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Le Leggende del Calcio, il racconto di 30 campioni e degli uomini dietro le icone

Edito da Diarkos, il volume di quasi 600 pagine scava il lato umano e sportivo di trenta icone immortali del calcio.
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La tempistica è quasi cinica, ma impeccabile: i Mondiali 2026 chiudono i battenti, il circo mediatico del calcio milionario si concede una pausa e al tifoso rimasto a secco non resta che guardare il calendario in attesa dei campionati. In questo vuoto di mezza estate si inserisce "Le leggende del calcio. I campioni che hanno fatto sognare il mondo intero" (Diarkos, collana Grande Sport), il nuovo saggio firmato da Fabio Fagnani.

Sulla carta, il rischio "operazione nostalgia da ombrellone" era dietro l'angolo. Di libri sulle leggende del pallone ne sono piene le librerie, la maggior parte dei quali ridotti a scipiti elenchi di presenze, gol e palmarès facilmente reperibili su Wikipedia. Fagnani scarta l'idea del catalogo e sceglie una via più complessa: il racconto dell'uomo dietro l'icona.

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Meno almanacco, più psicologia. Certo, i numeri ci sono, i successi, i fallimenti, le vittorie e i trofei, non mancano, ma c'è di più. Il merito principale delle quasi 600 pagine del volume sta nella sua architettura. L'autore divide la narrazione attraverso cinque grandi categorie archetipiche: Pionieri, Poeti, Guerrieri, Dannati e Moderni. Questa griglia di lettura permette di affrancare la storia dalla pura cronologia. Non si parla semplicemente di Pelé, Maradona, Best o Baggio per dovere di cronaca sportiva, ma li si analizza come vere e proprie figure tragiche o eroiche.

In un’epoca in cui il calciatore medio è un’azienda ambulante protetta da uffici stampa e post patinati su Instagram, Fagnani decide di raccontare le cadute rovinose, i fallimenti e le contraddizioni di chi ha toccato il cielo per poi rischiare di precipitare. Partendo da una lista potenziale di cento nomi, l'autore ha potato la rosa fino a selezionare trenta protagonisti assoluti. Una decisione dolorosa per gli amanti dei tabellini, ma benedetta per la tenuta narrativa: meglio trenta ritratti tridimensionali ed esaustivi che cento figurine sbiadite.

La scrittura è concepita per intercettare due pubblici agli antipodi: da un lato il lettore che quelle giocate le ha viste in diretta, dall'altro il ragazzo della "Generazione TikTok", abituato a fruire il calcio a colpi di highlights da 15 secondi. Se la semplicità del registro rende il volume accessibile e scorrevole, dall'altro rischia a tratti di edulcorare la portata critica del testo, mantenendo un tono fin troppo benevolo verso i protagonisti. Ciononostante, il saggio riesce a porre domande scomode su cosa resti del romanticismo in un calcio stritolato da Superleghe e petrodollari.

Le leggende del calcio non rivoluziona la saggistica sportiva, ma fa benissimo ciò che si propone di fare: restituisce carne, sangue e debolezza a dei giganti che la retorica moderna ha trasformato in freddi prodotti commerciali. Un promemoria utile a ricordarci che, prima di diventare un'industria da miliardi di euro, questo gioco era soltanto una splendida ossessione fatta di uomini imperfetti.

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