produceva farina (come si apprende dai media argentini). Sfruttare la propria popolarità per fare soldi. Con la mano de dios era possibile trasformare in oro ogni cosa che Diego toccava. In Sud-America il marchio ‘Maradona' era una fonte importante di guadagno: bastavano dichiarazioni pubbliche oppure un post pubblicato sui social network per garantire all'ex calciatore una tariffa speciale. Ecco perché spesso era stato protagonista nel corso delle campagne elettorali e di opinione a sostegno prima di Chávez e poi del successore, Maduro.

Le royalty per il volto dell'ex Pibe sulle slot machine

Non è finita. Tra le fonti che drenavano ricchezza e portavano incassi a Maradona c'erano anche una quota del pacchetto azionario della Dinamo Brest (il club russo di cui l'ex Pibe divenne presidente onorario, ricevendo in dono anche un orologio molto costoso e un fuoristrada extra-lusso) e royalty del 5% che una società tedesca versava in cambio dell'utilizzo del volto di D10s su 100 mila slot machine distribuiti in differenti Casinò.