video suggerito
video suggerito

La testimonianza dello psicologo Diaz al processo Maradona: “Disturbo bipolare e narcisistico di personalità”

Lo specialista che ha avuto in cura l’ex Pibe de Oro nell’ultimo periodo della sua vita ha deposto in tribunale: “La prima volta che l’ho visto era seduto in poltrona, mentre beveva un bicchiere di vino”.
A cura di Maurizio De Santis
0 CONDIVISIONI
Immagine

Nel corso del processo sulla morte di Diego Armando Maradona, è stato ascoltato in Tribunale lo psicologo Carlos Diaz, l'ultimo professionista a seguire l'ex Pibe de Oro prima del decesso (25 novembre 2020). La sua deposizione ha riacceso l'attenzione sulle condizioni cliniche dell'ex campione argentino e sulla complessità del percorso terapeutico intrapreso nel periodo conclusivo della sua vita. E per la prima volta uno specialista ha parlato pubblicamente di altri problemi psicologici di cui soffriva il D10s: "Oltre alla dipendenza da alcol e psicofarmaci, abbiamo dovuto curare il disturbo bipolare e il disturbo narcisistico di personalità". Una personalità schiacciata (anche) dall'enorme pressione mediatica che ne ha sempre accompagnato la carriera, a tratti ossessiva e impossibile da gestire al punto che la stessa stella del football ha più volte ribadito "non sarò mai un uomo normale".

La diagnosi dello psicologo sull'ultimo periodo di vita di Maradona

Diaz ha raccontato in aula quali sono state le impressioni ricavate dagli incontro con Maradona. Nella sua relazione ha descritto un paziente con una condizione psicologica particolarmente articolata, legata a più fattori concomitanti. "Il suo abuso di sostanze era strettamente legato ai suoi successi sportivi e che, di fronte alla frustrazione, non sapeva come affrontarla". Una dipendenza dalla quale l'ex Pibe "voleva disintossicarsi" rispetto a un quadro clinico complesso anche per un'altra deduzione medica: "C'erano il disturbo bipolare e il disturbo narcisistico di personalità da trattare".  Secondo lo specialista, proprio questa combinazione di elementi avrebbe reso il percorso terapico estremamente delicato.

Le difficoltà nel trattamento terapeutico

Nel corso della deposizione, lo psicologo ha anche respinto alcune critiche ricevute riguardo alla frequenza dei suoi incontri con il paziente. Ha spiegato in quale stato ha trovato Maradona e che, con il passare del tempo, avrebbe mostrato una sempre maggiore insofferenza al trattamento. "La prima volta che l'ho visto era seduto in poltrona, mentre beveva un bicchiere di vino". Qualche giorno dopo, nel secondo incontro avvenuto il 12 novembre 2020, il quadro sarebbe apparso molto diverso. "Era eccezionale, molto sobrio, lucido, presente e soprattutto desideroso di guarire".

Immagine

Diaz ha inoltre aggiunto che, nei casi di dipendenza, è normale che il paziente alterni collaborazione e resistenza. "La cosa per frustrante è stato essermi convinto che il paziente volesse disintossicarsi. Le prove lo dimostravano, il referto tossicologico lo dimostrava. È morto dopo 23 giorni di astinenza". E ha concluso la sua deposizione con parole molto forti: "Maradona era consapevole del problema e lo stava affrontando. Mi fa infuriare che tutto questo sia stato possibile".

Chi sono gli imputati nel processo sulla morte dell'ex Pibe

Il processo prosegue per chiarire le responsabilità legate alle cure (ed eventuali negligenze) nella gestione clinica dell'ex campione argentino e se la sua morte poteva essere evitata. Il procedimento giudiziario coinvolge anche altri professionisti sanitari che hanno seguito Maradona negli ultimi mesi di vita, tra cui: il neurochirurgo e medico personale, Leopoldo Luquela; la psichiatra Agustina Cosachov; la dottoressa Nancy Forlini; il medico Pedro Di Spagna; il coordinatore infermieristico Mariano Perroni; l'infermiere Ricardo Almirón.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views