"Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo". Diego Armando Maradona è morto e il mondo del calcio è sconvolto per la perdita del calciatore più forte di tutti i tempi ma El Pibe de Oro è stato più di un semplice giocatore. Quel ragazzo partito da Villa Fiorito che voleva vincere a tutti i costi il Mondiale ci è riuscito nel 1986 con un torneo in Messico straordinario, ci andò vicino nel 1990 in Italia e ci stava provando nel 1994. Negli USA un controllo anti-doping pose fine all'accordo con la FIFA e Diego venne squalificato di nuovo: "Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel paese della democrazia non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene".

Non ha mai cercati posizioni di comodo, ha sempre preso posizione e si è scagliato in maniera pesante contro chi governava il calcio a tutti i livelli e non ha mai nascosto le sue battaglie a favore dei poveri. Diego ne ha per tutti, da Havelange ("Mi chiedete se lui è mio padre? Se lo fosse lo ucciderei") a Blatter ("È uno che non ha mai tirato un calcio ad un pallone e dunque credo sia la persona meno opportuna per ricoprire un ruolo istituzionale così importante") fino al Papa Giovanni Paolo II, che criticò molto dopo la sua visita nel 1985: "Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!".

Non ha mai rinunciato ad essere ‘contro' e mentre tutto il mondo demonizzava Cuba lui da Fidel Castro, con il quale condivide anche il giorno della morte, ci è sempre andato e sull'isola caraibica si fece curare più di una volta. Qualche anno fa sul rivoluzionario disse: "È stato come un secondo padre. Mi ha aperto le porte di Cuba quando in Argentina molte cliniche non mi volevano. Ho avuto con lui un rapporto unico. Gli devo molto. Gli ho parlato della mia malattia, mi ha consigliato moltissimo". 

Maradona è stato molto di più di un calciatore e lo ha dimostrato in tutto l'arco della sua carriera. Durante la presentazione ufficiale allo stadio San Paolo, davanti a 70.000 spettatori, non parlò di trofei o di semplice ‘futbol' ma El Pelusa, questo era il suo primo soprannome, disse: "Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires". Sapeva bene le condizioni della città e di quanto il calcio sarebbe potuto diventare un ancora di salvezza per i più piccoli.

La sua fama lo aveva portato capire tante cose di un mondo che non conosceva e dal quale spesso cercava di sfuggire ma non sempre ci è riuscito: "So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo". Era Diego, era molto più di un giocatore.

Diego se n'è andato poco dopo aver festeggiato 60 anni per un arresto cardiaco e tutto il mondo del calcio lo piange. In tanti hanno raccontato Maradona ma le parole che lo descrivono meglio sono quelle del suo ex compagno di nazionale Jorge Valdano"Tifosi di tutti i quartieri tradivano le loro squadre del cuore per vedere quel genio per il quale un fazzoletto di terreno era più di un latifondo. Alcuni lo confusero con Dio, e quando sei poco più che un bambino non hai motivo di mettere in dubbio l'opinione dei grandi".